guido dixit

il pacchetto

Archiviato il 05/02/2009 in:
Eccomi, come promesso, con il mio post mensile.
Argomento: pacchetto sicurezza.
Il problema della sicurezza è senza dubbio una delle chiavi di lettura del nostro tempo. È un problema che fra l'altro sento mio. Il De Mauro dà al termine "sicurezza" questi sinonimi: tranquillità, certezza, punto di riferimento, punto fermo, riferimento. Ora è innegabile che gli anni che viviamo hanno poco a che fare con tutti questi concetti. Non certo per la crescente immigrazione, quanto per l'assoluta precarietà e labilità delle nostre esistenze. La parola sicurezza non può essere ridotta al numero di violenze avvenute per strada, pur essendo una componente importante: ma le morti nel lavoro, la precarietà, gli stipendi bassi (che ti legano sempre più ad una dipendenza stretta, di esistenza quotidiana al lavoro precario cui ti sei prostrato), l'erosione del potere d'acquisto degli stessi, l'inquinamento. Dalla salute alla benessere economico, niente sembra "sicuro" in questi tempi. Ciò genera una paura fottuta del futuro, che la mia generazione forse conosce meglio di tutte le altre.
E le forze politiche al governo del nostro paese, sia sotto forma di maggioranza che di opposizione, nel fronteggiare una crisi, la cui unica cura possibile è stato stabilito essere l'acuirsi della nostra "insicurezza", da un lato peggiorano sensibilmente la situazione con leggi ammazza sindacato; dall'altro mistificano il naturale sentimento di insicurezza, indirizzandolo verso la xenofobia. Personalmente, dopo il pacchetto sicurezza mi sento meno sicuro. Nel mio diritto di protesta, nel mio vivere quotidiano, nelle mie serate fuori. La sicurezza invocata dal governo, non è che la sicurezza dalla vita, dai rischi e dalla bellezza del vivere in rapporto con gli altri. Le varie regole che si susseguono, fra leggi di stato e decisioni di sindaci fascisti, vietano lo star fuori la notte con una bottiglia di birra, i graffiti, l'essere giovane come l'essere diverso (Rom, immigrato, altro). Chiedono ai medici di denunciare gli extra-comunitari che visitano, di fatto negando il diritto alla cura agli stessi. L'emarginazione crea emarginati: e gli "emarginati", coloro che la società ha messo agli angoli, sono per diritto "naturale" violenti e pericolosi. Fra l'altro si tratta di una decisione che non agirà sulle due categorie mediaticamente più sotto tiro: i rumeni sono comunitari ed i rom sono per maggioranza di nazionalità italiana o, anche loro, rumena.
Il razzismo dilagante mi rende meno sicuro... sia perché evoca contro-odio, sia perché gente che impara ad odiare è sempre gente di cui posso fidarmi di meno. Ed il razzismo si unisce alla noia, imposta e voluta dal governo: se qualcuno brucia un indiano, non si sa più se la colpa sia del razzismo, dell'odio per l'emarginato in genere o della noia generazionale. E dove c'è razzismo ci sta l'omofobia; chi come me ha amici gay, può stare tranquillo in un periodo del genere?
Ed in tutto questo, il grande nemico evocato da tutti per bandirlo resta, paradossalmente, il comunismo. Incarnato in figuri tristi e spenti, cattivi solo con i compagni ed incapaci di essere qualcosa di più che l'ombra di un'ideologia, viene additato come segreto responsabile del "buonismo" nei confronti degli immigrati. E dunque nessuno parla di salari, di diritti sindacali (chi lo fa è un "bolscevico conservatore", invece di un semplice riformista progressista), se non al ribasso. E la gente per strada viene picchiata perché omosessuale, migrante, nomade o semplicemente diversa con la complicità più o meno nascosta delle istituzioni. Indirizzare la rabbia sociale contro le minoranza è un vecchio trucco populista per ottenere consenso, mentre la stessa misera democrazia liberale è erosa nei principi, con la connivenza di un P.D. ansioso di esercitare, prima o poi, lo stesso immane potere.
Una spaccatura è in atto. Ai cortei i migranti cominciano ad essere la maggioranza. Proletari veri e vari, non coesi, ma uniti nella miseria e nei torti subiti. Sono loro la coscienza di questo paese, passatemi il termine, la coscienza antifascista. Lo sono "immediatamente" (senza medium), perché ne fanno la spesa direttamente. Noi siamo troppo presi da immaginari privilegi, di fatto già svaniti, per rendercene conto. Viviamo la nostra rivalsa con chi ci sta sotto e non sentiamo il piede armato da anfibio che ci calpesta il viso.
E chi dovrebbe far rappresentare storicamente il contraltare a tutto questo dilagare di fascistume (non fascismo, perché al momento ha forme un po' di verse, ma lo spirito è quello) si ritrova a discutere della sopravvivenza del proprio orticello elettorale o della propria ideologia (non che mi aspettassi altro da questa gente). Troppo borghesi per fare resistenza.
Tutto ciò mi fa paura. Non ho certezza per il futuro, né punti fermi. Semplicemente c'è bisogno, oggi più che mai, di lottare.
Landofnowhere @ 17:16 | commenti: commenti (1)(popup)
guido dixit

"un impegno concreto: un post al mese (forse)"

Archiviato il 31/01/2009 in:
"In questo blog si scrive poco", dice Tisbe tra i commenti al post scorso.
È vero, anche se non mi sono dimenticato della Landa. Il tempo passa e le persone cambiano. Non sono al momento in grado di scrivere un post al giorno. Ho avuto una fase "logorroica", bloggisticamente parlando, ma è passata da un po'. Inoltre al momento scrivo nel giornale del collettivo di facoltà, ho iniziato i lavori per la tesi e molto altro ancora. Dunque? Dunque quello che posso provare a fare è un post al mese. Un post serio, magari. Non ho psicologicamente bisogno di un luogo dove sfogarmi quando sono depresso (anche questa è stata la funzione della landa), anche perché non sono molto depresso in questo periodo ed ovviamente mi sta bene così. Se un senso può avere scrivere ancora qui, deve essere quello di contributi che rispecchino il mio attuale modo di essere. E non si tratta di essere maturati e cresciuti (I don't wanna grow up resta il motto del luogo): neanche di essere seriosi. Semplicemente ho un altro approccio con la scrittura. Attenzione, ho un altro approccio, non che "vorrei" avere un altro approccio. Il bello dei blog è l'immediatezza. Dalla scrittura alla pubblicazione passano pochi istanti. Questo fa sì che i prodotti siano sempre un po' imperfetti (laddove si scrivono pezzi "filosofici", saggistici o peggio racconti). I blog molto vecchi permettono, grazie a questo "problema", di indagare i mutamenti psicologici degli "scrittori": ma soprattuttono mettono a nudo il variare dell'atteggiamento nei confronti del mezzo "scrittura". Si tratta di approcci quasi sempre spontanei. Rileggendo questo blog posso facilmente ricostruire il mio percorso di vita di questi anni, ma soprattutto posso, con sommo stupore, non riconoscermi. Non nei contenuti (che sarebbe una cosa banale), ma nei temi, nel periodare ed in cose simili.
La taglio qui. Concludo dicendo che cercherò di realizzare, pochi post ma buoni. Racconti, filosofia o discorsi politici. Ho 26 anni, ma sono molto simile al ragazzo che scrisse il pezzo 21 anni il 21 (quando, il 21 gennaio di 5 anni fa compii 21 anni): di sinistra (comunistoide), filosofo da quattro soldi, cattivo narratore, ma che ci prova, sempre e comunque.
A far che? Un posto nuovo diverso, un'utopia, una "terra del nessunluogo". 

Un commento nell'ultimo post linka al progetto di legge che sinistra critica ha proposto di recente (raccogliendo le firme, non so se ci sia riuscita). Conoscevo già il progetto, interessante, ma ho delle critiche in merito. La cosa divertente è che le stesse critiche sono state pubblicate in questa landa il 20 giugno 2008. È un po' imbarazzante, che per quanto scriva poco, sono letto ancor meno ;-).....
Va beh, sopravviverò
Landofnowhere @ 22:42 | commenti: commenti (1)(popup)
guido dixit

Blog nuovi, Noblogs ed Inventati/Autistici

Archiviato il 20/10/2008 in:
Giornate particolari di mobilitazione queste (e di studio). Vi linko il blog del mio collettivo (che è diverso da quello di un anno fa, pur essendo composto in pratica dalle stesse persone), così potrete tenervi aggiornati. E, non me ne voglia splinder, ne approfitto per spendere due parole positive per il servizio di hosting di Noblogs. Si tratta di un altro "regalo" alla comunità da parte del collettivo inventati/autistici: infatti, si somma al servizio mail, alle mailing list ed allo spazio web. L'obiettivo è dare a chi fa politica (un certo tipo di fare politica) tutto il supporto tecnico che serve. Ovviamente non pretendono soldi, ma li chiedono sotto forma di sottoscrizione, donazione, ecc.
Loro obiettivo specifico è la non rintracciabilità dell'utente. Le mail che spediamo, restando negli hd di qualche azienda, possono sempre essere lette, magari dalla polizia. Senza contare la possibilità che esse vengano controllate anche sul momento. Inventati ci dà la possibilità di limitare questi rischi, rimanendo comunque nell'assoluta legalità (le mail vengono conservate solo per il periodo minimo previsto dalla legge).
Dunque, se dovete aprire un blog tenete in considerazione la possibilità di una scelta "libertaria" come Noblogs.
Landofnowhere @ 11:32 | commenti: commenti (3)(popup)
guido dixit

lettera di presentazione (racconto)

Archiviato il 13/10/2008 in:
[testo scritto stanotte, di fretta e furia. Consegnata alla Landa grezzo come è venuto fuori, appunto, nella furia. Un racconto. Sono mesi che non scrivevo un racconto. Ok, forse non è proprio un racconto.... diciamo che è narrativa. Spero che i viandanti apprezzino il mio ritorno in attività. Ma perché sto scrivendo stile telegramma? Non so. Sarà l'effetto psicologico dello scrivere fra parentesi quadre? Bah!!!!]



[...] Scrivo di getto, di reazione. Lo so, è una merda, ma non so fare altro. Scrivo di fronte ad un sentimento forte, non ben distinto. Scrivo per dare forma ad un flusso di sensazioni, farne violenza ordinandogli un ordine sulla base del quale autoassolvermi.
Sono infatti io l'assoluto protagonista di ciò che scrivo e, maledetto me, è la mia volontà di onnipotenza, onniscenza, assoluto esser primo a pretendere la scena. Sono l' "ottimo" scrittore, "ottimo massimo".
Scrivo i miei limiti, sperando di superarli in uno slancio poetico-retorico. Appunto, l'autassoluzione dai limiti e dai peccati.
Un solo obiettivo: guardare Dio negli occhi e dirgli "non esisti". Agnosticamente presuntuoso, con l'arroganza di chi non riesce ad essere forte vis a vis. Ma voi, infidi figli di puttana, voi stronzissimi bigotti della letteratura e mercanti di carta stampata, non permettetevi di prendere per merda, la merda che vi spedisco. Quello sono io, capito? Quindi pubblicatemi, pagatemi per i miei deliri. Ok, non valgo nulla, ma valgo forse meno di ciò che pubblicate? Capisco che la cosa possa suonarvi ridicola, voi che avete il potere sulle mie carte, sul mio inchiostro, sul mio ego, ma vi ordino di pubblicare la merda contenuta in questo plico. Pubblicare e pubblicare tutto; non vi chiedo altro e non vi lascio altre possibilità. Certo non ho mezzi coattivi per costringervi, ma guardate dentro di voi: in mezzo al lordume con cui insozzate le librerie, perché non ci dovrebbe essere spazio per il mio manoscritto. Forse perché non vende? Pubblicizzatelo, venderà, come vende tutto ciò che voi aziende decidete che deve farlo.

Si ferma a rileggere quanto ha scritto. "Pubblicizzatelo, venderà, come vende tutto ciò che voi aziende decidete che deve farlo"..."Va beh, buonanotte".Cala di un colpo la tazzina di caffè che giaceva accanto alla tastiera del portatile e la riposa rumorosamente nella scrivania.
"Ma sai scrivere tu?
Dico, sai scrivere una lettera di presentazione? Come fanno a pubblicarti un romanzo se non sai scrivere una lettera di presentazione?"
Riprende in mano il "manoscritto" (che poi non ha nulla di scritto a mano) e ricomincia la lettura. Ad un certo punto si ferma: un altro periodo costruito male. Poco chiaro. Ma poi è sicuro che il congiuntivo si usi così? Soliti dubbi grammaticali, che lo prendono sempre quando legge qualcosa scritto da lui (quando corregge altri, dubbi non ne ha mai).
Tutto ad un tratto, come colto da un infarto istantaneo, contrae il viso in una smorfia e quasi cade: il caffè bevuto 5 minuti prima era cattivo, ma se ne sta accorgendo solo ora.
Va in bagno a vomitare.
Poi si siede sul cesso, apre un libro poggiato su un comò li accanto, e si mette a pensare leggendo una parola ogni tanto.
È il quarto manoscritto terminato, di sei iniziati. I tre precedenti sono stati cordialmente rifiutati da case editrici medie e piccole (almeno da tutte quelle che non chiedono soldi per pubblicare).
Torna nello studio, termina la lettera di presentazione con qualche ulteriore imprecazione. Terminandola, si rende conto dell'eccessiva ripetizione di termini quali "merda" e "figli di puttana". Non è certo una gran cosa mostrare fin da subito i propri limiti di vocabolario, ma decide di fregarsene. Questo manoscritto qualcosa vale... qualcosa più dell'80% dei libri che affollano le vari librerie; non sarà rifiutato.
Esce di casa, va alla posta spedisce il plico con il manoscritto e la lettera. La posta si trova a due passi dalla sua abitazione, giusto a metà strada da dove ha lasciato l'auto. È quest'ultima la sua prossima destinazione. Ci sale su accende e scappa via. Non si gira, neanche una volta.
Nessuno dei vicini lo avrebbe più rivisto. Il padrone di casa, non ci mise molto a gettare via la sua roba ed a riaffittare la stanza. "Certo che ce ne son di folli in giro", pensò: "fortuna che non gli ho fatto il contratto".
Sei mesi dopo il nuovo inquilino ricevette una lettera. Era la risposta della casa editrice e iniziava così:

Caro scrittore Ottimo Massimo (le maiuscole, non si scordi le maiuscole),
devo dire che ho trovato il suo manoscritto davvero pessimo. Mi dispiace dover "disubbidire" al suo preciso ordine, ma nei nostri limiti, cerchiamo di evitare di pubblicare "merda". Ciononostante ho trovato divertente, illuminante e tragicamente autentica la lettera di presentazione. Mio caro, credo che sia quella la sua vena migliore... La coltivi, evitando magari certi periodi un po' contorti e limitando un po' gli accenti scurrili. E riguardi l'uso dei congiuntivi...

Landofnowhere @ 01:21 | commenti: commenti (2)(popup)
guido dixit

Archiviato il 21/08/2008 in:
Copio una "lettera" molto bella inviata al "manifesto" e pubblicata ieri. Buona lettura...

P.S.
Le vacanze siciliane stanno finendo, il 28 sono a Roma (amici avvisati)

Sciopero per la dignità e il lavoro
Cari compagni del manifesto, vi scrivo dopo aver letto la triste storia di Alj Juburi, detenuto iracheno che si è lasciato morire di stenti nell'ospedale dell'Aquila solo perché voleva un lavoro. Dimenticato. Come mi sento io qui, detenuto nel reclusorio di Fossombrone, e per questo in sciopero della fame dal 14 giugno scorso. Sono in carcere da marzo del '93, condannato a 30 anni per un reato di cui mi sento corresponsabile anche se non partecipai personalmente. All'epoca avevo 24 anni, una moglie, un figlio, una bella famiglia. Ora ne ho 41, ho passato già 17 anni in carcere mantenendo sempre, come si dice, una buona condotta. Con i provvedimenti della liberazione anticipata e l'indulto mi rimangono da scontare 8 anni e mezzo. Potrei usufruire dei permessi premio o della semilibertà avendo superato i due terzi di pena ma in queste condizioni non me lo posso permettere: non voglio uscire di galera per andare a mangiare alla Caritas o a frugare nei cassonetti. Anche se mi trovo qua non sono atto a delinquere e non ho frequentato la famosa «scuola» interna. Ho sempre lavorato e non ho mai chiesto sconti, se una cosa non me la posso permettere non la desidero.
Fino a giugno 2006 ero rinchiuso nella c.r. di Porto Azzurro dove usufruivo dei permessi premio e dell'articolo 21 esterno come idraulico alle dipendenze dell'amministrazione penitenziaria, sia all'interno che all'esterno dell'istituto con regolare stipendio, uscendo di sabato per fare volontariato, tagliare l'erba e pulire le spiagge. Mi stavo ricostruendo una vita. Poi senza ragione sono stato trasferito. Qui a Fossombrone non vi è la possibilità di lavorare, è un carcere dimenticato, ancora con una mentalità punitiva. Sempre chiusi, senza attività interne, non c'è altro da fare che stare sdraiati sul letto e uscire dalla popria cella per l'ora d'aria. Ogni tanto ti passano 3 posate da pic nic e 3 rotoli di carta igienica. Se vuoi tenerti pulito, il resto lo devi acquistare al sopravvitto e se non hai una famiglia che pensi a te o un lavoro puoi arrangiarti fino a un certo punto, poi scoppi. Ho fatto varie istanze per essere trasferito in altri istituti dove c'è la possibilità di un lavoro, ma non sono state accettate e a molte non hanno neanche risposto. Il primo sciopero delle fame per il trasferimento in un'altra struttura l'ho iniziato a febbraio scorso, da 80 ero arrivato a 55 chili e stavano per ricoverarmi. L'ho smesso il 12 maggio dopo essere stato rassicurato che mi avrebbero messo a lavorare ma dopo un mese mi sono accorto che mi avevano preso in giro. E il 14 giugno ho ripreso, mio malgrado, lo sciopero. Questa volta convinto di arrivare fino in fondo. Qui nelle Marche non vi è un garante dei detenuti, ascoltando Radio radicale ho saputo che nessun politico è venuto nelle carceri della regione per la manifestazione di ferragosto. A Fossombrone i detenuti non sanno neanche cosa sia l'associazione Antigone; non sembra di essere in Italia e nel 2008, ma di vivere negli anni '60 in una sezione speciale. La mia storia è questa. Se succederà il peggio vorrei che scriveste che non cercavo la libertà ma la dignità di un lavoro per non far parte di quei detenuti che, finita la pena, vengono buttati per strada, per rientrare poco dopo e far parte delle varie statistiche. Un saluto sincero,
Angelo Forcellini,
Carcere di Fossombrone (Pu)
Landofnowhere @ 20:58 | commenti: commenti (1)(popup)
guido dixit

razzismo a tiratura nazionale

Archiviato il 26/07/2008 in:
Ogni tanto mi trovo a passare per il sito de Il giornale, quotidiano notoriamente "destrorso" e quindi lontano dai miei punti di vista. Non lo faccio tanto per spirito "liberale", quanto per il fatto che conoscere punti di vista radicalmente diversi aiuta a cogliere anche meglio se stessi (oltre che a darti il polso della situazione politica nel paese). Normalmente di articoli che mi trovo a ritenere semplicemente "vergognosi" ne trovo a caterve, ma oggi si è superato ogni limite. L'articolo che segue, che vi posto in quanto segnale interessante ed importante della decadenza intellettiva, culturale e politica del nostro paese, sintetizza in maniera davvero mirabile tutto il marcio che sta in Italia. Un articolo che invoca il razzismo culturale, che gioca retoricamente a provocare terrore nella gente, che fomenta odio e che per di più mostra un'ignoranza spaventosa della storia delle religioni (il cristianesimo è stato tutto, tranne che una religione attenta al "femminile", alle donne ed ai loro diritti: il sacerdozio negato, la caccia alle streghe e la generazione di una cultura ferocemente paternalista ne sono ampiamente la prova).
L'articolo porta la firma di Ida Magli. Non riesco a commentare tanto abominio in maniera dettagliata... credo che le sue parole parlino da sole.


Fermate i matrimoni misti



             Gli episodi come quelli della bambina portata via dal padre marocchino di cui si occupa oggi la cronaca, sono molto più numerosi di quanto non si creda a causa dell'intensificarsi di presenze straniere nel nostro Paese, presenze che portano spesso le italiane a sposarsi con uomini appartenenti a culture incompatibili con la nostra. Nei matrimoni con africani e orientali, in grande maggioranza di religione islamica, le donne italiane si trovano in condizione di assoluta inferiorità, una inferiorità di cui nella fase dell’innamoramento di solito non sono in grado di rendersi conto, spinte anche dall'atmosfera di tolleranza e di negazione delle differenze che si respira ovunque in abbondanza. È necessario guardare in faccia la realtà. È necessario mettersi «dal punto di vista dell'indigeno», come ha ripetuto Franz Boas, uno dei più grandi padri dell’antropologia, se si vuole capire e rispettare l'altro, cosa che non significa né tradire i propri valori né rinunciare a giudicare e a tentare di farci capire dall'altro. L'atteggiamento assunto oggi di facile negazione dell’abisso che separa il cristianesimo dall'islamismo non è utile a nessuno e soprattutto porta a dei conflitti sia interpersonali sia collettivi.
La figura e il ruolo delle donne è al centro di questo abisso. Non per nulla il cristianesimo si è dovuto spostare in occidente, nel mondo del diritto romano, per potersi espandere e fiorire. È stato Gesù a concentrare il suo sguardo sulla condizione delle donne, a parlare con loro. Per quante incomprensioni, errori, eresie, si siano accumulati col tempo sul suo messaggio, la parità delle donne è rimasta sempre limpidamente la novità che nessuno ha osato negare. E il battesimo così come il rito matrimoniale ne ha fatto fede fin dall'inizio. In nessuna società, in nessuna religione, il rito d'iniziazione è identico sia per il maschio sia per la femmina come nel cristianesimo. In nessuna società, in nessuna religione il rito matrimoniale è identico sia per il maschio che per la femmina come nel cristianesimo. La parità di diritti nella famiglia, sui figli, ne è logicamente la prima conseguenza. Maometto ha centrato il Corano sui primi cinque libri dell'Antico Testamento ed è sufficiente questo fatto a far comprendere che le donne musulmane si trovano oggi nelle stesse condizioni di inferiorità, di tabuizzazione, di dipendenza dal potere del maschio, dalle quali le ha tolte Gesù.
I significati e i valori che discendono dalle religioni permeano la personalità dei popoli in modo talmente profondo che nessuna normativa di legge può riuscire a cambiarla se non forse con un lungo passare del tempo. Per ora, perciò, sarebbe bene che i matrimoni non avvenissero affatto, neanche di fronte all'accettazione delle leggi vigenti in Italia. Non dimentichiamoci che in molti Paesi africani, come quelli della costa mediterranea, vige la lapidazione per la donna adultera, la clitoridectomia e l'infibulazione e comunque l'unico a possedere il potere è ovunque il maschio capo di casa.



Termino augurandomi che questa delirante deriva razzista trovi prima o poi un freno in una rinascita dello scontro sociale, che riporti, non dico in maniera violenta, ma con decisione, il dibattito su punti più avanzati.
Landofnowhere @ 20:11 | commenti: commenti (3)(popup)
guido dixit

meglio il mare dei "girotondi"

Archiviato il 06/07/2008 in:
Mentre il governo si affanna a risolvere i problemi del nostro paese, ovvero i processi a carico di sua santità illustrissima cavalier S.B., l'opposizione decide finalmente che è venuta l'ora delle maniere forti. Veltroni minaccia di scendere in piazza in autunno (immagino che la cosa guasterà le miliardarie vancaze del premier), i neonati "girotondini" passano al contrario direttamente ai fatti. Con l'eroe Di Pietro in prima fila, molti "democratici" e, defilati, i vari comunisti, comunistini massacrati dalle elezioni faranno la loro bella dimostrazione fra pochi giorni qua a Roma. E certamente quando gli esponenti di forze politiche come l'Italia dei Valori e il Partito Democratico, che hanno massacrato per due anni i diritti dei lavoratori, manganellato a destra ed a manca, ed espresso in maniera più o meno diretta gl'interessi di Confindustria, scendono in piazza, i "comunisti" li seguono, da brave pecore rosse che son diventate. Personalmente di divedere la piazza con la feccia proprio non mi va. Qualcuno deve ancora spiegarmi perché Berlusconi sarebbe peggio di Veltroni, che da sindaco ha distribuito favori ad ogni palazzinaro di Roma, infischiandonsene di "ambiente", "vivibilità" e altro: una gestione "criminale" (anche se forse non "penalmente perseguibile") della cosa pubblica, che da sola squalifica il Partito Democratico allo stesso livello del Pdl. Non sono disponibile a scendere in piazza "contro Berlusconi" e basta... se scendo, lo faccio contro il duo Berlusconi-Veltroni, contro il potere, contro il capitalismo e chi lo difende. Berlusconi non è più fascista di Veltroni, sono solo due diverse espressioni dell'interesse del sistema a mantenersi....
Che i girotondi vadano al diavolo!!!!! E vada a diavolo l'ipocrisia dei partitini di sinistra (sinistra critica, ecc.) che si imboscano ad ogni occasione!!!
Io resto a casa o vado al mare, per una volta.

P.S.
Per chi non lo sapesse, ricordo che il sig. Di Pietro, al di là della simpatia o meno che può fare, NON È UN UOMO DI SINISTRA. Le sue posizione sull'indulto lo dimostrano ampiamente....
Landofnowhere @ 13:31 | commenti: commenti (1)(popup)
guido dixit

Archiviato il 20/06/2008 in:
Scusate se sono poco presente in questi mesi. Tante cose da fare, fra cui la produzione di un giornale per il mio collettivo, il frazionamento dello stesso collettivo, lo studio, lo stare in giro (poche volte a dir la verità).
Volevo comunque segnalare un'iniziativa potenzialmente interessante. Sinistra Critica sta raccogliendo firme per una proposta di legge d'iniziativa popolare. Sotto vi copierò l'intera proposta di legge.
Ve ne faccio però un breve riassunto e poi dirò la mia opinione. I punti principali sono 3.

1) Salario minimo
2) Salario sociale
3) Copertura


Sul primo punto abbiamo che la retribuzione netta minima per un'ora di lavoro diventi 7,5 euro. Ho fatto dei calcoli molto approssimativi, utili però a tradurre cosa significhi tutto ciò. 7,5 X 8 (le ore di una giornata di lavoro) X 5 (giorni settimanali) X 4,28 (approssimativamente il numero di settimane in un mese)=1284 euro al netto di trattenute.
Il secondo punto prevede che dopo 12 mesi di disoccupazione venga corrisposto per una durata massimo di 36 mesi un salario sociale di 1000 euro (esentasse e che concorra nominalmente alla previdenza sociale). Per chi si trovasse dopo 36 mesi privo di una proposta di lavoro a tempo indeterminato chiara è prevista l'assunzione a tempo determinato (minimo 24 mesi) nella pubblica amministrazione.
La copertura finanziaria (terzo punto) viene a trovarsi cancellando tutte gli "sgravi" alle imprese volute dal governo Prodi (cuneo fiscale, ecc.).

Si tratta di una proposta interessante per più motivi. Scavalca la crisi della sinistra, portando il conflitto su un terreno di proposta positiva, da cui nuove soggettività politiche possono trarre "entusiasmo". Crea basi per un incontro della sinistra sindacale e dei vari movimenti su dei punti ben precisi. Porta in Parlamento, pur con qualche contraddizione, una proposta di salario sociale, portando lo scontro con la destra su un terreno diverso dal "no" di resistenza alle leggi neoliberiste. Apre la prospettiva di una mobilitazione per qualcosa che rompa e si differisca da quelle che porterà avanti il PD (sottolineando al differenza sostanziale fra "sinistra" e "sinistra"). E se questa proposta dovesse davvero, come auspico, diventare terreno di lotta politica accesa crea le basi per conflittualità nuove che verranno.

Se però l'obiettivo non dovesse essere quello di portare contenuti positivi agli scontri che verranno, ovvero questa proposta non viene vista come il punto di partenza per una lotta del movimento (e non della sola Sinistra Critica), il senso di tutta la proposta diventerebbe un buono spot al partito. E di spot ai partiti abbiamo poco bisogno.
Inoltre, la parte dell'assunzione da parte della pubblica amministrazione mi convince poco (e non è un semplice dettaglio).

Ad ogni modo, resta un punto di partenza avanzato per discussioni importanti....

Eccovi il testo della proposta:

Norme in materia di introduzione del salario minimo intercategoriale e del salario sociale, previsione di minimi previdenziali, recupero del fiscal drag e introduzione della scala mobile

Articolo 1
1. La retribuzione oraria minima per tutte le tipologie di lavoro pubblico e privato, al netto dei contributi previdenziali e assistenziali, denominata Salario Minimo Intercategoriale (SMIC), non può essere inferiore all'importo definito ai sensi della presente legge . Nessun contratto di lavoro può essere stipulato con una retribuzione inferiore allo SMIC .

2. Lo SMIC è incrementato al 1 gennaio di ogni anno in base alla variazione dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati definita dall’Istat.

3. Il valore orario dello SMIC per il 2008 è di 7.5 euro netti. La retribuzione è calcolata sulla base del predetto importo, da applicare alle ore di lavoro mensili previste dal contratto.

4. Per i contratti di lavoro in essere alla data di entrata in vigore della presente legge, fatte salve le condizioni di miglior favore, lo Smic si applica al livello retributivo inferiore, e si procede altresì alla riparametrazione dei livelli superiori fino ai successivi rinnovi.

Articolo 2

(Delega al governo)

1. Il Governo è delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi contenenti norme intese a modificare la disciplina delle indennità di disoccupazione e dei minimi previdenziali.

2. Il Governo, nell'esercizio della delega di cui al comma 1, fatte salve le competenze delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano, previste dai relativi statuti, dalle norme di attuazione e dal titolo V della parte II della Costituzione, si atterrà ai seguenti principi e criteri direttivi:

a) prevedere e disciplinare l’introduzione del salario sociale, da corrispondere a tutte le persone maggiorenni disoccupate da almeno 12 mesi e residenti in Italia da almeno 18 mesi;

b) stabilire l'importo del salario sociale nella misura di 1000 euro mensili e prevedere che esso sia corrisposto per il 70% in forma monetaria dal Ministero del Lavoro e per il restante 30% in beni e servizi gratuiti forniti dalla Regione tramite bonus opzionali; stabilire in 36 mesi la durata massima del salario sociale; prevedere che, al termine del suddetto periodo , in assenza di offerte di impiego a tempo indeterminato, la pubblica amministrazione proceda all'assunzione dell ’avente diritto con contratto a tempo determinato della durata di almeno 24 mesi; stabilire che il salario sociale non è sottoposto a tassazione e concorre figurativamente ai fini previdenziali;

c) fissare l'importo dei dei minimi previdenziali nella misura minima di 1.000 euro;

d) consentire il recupero del drenaggio fiscale di cui al decreto-legge 2 marzo 1989, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 aprile 1989, n. 154, modificando automaticamente le aliquote fiscali di retribuzioni ed erogazioni previdenziali sulla base dell’incremento dell’1% dell’indice dei prezzi al consumo registrato al 31 agosto di ogni anno e disponendo l’abrogazione di tutte le norme che consentono deroghe a tale principio da parte del Ministero dell’Economia;

e) prevedere che il differenziale registrato annualmente tra inflazione programmata , o realisticamente prevedibile , e inflazione reale sia recuperato integralmente con le retribuzioni e le erogazioni previdenziali del mese di gennaio di ogni anno.

Articolo 3

(Copertura finanziaria)

1. Agli oneri derivanti dalla presente legge si provvede con le maggiori entrate conseguenti all'applicazione delle seguenti misure:

a) unificazione al 20% dell’aliquota fiscale applicabile ai proventi da interessi corrisposti sui conti correnti bancari e per le rendite finanziarie, con esclusione dei redditi annuali individuali fino a 50.000 euro che mantengono il regime di prelievo attuale per le rendite inserite nella dichiarazione dei redditi;

b) abolizione della riduzione del cuneo fiscale per imprese banche e assicurazioni, di cui all’articolo 1, commi 266-269, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, nonchè delle disposizioni introdotte dall' articolo 15-bis del decreto legge 2 luglio 2007, n. 81, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2007, n. 127 .

 
Landofnowhere @ 14:51 | commenti: commenti (1)(popup)
guido dixit

Archiviato il 16/05/2008 in:
Una petizione importante ed un sito importante.
Contro ogni discriminazione nei confronti dei Rom...
Anche il silenzio è colpevole!
Landofnowhere @ 22:15 | commenti: commenti (25)(popup)
guido dixit

fascismi

Archiviato il 15/05/2008 in:
L'emergenza neofascismo irrompe, nei media, e scoppia nelle strade con più violenza che mai. Non si tratta soltanto delle attività squadriste dei gruppuscoli di estrema destra, per cui il pestaggio è un atto politico da rivendicare con "orgoglio", ma soprattutto dell'idea delle ronde, delle legge razziste su Rom e sicurezza e sulle aggressioni contro i campi nomadi. È fascismo diffuso nelle istituzioni, dalla maggioranza all'opposizione che "apre" al dialogo con gente che, a detta della stessa Europa, sta per varare leggi che violano i diritti umani; fascismo diffuso tra la gente, che scatena forme di violenza autonome che andrebbero per lo meno censurate, e che invece risultano tollerate come "male" necessario.
È il fascismo dei media che terrorizza la popolazione, sia con l'allarme sicurezza, che con quello "no global" (vedi Torino).
Servono risposte pronte, decise e coraggiose...
Quanto si sente oggi, l'assenza di una sinistra forte e organizzata sul territorio.....
Landofnowhere @ 09:54 | commenti: commenti (2)(popup)
guido dixit

Archiviato il 13/05/2008 in:
da Il Manifesto di ieri:

«Uff...fammi una bella ripresa sulle bandiere che bruciano». Sorpresa. Eccole, ma sono in fotografia, anzi gigantografia, quasi in testa al corteo, solo uno dei tanti striscioni, e la scritta «Israele non è un ospite d'onore». Sgrandangolate da sotto, da una ventina di telecamere disperate, forse fanno notizia lo stesso. Ma forse non è abbastanza. In effetti Torino era stata preparata a ben altro, tipo «settemila spranghe stanno arrivando in città». E circolavano già le voci sull'indirizzo, numero civico compreso, dove andare a gustarsi gli scontri con la polizia. Un nuovo G8, o giù di lì. Si spiega così l'atmosfera che alle 15,30 raggela i trenta gradi di via Madama Cristina, nelle orecchie fischia il tema di Ennio Morricone quando teneva tutti col fiato sospeso nei film di Sergio Leone. Stanno arrivando! Il corteo dei cattivi è là, sullo sfondo. «Signora mi faccia un piacere, si fa fotografare mentre abbassa la saracinesca?». Un raffica di clic che tramortisce. «Signora, dia retta a me, cambi strada, non passi di là».
Torino è stata terrorizzata, sono tutti chiusi i negozi lungo i quattro chilometri da percorrere verso il Lingotto, per strada non c'è in giro nessuno, i più coraggiosi stanno alla finestra per assistere allo spettacolo. Si capisce perché (dopo gli occupanti dell'esercito israeliano) i più bersagliati, dai megafoni ma anche nelle chiacchiere tra amici, siano i giornalisti. Ce n'è per tutti, Liberazione e il manifesto compresi, «hanno seguito in maniera indecente questa giornata di mobilitazione». Con queste parole è cominciato il corteo. Sì, ma gli scontri? «Una cazzata, tutto inventato».
Il boicottaggio in sé ha spaventato molti, creato malintesi, disturbato le coscienze di chi non può far finta di non vedere che a Torino comunque si stava preparando a sfilare una parte della sinistra che ha il diritto di manifestare contro la politica dello stato di Israele e per il popolo palestinese. Tanto più se le modalità (i toni, i gesti, gli argomenti, le sfumature) sono quelle che si sono viste ieri pomeriggio. Difficile, considerata la pressione e le provocazioni (di Fini, per esempio), riuscire a gestire in modo così «pulito» una piazza dove si sono mescolati i cosiddetti «duri» di mezza Italia: c'era Milano, Roma, Napoli, Genova, Padova, Pisa, Perugia...e naturalmente l'attenta regia del centro sociale torinese Askatasuna, tutti circondati da decine di bandiere palestinesi. Soli. Visto che la sinistra (ex) parlamentare si è data, fatta eccezione per Sinistra Critica, il Pcdl di Ferrando (e il Prc, ma della Val di Susa). Non una scritta sui muri, non un lancio di oggetti alle «forze dell'ordine» (a centinaia nascoste nelle vie laterali), anzi, anche un lungo passaggio silenzioso in via Genova - «per favore, facciamo piano per rispetto ai malati dell'ospedale Le Molinette» - e per finire anche «le navette per riportare i compagni verso la stazione». Organizzazione perfetta. Possibile? E il plotone di giornalisti aggrappati al fattaccio? Costretti a fare avanti e indietro per scovare la notizia, ma è una sola. I manifestanti sono 10 mila, lo dicono loro e senza nemmeno esagerare granché. Certo non è stata una festa, poca musica, molti discorsi, ragionamenti complessi ma sensati e pochi slogan, dove non si va troppo per il sottile, «Palestina libera, Israele assassina». Non si può togliere lo sguardo dai tre bambini - è un'altra gigantografia - con il corpo martoriato, sono Rudeine, Musaab e Salah, e non si può rimanere indifferenti davanti ai nomi degli ultimi palestinesi uccisi poche ore fa. Gli organizzatori del corteo sono offesi perché la stampa ha attribuito loro la volontà di boicottare i libri, continuano a ripeterlo, loro hanno invitato anche scrittori israeliani. Sfila un signore ebreo, alto, con la bandiera israeliana, l'unica del corteo, e la scritta «not in my name».
Davanti al Lingotto, improvvisamente, sale la tensione. Una sirena squarcia il silenzio che scuote il piazzale, «no niente - comunica per radio un pezzo grosso della polizia - sono solo i vigili che spaccano la minchia». E infatti sono loro che sfrecciano scortando un carro attrezzi, tutto qui. Il corteo, finalmente, diventa assemblea, a quattro metri di distanza da un muro di agenti in assetto anti sommossa a difesa della fiera del libro. In quei quattro metri, decine di telecamere puntano per l'ultimo disperato tentativo. Uff...ancora niente. Tocca accontentarsi di un fumogeno viola che sfuma sui titoli di coda. Davide, che per tutto il giorno ha cercato di comunicare con i torinesi aggrappati ai balconi, interviene: «Calma, non abbiamo mai cercato lo scontro con la polizia, per noi il corteo finisce qui davanti al Lingotto. Ciò che là dentro continuano a spacciare per cultura è solo marketing politico, la nostra è una scelta chiara ed esplicita: noi siamo dalla parte degli oppressi e contro gli oppressori, ed è normale così».
L'obiettivo è stato raggiunto: far sentire la voce della Palestina alla Fiera del Libro. Si poteva fare in mille modi diversi, ma si poteva anche discuterne da subito semplicemente per quello che poi è stato. Un semplice riuscitissimo corteo. Fine. Del resto, come aveva previsto una vecchia volpe del movimento quando ancora aleggiavano le settemila spranghe , «è una giornata, poi passa...ormai siamo diventati filosofi».
Landofnowhere @ 13:38 | commenti: commenti (popup)
guido dixit

fiera del libro

Archiviato il 10/05/2008 in:
In questo momento si sta svolgendo a Torino la manifestazione di protesta contro la Fiera del Libro e la scelta di avere lo stato di Israele come ospite d'onore.
La mia posizione in merito non si discosta da quella che l'Ansa accredita a G. Forti:

Quella della Fiera del Libro "non é un'operazione culturale, ma politica": così Giorgio Forti, professore emerito di Scienza all'Università di Milano, ha commentato l'iniziativa di avere Israele come ospite d'onore alla kermesse torinese. Forti oggi ha manifestato assieme a una decina di ebrei dissidenti con lo striscione bianco con la scritta in rosso: "Jews against occupation". "Sono favorevole alla cultura dei libri - ha aggiunto Forti - ma non dovevano invitare alcuni israeliani favorevoli al governo scordandone altri. Soprattutto dovevano invitare anche gli scrittori palestinesi. Ce ne sono tanti e bravi".
Landofnowhere @ 17:19 | commenti: commenti (popup)
guido dixit

Archiviato il 16/04/2008 in:
e se credete ora
che tutto sia come prima,
perché avete votato ancora
la sicurezza, la disciplina
se avete deciso di allontanare
la paura di cambiare
verremo ancora alle vostre porte
e grideremo ancora più forte
per quanto voi vi sentiate assolti
siete lo stesso coinvolti

(De Andrè, Canzone del Maggio)



Per la prima volta nella storia repubblicana, in Italia non siederà in parlamento nessuno che si dica comunista, né socialista. Non esiste, nei fatti, una sinistra parlamentare. Le responsabilità (qui parlo della disfatta dell'arcobaleno, di Boselli m'interessa poco) sono per prima da additarsi alle mancanze della classe dirigente di quei partiti che insieme sono riusciti a fare peggio della sola Rifondazione alle scorse elezioni. Diliberto, Giordano, Mussi, Bertinotti, Pecoraro Scanio sono i primissimi colpevoli della loro stessa estinzione. Anche il PD ha dato una mano, con la logica del voto utile, anche se Veltroni, dal gran falsario e bugiardo che è, addossa le colpe alle presunte pressioni ideologiche a sinistra al governo Prodi, pressioni che non sarebbero state gradite all'elettorato; inutile dire che è proprio l'assensa di queste pressioni ad avere caratterizzato l'esperienza fallimentare del governo prodiano. Questa mancanza ideologica è responsabile sia dell'astensionismo di sinistra, sia delle fughe verso i partiti a sinistra dell'arcobaleno (che restano, a mio modo di vedere, le due vere e coerenti possibilità che avevamo davanti). Chi si è fatto infinocchiare dal problema del "voto utile", pensando magari di votare stavolta Veltroni contro il pericolo Berlusconi, può invece mangiarsi le mani: ha condannato il partito in cui credeva, e che non votava per tattica, alla morte. Si può comunque sottolineare come, alla fin fine, continuare a fidarsi di un progetto marcio fin dalla nascita, come si presentava la Sinistra Arcobaleno, voleva dire essere ingenui. E gl'ingenui compiono spesso errori di leggerezza.
Veltroni, d'altro canto ha fallito su tutta la linea: non è riuscito neanche ad avvicinarsi al risultato di togliere la maggioranza del senato a Berlusconi. A meno che non puntasse proprio all'annientamento dei partiti alla sua sinistra; in questo caso, potrebbe considerare il suo risultato davvero egregio, anche se solo in parte per merito suo.
La sinistra a sinistra dell'arcobaleno ha preso delle briciole di voto, affossata dalla sua cronica suddivisione. D'altra parte ha segnalato che c'è, esiste, ha un minimo di consistenza. Si apre una stagione di lotta e di boicottaggio dell'azione di governo. Nelle piazze si riverseranno sia i movimenti che i partiti sconfitti, a caccia di consensi. La forza starà nel nostro saper distinguere tra sinistra e "sinistra", non cedere più a sirene rifondarole e puntare a ricostruire su basi diverse, che non nascano dalla storia del pci, ma dalle esperienze di oggi del movimento.
Iniziano cinque anni di repressione terribile, vediamo di essere forti. La grande affermazione della lega nord mostra come poche altre cose quanto manchi a questo paese una forte presenza politica di sinistra, un presenza politica non solo di facciata, ma progettuale. La vittoria della lega è la sconfitta di Bertinotti: la manifestazione dell'incapacità di parlare alle classi popolari della sinistra di palazzo. Le conseguenze sono lo xenofobismo ed il fascismo padano al potere.
Oggi più che mai serve la nostra presenza in piazza, la nostra critica feroce al sistema, la nostra radicalità e, senza paura di esagerare, la nostra purezza. La lotta non potrà fermarsi ad avere come avversario Berlusconi, ma dovrà puntare contro il Parlamento, contro i sindacati confedarali. Ogni battaglia sarà da considerare campale...... Ed ogni facoltà, ufficio, luogo di lavoro, quartiere, dovrà diventare luogo di dibattito.
Dobbiamo rimettere in moto quel movimento reale che abbatte il sistema presente. Berlusconi è avvisato.
Landofnowhere @ 11:08 | commenti: commenti (2)(popup)
guido dixit

inizia lo show

Archiviato il 12/04/2008 in:
Domani ci recheremo alle urne, chi di noi ancora crede in questa sceneggiata (o per lo meno riesce a guardarsi allo specchio dopo aver partecipato).
Per chi come me sta a sinistra (quella vera), sono elezioni difficili.
I due principali contendenti rappresentano, senza alcuna mediazione, nemici politici pericolosi. Senza fare allarmismi, al domani del voto si aprirà, si deve aprire, una stagione di lotte. Ma nelle piazze, nei dibattiti, nelle prese di posizioni, si dovrà cominciare a costruire un raccordo, un'unità, iniziare a costruire una soggettualità politica forte, radicata nel territorio e, soprattutto, poco timida. Poco timida vuol dire che non avere paura di prendere posizione anche contro quelle fazioni politiche che si dicono di sinistra (e parlo dell'Arcobaleno qui). Bisogna inseguire un'unità intelligente, che sappia evitare, pur cercando l'unità, contagi pericolosi. Si tratta di lottare contro le destre, ma anche contro i principali sindacati, contro PD, PDl, ma anche resistendo alle chimere bertinottiane. Non vuol dire dire fermare qualsiasi possibilità di dialogo, ma non permettere a nessuno di sentirsi sponda istituzionale di un movimento, che deve saper essere altro. E soprattutto rompere qualsiasi legame con il PD, non avere paura di chiamarlo per quello che è: una forza reazionaria, di stampo democristiano, che odia il dissenso e lo reprime con il manganello e con la retorica finto liberale (si veda le sterili polemiche sulla presunta aggressione a G. Ferrara).
Cosa farò domani? Per le regionali ancora bene non so, forse annullerò la scheda. Per le nazionali voterò Sinistra Critica, pur riconoscendo i grossi limiti di questa formazione.
Cosa sperare? In un governo debole che, scampando ai pericoli della Grossa Coalizione, vacilli e non possa esporsi troppo alle lotte sociali. Un sostanziale pareggio elettorale, potrebbe aiutare un movimento di base che si organizzi ad ottenere i propri risultati, ma il grosso del lavoro, e del nostro destino, starà nella nostra capacità di organizzarci e di inventare nuove prospettiva.
Da domani, reiniziamo le nostre lotte quotidiane, con più spirito e voglia che mai.
Per la Sicilia la situazione resta drammatica, fra grillini, figli legittimi di cuffaro e una sinistra unita, con dietro menti poco trasparenti con Salvo Andò il non voto, mi pare paradossalmente la scelta migliore.
Per stavolta, la lotta alla mafia dovrà scegliere vie diverse da quelle elettorali.
Landofnowhere @ 21:27 | commenti: commenti (1)(popup)
guido dixit

isolamento.....

Archiviato il 29/03/2008 in:
Ok, non sono mai stato in carcere, ma una mezza idea di come possa essere me la sono cominciato a fare nei scorsi 5 giorni, passati (fino a mezzogiorno di ieri) in una stanzetta di ospedale, in isolamento totale. Una specie di morbillo che non è assolutamente morbillo, ma neanche nient'altro, mi ha regalato a pasquetta una gita fuori porta abbastanza "alternativa".
Vorrei spezzare una lancia verso i medici, che si sono prodigati subito in una diagnosi sicura: Rosolia, no è chiaramente Morbillo, mmmm sembra Scarlattina, è Morbillo avevo ragione, Scarlattina,  Morbillo, Morbillo,  un virus tipo Morbillo che però NON è Morbillo, Mononucleosi, Rickettsiosi; mancavano soltanto Varicella, Tifo (che però infondo è sempre Rickettsiosi se ho capito bene) e Vaiolo e credo che avremmo finito tutte le malattie a macchie più note (va detto che mia madre non ha fatto che ripetere per telefono che ho avuto sia il morbillo, che la rosolia, che la scarlattina). Va beh, aspettiamo l'esito degli esami......
Comunque al di là di tutto, mi sono tirato su e rieccomi bello pimpante dietro la tastiera.
Magari in sta settimana di convalescenza riuscirò a scrivere qualcosa di decente......
Landofnowhere @ 10:51 | commenti: commenti (3)(popup)