Che brutta cosa l'ignavia estiva.. per scrivere le poche (non così poche comunque) righe del primo cpaitolo di quella strana cosa che dovrebbe riassumere le mie posizioni politiche (ne parlavo il 12 agosto) ci ho messo più di una settimana; ed era il capitolo più semplice. Ve lo posto qua sotto, ma vi do prima un paio di avvertenze: ho provato a scriverlo in maniera poco accademica, cioé con un linguaggio più da blog. Ovviamente, il tema andava approfondito di più, ma essendo questo, appunto, un blog, non credo che la cosa avrebbe avuto altro effetto che quello di diminuire il numero di persone che raggiungeranno la fine del post. Inoltre, non ho perso molto tempo a corregger forma e ortografia, dunque eventuali errori vengano considerati frutto dell'ignavia estiva e non della mia, pur presente, ignoranza.
Buona lettura:
Cap I
Problema del linguaggio; "massacrare" l'ideologia comunista, sfrondare la comunicazione politica dal "noto"
Il problema che vorrei trattare qui è direi sotto gli occhi di tutti, per quanto sia più o meno rappresentato con coscienza.
Prendete un volantino “tipo” di un collettivo di estrema sinistra, magari comunista.... iniziano a spuntare termini come antimperialismo, lotta di classe, alienazione, capitalismo.. ecc. ecc. Nulla di complicatissimo magari (se siete fortunati).... ma immaginate quel volantino in mano ad un manovale palermitano:
“Chi minchia c'é scritto qua? “Lotta di classe”, ma chi è, cosa ri scuola?”
Insomma avete capito. Qui si sta parlando del dramma dell'incomunicabilità tra il militante di sinistra, magari piccolo borghese, e la massa di “poveri disgraziati” che noi sinistrorsi vorremmo aiutare... i quali, miracolo dei miracoli, hanno una loro vita e non si curano molto di leggere Marx e preparare la rivoluzione. Anzi se ti vedono con i capelli lunghi, la barba e sentono paroloni strani proferirsi dal tuo cavo orale, ti prendono pure per il culo.
Alcune esperienze, come certi centri sociali aperti in zone socialmente “calde” mostrano che in realtà il muro sia valicabile, ma resta il fatto che davanti ad un volantino od ad un discorso di ideologia fortemente “sinistrorsa” vi sia una certa indifferenza e difficoltà di comprensione da parte di quelle classi che più avrebbero interesse ad ascoltare. In Sicilia, che è il posto dove abito, questo è un problema evidente, peggiorato dal fatto che le classi meno ambienti (abitanti di quartieri disastrati) sono spesso sotto il controllo mafioso, e la mafia, raramente è di estrema sinistra.
Chiariamoci questo non è un semplice problema di comunicazione; non si tratta di fare marketing ideologico, ma di notare un forte problema teorico: esiste un'idea politica che non è capace, o che è scarsamente capace (fate voi), di parlare alla massa dei cui problemi si riferisce. La “politica” è l'essere in relazione dei membri di un gruppo... un'idea politica di sinistra, di estrema sinistra magari, si fa carico della situazione dei meno abbienti.... insomma parla della loro vita, delle loro speranze, del modo in cui possono sperare in un riscatto sociale. Ma se io parlo della vita di qualcuno e questi non mi capisce, allora c'è qualcosa di sbagliato alla radice; si tratta dunque di capire cosa è e di distruggerlo.
L'impressione che ho, quando cerco di prendere un punto di vista esterno alle cose, è che vi sia un muro di reminiscenze ideologiche: concetti che da un lato sono mal compresi da chi li espone, che lo fa per abitudine, e che dall'altro hanno ormai perso l'aggancio con la realtà, che vengono propinati come spiegazione del reale. Facciamo un esempio. Il concetto di “lotta di classe” è attualmente fuori luogo, ma questo non perché non ci sia tutt'ora, anche nel microcosmo della società italiana, una forte e decisa dialettica classista, ma perché viene a mancare la cosiddetta “coscienza di classe”. Al contrario di quanto si può credere, questa coscienza non scaturisce, secondo lo stesso Marx, dall'idea politica, quanto l'esatto contrario: in una classe che ha coscienza di sé, scaturisce la teoria della sua emancipazione.
Ora se io continuo a parlare di lotta di classe a persone totalmente alienate dal loro essere proletarie, starò parlando di cose che ai suoi occhi non appartengono alla loro vita. Perché non è da loro che è scaturito il là di questa riflessione, quanto da meccanismi ideologici e sociali ormai piuttosto antichi.
Gli stessi “compagni” ho spesso l'impressione che usino concetti, senza averne prima constato la loro attuale deducibilità dai fatti attuali. In altre parole, ogni concetto politico o sociale, deve avere un appiglio materiale...., se usiamo concetti soltanto perché sono tramandati da libri, e non perché li ritroviamo nella realtà, cadiamo in piena ideologia (nel senso più negativo del termine).
Hegel, semplificando, riteneva che un concetto può essere conosciuto od essere semplicemente noto... quando sono capace di renderne conto, quando la spiegazione (la sua storia) mi sta davanti, allora io lo conosco. Quando invece lo si usa per abitudine, egli diviene il cadavere di se stesso, qualcosa di noto, che nessuno indaga più e forse nessuno più conosce. L'impressione, un po' dura lo ammetto, è che l'estrema sinistra, frangia di cui faccio parte, ragioni un po' troppo per cadaveri concettuali.
Ed allora?
E' un po' presto per arrivare ad una conclusione (questo discorso si collega con quello degli altri capitoli), ma si può certamente dire che: se stiamo provando a pensare un'idea politica nuova, essa deve indagare il modo con cui ossa parlare della vita della gente, in modo che essa capisca. Ciò può significare, naturalmente cose diverse, ma posto che non è una questione di pubblicità, appare essere un problema di riteorizzazione di alcuni concetti, alla luce di una storia che è andata avanti e di una storia che vogliamo fare.
Riassumendo la tesi che porto qui è: il dramma della comunicazione con i soggetti di una politica di estrema sinistra non sta in problemi meramente linguistici.... è proprio un problema teorico politico. La soluzione sta, semplificando, sottoponendo a feroce critica tutto l'armamentario concettuale che noi sinistrorsi ci ritroviamo in borsa, eliminando, senza troppi rimpianti, tutti i fattori ideologici (sempre nel senso più cattivo del termine ideologia).
Abiura all'ortodossia cieca e sangue fresco ai nostri cervelli.