guido dixit

Archiviato il 29/12/2005 in:
Oggi sono risbarcato al mio paesino, dopo due giorni agrigentini. "Sbarcato" è il termine giusto, visto che una volta sceso dal treno io e mio fratello ci siamo ritrovati davanti il diluvio universale e parecchie pozzanghere a "forma di lago", con circa 20 minuti di strada da fare ancora a piedi.
Chi vi parla è dunque Guido detto l'asciutto.
Buff, quante cose da fare (dovrei magari iniziare a studiare, che dite?). Allora vi lascio con una bella canzone degli Huskeracci (Husker Du). Questa non la potete scaricate (sotto invece trovate le spelndida Bee girls dei Pear Jam da scaricare), ma le parole valgono da sole:


"These Important Years"

Well, you get up every morning
And you see, it's still the same
All the floors and all the walls
And all the rest remains
Nothing changes fast enough
The hurry, worry days
It makes you want to give it up
And drift into a haze

Revelations seems to be another way
To make the days go faster anyways

We're all exchanging pleasantries
No matter how we feel
And no one knows the difference
'Cause it all seems so unreal
You'd better grab a hold of something
Simple but it's true
If you don't stop to smell the roses now
They might end up on you

Expectations only mean you really think you know
What's coming next, and you don't

Yearbooks with their autographs
From friends you might have had
These are your important years
You'd better make them last
Falling in and out of love just like...
These are your important years, your life

Once you've seen the light, you finally
Realize it might end up all right
It might end up all right now
Landofnowhere @ 15:36 | commenti: commenti (5)(popup)
guido dixit

piccolo omaggio

Archiviato il 27/12/2005 in:
Domani me ne andrò allegro allegro verso Agrigento..., mancherò un paio di giorni. Potrete stare senza di me? A giudicare dal successo di commenti avuti dal precedente post, sì!
Ovviamente sto scherzando, questa non è mai stata la landa più letta del mondo, ma so benissimo che qualcuno ogni tanto una capatina se la fa. Uno di questi abituali viandanti, lo storico Dicotomico, ha appena trasferito il suo vecchio blog in uno nuovo account ed indirizzo splinder dove si presenta, finalmente con il suo nome. Quindi se cercate le nuove dicotomiche magie non le troverete perchè non ce ne saranno più. Andate però qua, che il buon vecchio Tonino avrà sempre qualcosa da narrarvi/ci.

Per ora ci racconta le magie della sua tesi e del film Big Fish. A questo film i Pearl Jam hanno dedicato una canzone, ve ne copio di seguito il testo, giusto per contribuire un minimo ad arricchire lo splendio omaggio dell'ex dicotomico:

MAN OF THE HOUR

tidal waves don't beg forgiveness
crash, then on their way
father, he enjoyed collisions
others walked away
the snowflake falls in may
and the doors are open now
as the bells are ringing out
cause the man of the hour
has taken his final bow
goodbye for now
nature has its own religion
gospel from the land
father ruled by long division
young men, they pretend
old men comprehend
and the sky breaks at dawn
shedding light upon this town
we all come 'round
cuz the man of the hour
has taken his final bow
goodbye for now
and the road, the young man paved
the broken seams along the way
the rusted signs, they're just for me
he was guiding me, love, his own way
now the man of the hour
has taken his final bow
as the curtain comes down
i feel that this is just
goodbye for now


Detto tutto ciò (io il film big fish non l'ho ancora visto, quindi non chiedetemi cose più complicate), grazie al sito pearljamonline, da cui ho anche preso il testo di sopra mi permetto di farvi un piccolo regalo. Ecco a voi una piccola canzoncina, dal titolo Bee Girl, by Eddie Vedder (se cliccate sul testo potete scaricarla, è perfettamente legale).


BEE GIRL

bee girl, you're gonna die
you don't wanna be famous, you wanna be shy
do your dances alone in your room
becoming a star will become your doom
bee girl, be a girl...
bee girl, be a girl...
you know time is long, and life is short
begin to live while you still can
believe in nothing, believe me
those who can be trusted can change their mind
the anxious is the present
unwrap your gifts, take your time
everything you imagined
needn't be stuck in your mind
bee girl, be a girl...
bee girl, be a girl...
Landofnowhere @ 01:21 | commenti: commenti (popup)
guido dixit

regalando intelligenza

Archiviato il 25/12/2005 in:
E dopo il post di auguri di Natale è d'obbligo il post sul Natale. Dopo i vari cenoni e pranzi luculliani, dopo aver appreso dagli occhi dei riceventi se i nostri regali son piaciuti o meno, dopo aver finto gioia ad un regalo o esserne rimasto sorpreso per davvero, toccherebbe ripensare a ciò che il Natale materialmente: il momento di massima manna per le casse dei vari negozi e delle varie industrie. Puoi produrre solo vasi di bellezza dubbia e non vendere mai una cippa, ma è probabile che i tuoi scaffali si svuoterrano comunque a Natale. E sì, non basta al Berlusca per far passare alle persone la voglia di spendere.
E che male c'é poi? Beh, il punto è capire intanto se ci sia del bene; e poi, a dirla tutta, tutti sti soldi che migrano verso le tasche capitalistiche di turno, non mi fanno piacere.
Un consiglio, che di solito seguo scrupolosamente, almeno a Natale, se proprio c'è da comprare qualcosa, si vada o verso i libri, preferibilmente di case editrici minori (una mano almeno per le feste la meritano anche loro), o prodotti strettamente artigianali, oppure - che poi è dove vado sempre a parare io - si può comprare qualcosa nelle botteghe equo e solidali. Io e mio fratello abbiamo regalato ai nostri genitori (anche se più che regali di Natale sono per i loro 25 anni di nozze) un servizio da té/caffé peruviano ed una bella amaca, il tutto acquistato nella bottega del mondo nella traversa di via cavour (Palermo).
Proprio quando si decide di spendere un po' di più, si dovrebbe guardare a quei prodotti che solitamente sono distrutti dal potenza della iperdistribuzione. I cellulari gireranno comunque, i lettori dvd pure (anche se ci avevo fatto un pensierino), i libri Feltrineiaudi e quelli MondaTerza pure. E forse abbiamo pure tutti un servizio da te, anche se non peruviano. Ma visto che il motivo dei regali trascende spesso il contenuto, andando verso il pensiero che ci sta dietro - o, tristemente, verso la quantità di euri investiti -, perché non rendere la cosa davvero utile a qualcuno? Vi sono molti posti dove i nostri soldi hanno senso, oltre che i luoghi di beneficenza, vedi case discografiche ed editrici indipendenti, ecc... Per una volta, oltre che buoni, a Natale, vediamo di essere intelligenti.

ok, è un post che fatto ora suona "tardivo". Ma vabbé... non credo che la cosa vi disturberà troppo.


Prossime feste regalizie (nel senso di ricever) all'orizzonte? Il mio compleanno il 21 gennaio

Chiunque voglia farmi un regalo è pregato di visitare il sito della g&l (chitarre). Oltre a la già nominata Comanche, direi che apprezzerei parecchio anche questa:

immagine i carica

Si tratta di una G&L Asat (After Stratocaster And Telecaster) deluxe, ovvero una mitica riedizione della telecaster con doppio Humbucker.
Oppure se qualcuno mi volesse bassista ed avesse qualcosina più di 4000 euro da spendermi in un borghesissimo, ma graditissimo regalo (ehehehehhe):

immagine in carica

Ovvero un rickembacker 4001c64, con pick up a tostapane al ponte (negli altri rick, il pick up non è così, anche se una copertura simula quella forma).

In realtà, visto quando sono scarso, di questi gioiellini non saprei che farmene.... ma sono appunto gioiellini e, se c'é gente che si passa il tempo a mostrare auto da 100 mila euro, convinto che siano figate, io vi mostro ste chitarruzze qua....
Chi ne capisce sbaverà un po'. Fra l'altro non è roba così facile da trovare.......
Landofnowhere @ 17:54 | commenti: commenti (popup)
guido dixit

Archiviato il 24/12/2005 in:
Ok, nell'immensa confusione che domina la mia vita. Fra furie d'incontri affolati, fra persone che volevo rivedere e che non ci sono, gente che rivedo ma non so neanche se son contento o meno, gente che c'è ma parte e poi magari torna, fra inviti a capodanno e le solite domande "ma tu che fai il 31?", mi viene da dire a tutti voi soltanto:

Buon divertimento, in questo (Santo ?) Natale, per chi ci crede, per chi non ci crede ma fa lo stesso e per chi canta I don't believe in Xmas; buon divertimento e felici rivoluzioni politiche e/o esistenziali a tutti.


Guido
Landofnowhere @ 15:20 | commenti: commenti (2)(popup)
guido dixit

it's only rock 'n roll

Archiviato il 22/12/2005 in:
"Beat On The Brat"

Beat on the brat
Beat on the brat
Beat on the brat with a baseball bat
Oh yeah, oh yeah, uh-oh.

What can you do?
What can you do?
With a brat like that always on your back
What can you do? (lose?)

(Ramones)
Landofnowhere @ 14:55 | commenti: commenti (1)(popup)
guido dixit

I'm back at home

Archiviato il 21/12/2005 in:
Son tornato alla mia terra, con un trenta e lode in tasca, poco spirito natalizio ed un po' di pensieri da fare. Finalmente torno a connettermi con una mia adsl, ad usare un linux, al mio stereo (le mie amate casse grandi), al mio ampli per chitarre Marshall... ribecco il mio cane ed i miei.

Di nuovo a casa... altro da dire?

Per ora no, tranne che dovrei riuscire ad aggionare più spesso la landa in questi giorni
Landofnowhere @ 00:27 | commenti: commenti (2)(popup)
guido dixit

ultimo, enome e pesantissimo post da Roma

Archiviato il 16/12/2005 in:

Credo che questo sia proprio il mio ultimo post romano, prima di Natale. Come già sapete il 20 notte toccherò terra siciliana, sbarcando alla stazione di Palermo. Mi manca già un po’ Roma, sigh. In questi giorni sono uscito poco, causa esame imminente, perdendomi le preparazioni natalizie della capitale. Se finisco di studiare il grosso, mi abbandonerò ad un po' di sano giorovagare nelle mie ultime notti romane. Peccato proprio che l'esame sia così a ridosso della partenza, ovvero lunedì (parto martedì). Lo stesso giorno, quel gruppo di pazzi che risponde al nome di Villa Mirafiori in Mobilitazione, o quel che resta di questo gruppo, organizzerà una bellissima iniziativa su Pasolini; dipende da quante ore riusciamo a strappare, si faranno più o meno cose. Se qualcuno di voi dovesse passare o stare per Roma, l'appuntamente è a Villa Mirafiori alle 15.30 in aula 12.

Intanto per l'esame ho dovuto preparare un piccolo discorso scritto, ve lo posto sotto, anche se non capirete gran che. Prima metto un'altra inutilità in versi, una dei miei tanti esperimenti poeticanti. Qui si va però più sul politico che sul sentimentale:

 

 

Libero

 

IO sono libero

sono nato libero

 

morirò libero

 

nessuno può dirmi nulla

ch’infici la mia libertà

 

io sono libero,

lo dice la costituzione

 

lo dicono le leggi

che impongono la mia libertà

 

lo dice l’esercito

lo dice la polizia

 

lo dicono le galere

lo dicono i manicomi

 

lo dice la fabbrica

 

io sono libero,

ho pure un blog

 

dove scrivo quello che voglio

sempre che si sottintenda

che questa non è una testata aggiornata periodicamente

 

e che quindi non è registrata..

che non ho fini di lucro…

 

ma io resto libero,

di cucinarmi hamburger

 

di andare al supermercato

e di votare comunista

 

sono libero

 

di esser picchiato alle manifestazioni

di esser dichiarato pericoloso

 

di esprimere la mia opinione,

ma in silenzio….

 

son libero di sussurrare dissenso

 

di cantare l’inno nazionale

e di sperare che in futuro

 

diventi finalmente libero

dall’essere così libero

di non vedere le sbarre

che ho davanti…

 

 

 

Discorso per l'esame di Costruttivismo e operazionismo

Il costruttivismo è una delle tante filosofie marginali del nostro tempo. Mi occuperò in queste poche pagine di esso, sulla scorta della raccolta di saggi intitolata la Realtà inventata (edito in Italia da Feltrinelli), a cura di P. Watzlawick. L’obiettivo che mi sono prefisso è quello di mostrarne intanto le tesi di fondo, tendendo a sottolineare come l’approccio radicale esplicato da von Glaserfeld nel primo saggio, contenga qualche limite, esplicabile anche semplicemente raffrontandolo con quello di Varela (l’ultimo saggio). In secondo luogo accennare i possibili rapporti fra questa teoria e la dialettica – in particolare di quella marxiana –, sulla scorta delle lezioni del prof. Del Bello, del saggio di Watzalawick Componenti di “realtà” ideologica  e su quello, interessantissimo, di Elster.

 

Cosa è il costruttivismo? La migliore definizione che ho trovato è quella data da J. Bruner nel suo La cultura dell’educazione (edito in Italia da Feltrinelli). Egli, infatti, considera fra i principi fondamentali della sua teoria proprio il “principio del costruttivismo”, che spiega in questa maniera: ‹‹La “realtà” che attribuiamo ai “mondi” che abitiamo è una realtà costruita. Per parafrasare Nelson Goodman, “la realtà si crea, non si trova”. La costruzione della realtà è il prodotto dell’attività di fare significato, plasmata dalle tradizioni e dai modi di pensare che costituiscono gli attrezzi di una cultura››. Questa definizione ha il merito di porre l’accento in maniera decisa non solo sull’atto di creazione, da parte dell’io pensante di un “fuori”, ma anche dell’influenza del “fuori” con il “dentro”. Si tratta di ammettere, allora, la storicità della teoria e della validità delle teorie, una storicità intesa in modo complesso, che può aprire, a mio parere strada alla, cosiddetta, “concezione materialistica della storia”. Di questo parleremo dopo; ora m’interessa invece notare che la concezione costruttivista radicale, per come la intende von Glaserfeld, si pone al di fuori dell’orizzonte disegnato da Bruner. Ripercorrendo velocemente il suo contributo, vedremo perché.

Von Glaserfeld, presenta il costruttivimo radicale come un pensiero nuovo, forte e difficilmente accettabile dalla società, in quanto “mina spazi troppo ampi della concezione tradizionale del mondo”. L’ossatura di questa rivoluzione epistemologica, sta nell’assunto che la “realtà” è un’invenzione non consapevole dell’io pensante. Ne consegue che ogni teoria, lungi dall’essere uno specchio di una realtà oggettiva, lungi da essere un qualcosa di omomorfo con quest’ultima, cioè qualcosa che, anche se di natura diversa (spirituale, cognitiva), mantiene la forma di essa, è solo qualcosa che “funziona”. Una teoria è valida finche è adatta al suo scopo; scopo di ogni teoria è spiegare un fenomeno, giungere a formulare previsioni e dare un certo controllo. Inoltre, come diceva Cecconi, la consapevolezza di tutto ciò si tramuta in una “consapevolezza operativa”, utile allo scienziato nella pratica della sua ricerca. L’essere adatta o meno, di una teoria, è però soltanto un episodio casuale. Capire questo, significa capire perché, a mio parere, von Glaserfeld si opponga all’idea di Bruner, che il “fuori” (che per Bruner è principalmente la tradizione) plasmi l’attività dell’io.

Il termine “adatto” è tratto da Darwin, ma proprio la teoria della sopravvivenza del “più adatto” tende, secondo von Glaserfeld, a favorire fraintendimenti. Non esiste in natura qualcosa che sia più adatto di qualcos’altro e questo perché la natura (intesa come ambiente) non si fa problemi etici ne meramente quantitativi… la natura semplicemente uccide chi non è adatto. I caratteri genetici si formano casualmente, senza che l’ambiente agisca in alcun modo nel favorirne alcuni piuttosto che altri. L’ambiente dichiara soltanto l’estinzione di una specie ed è la causa di essa. Ma sulla sopravvivenza non mette bocca.

Tutto ciò serve metaforicamente ad esprimere l’idea che i nostri pensieri sulle “cose” si formano in modo del tutto casuale e da fuori vengono solo conferme di funzionamento o meno. In tal modo, credo, dovrebbero funzionare le stesse “tradizioni”, che non plasmano nulla, in quanto non hanno funzione attiva, ma selezionano i pensieri non “adatti” e li “estinguono”.

La storia dunque ha per, von Glaserfeld, il compito di estinguere teorie non adatte. Quest’idea è decisamente priva di fondamento e l’ultimo saggio di Varela è, in questo senso, illuminante. In esso viene esposta una splendida teoria riguardante i paradossi metalinguistici ed i processi ricorsivi.

Secondo Varela, i paradossi del tipo “Io mento”, lungi dall’essere soltanto indecidibili sul piano del vero o falso, giungono a forme di significato superiore. La loro natura metalinguistica crea un meccanismo ricorsivo (se è vero allora è falso, se è falso allora è vero) che rappresenta intanto, già di per sé, un significato e che riproduce il funzionamento logico della vita, sia a livello cellulare, sia nelle forme superiori, e persino della conoscenza. Così come nelle cellule l’attività della membrana riproduce le condizioni perché la stessa attività vengano reiterate, così il rapporto esterno-interno di un organismo è guidato da regole ricorsive. La vita dunque è un qualcosa che, “paradossalmente”, riproduce la (il)logica del paradosso di Epimenede il cretese. In questo senso, mentre Varela sta concludendo il suo discorso con gli stessi esiti pseudo nichilisti che pervadono l’intero libro – la mancanza di un senso ultimo, la responsabilità personale di ogni pensiero, in quanto in ultima istanza mia creazione, ecc. – gli esce fuori un concetto nuovo, ma vecchio quanto la filosofia: “Che il mondo possieda questa trama plastica[…] mostra, di fatto, la sostanziale infondatezza della nostra esperienza, in cui vengono fornite norme e interpretazioni scaturite dalla nostra storia comune come essere biologici ed entità sociali. In queste sfere consensuali della storia comune noi viviamo in una metamorfosi apparentemente interminabile di interpretazioni che seguono a interpretazioni”. L’uomo è dunque sia animale storico che animale sociale? E tutto ciò è compatibile con quanto dice von Glaserfeld?

Non credo e cercherò di mostrare il perché. Proviamo ad applicare la legge della ricorsività all’interno della teoria evoluzionistica, la cui particolare interpretazione è, come abbiamo visto, il cavallo di battaglia teorico del costruttivismo radicale (posto che quello di Varela sia un tipo di costruttivismo diverso, il che è solo un’ipotesi che prendo per comodità espositiva). Se immaginiamo il rapporto individuo-ambiente, al di fuori della struttura “paradossale” di Varela, giungiamo a conclusioni che non potranno mai differire troppo da quelle di von Glaserfeld; e se invece consideriamo che ogni specie e, persino, ogni individuo è parte integrante del suo ambiente? Se ammettiamo che la nascita di un carattere nuovo cambi l’intero sistema? Se ammettiamo, appunto, l’ambiente come un sistema complesso, dove ogni “oggetto” è in relazione con gli altri? Allora dovremmo dire che la nascita di un carattere è la causa della stessa estinzione, così come la causa della sopravvivenza di un’altra o della possibilità di un’altra ancora di svilupparsi. E’ questo essere causa, è infine, un’essere causa del sistema tutto, al cui solo interno ha senso parlare degli oggetti. Varela spiega questo mostrando come, senza il gioco ricorsivo del sistema cellula, tutto ritorna ad essere brodo primordiale… senza il gioco ricorsivo nell’ambiente non ci sarebbe che materia inerte.

Con altre parole, è il movimento ricorsivo del sistema che da, ad esempio nella cellula, ad ogni parte quella specifica funzione. A livello di episteme diremmo quasi che “il rapporto con l’intero diventa la determinazione che definisce la forma di oggettualità di ogni oggetto della conoscenza”, se solo questa non fosse un’affermazione di Lukàcs e quindi dell’esponente di un pensiero contro cui il costruttivismo si scaglia violentemente. Va notato che le idee di totalità e di sistema non sono molto accentuate in Varela e che quindi c’è un po’ di farina del mio sacco nel far convergere il suo discorso con quello classicamente marxista. Si potrebbe dire che ho costruito ad arte il costruttivismo per farlo giungere dove volevo. Non credo sia così (anche se difficilmente un costruttivista potrevve dimostrare che ho costruito qualcosa di non funzionale) e non credo sia questo il momento di affrontare la questione linee di continuità teorica tra marxismo e costruttivismo. Prima serve finire il ragionamento per cui il costruttivismo radicale risulta infondato.

Ammettere, come fa von Glaserfeld,  che il mondo non influisce attivamente nel nostro movimento di porlo secondo una ricorsività paradossale (dialettica?), significa amputare le stesse idee dell’autore. Cosa può mai dire: “Ciò che viviamo e sperimentiamo, conosciamo e sappiamo è costruito necessariamente dai nostri propri elementi di costruzione e si spiega soltanto in base al tipo della nostra costruzione”, se non intendiamo per “costruzione”, anche costruzione sociale? L’educazione comporta soltanto l’eliminazione di teorie non adatte? Ma poi, non adatte a che? Ad un’idea sociale di mondo? E cosa è un’idea sociale di mondo? Bruner, nel testo sopraccitato, espone l’idea che l’educazione deve farsi carico di dare agli studenti le armi culturali per poter sopravvivere in questo mondo, poter “riuscire” in esso e, se serve, poterlo cambiare. L’effetto di tale educazione a costruire è solo quello passivo di mostrare l’inefficacia di alcune costruzioni che tendono all’isolamento sociale? Ed infine, il bambino che a sette anni comprende, dalle informazioni che il mondo gli fa girare attorno, l’esistenza della morte e magari gli da un’interpretazione di tipo cattolico, come di un trapasso in un’altra vita, costruisce questa idea da sé? Crea la morte, anche se fino ad ora nessuna persona conosciuta da lui è mai trapassata davvero? Si potrebbe dire “certo perché scarta la teoria di un mondo privo di morte perché inadatta a vivere in un mondo culturale dove questa idea è presente ed è forte”. Ma questo solo se si ammette che il bambino è nel mondo culturale, con cui interagisce secondo la logica “paradossale” per cui: io creo un mondo e ci metto dentro le cose che il mondo stesso mi dice di mettergli; io pongo il mondo come altro da me, in modo che esso mi dica come è che io sono nel mondo. Guarda caso, proposizioni simili a quelle con cui l’idealismo tedesco ha sbattuto la testa. E qui risuona la tesi del prof. Del Bello: ma questi paradossi, non saranno per caso l’indizio della natura dialettica della realtà?

Non credo di avere la forza per portare fino alla fine il parallelismo. Mi sembra sufficiente l’aver mostrato come, agendo sulle differenze interne al discorso costruttivista, emergano considerazioni che vanno a favore della dialettica, del materialismo storico. Dire che quest’ultimo sia in effetti il contenitore teorico ove la teoria dei paradossi di Varela e di Watzlawick trova la loro sistemazione ideale sarebbe pretenzioso per le mie forze. Per quanto civetti da un po’ di anni col marxismo ed abbia alle spalle la lettura di un altro testo di Watzlawick, non posso dire di padroneggiare i due discorsi in modo tale da fare raffronti approfonditi. A meno che non mi metta a “costruirli”, cosa che non è propria del mio stile.  Mi limito allora a suggerire quest’ambito di ricerca, alla luce delle considerazioni fin qui fatte, che hanno, credo e spero, una loro originalità. Ma un punto su cui posso tranquillamente arrivare è l’analisi critica dell’ “anti-bolscevismo” che soggiace all’intera costruzione di questa raccolta di saggi, con punte luminose come, a mio parere, il saggio di Elster ed altri meno profondi come quello del curatore.  Il quale tiene a precisare, che Marx non è stato tradito dai successori, ma tutta la violenza che nella storia ha contraddistinto il socialismo reale ha radice nel fondo del pensiero marxiano (e non semplicemente marxista). Di tutto questo si deve dare un breve conto.

Partiamo proprio dalla critica all’ideologia che Watzlawick fa nel saggio Componenti di “realtà” ideologica. Riassumendo l’ossatura del discorso, possiamo dire che: ogni ideologia, a prescindere dal suo contenuto – che può essere il più vario – sfocia sempre nella sua applicazione in oppressione e violenza. La radice di ciò sta nella “primitività” del pensiero ideologico che pretende di aver raggiunto la VERA conoscenza della totalità, idea che risulta autocontraddittoria e che apre inevitabilmente alla costrizione violenta dell’altro alla propria idea. La somiglianza fra il regime sovietico e quello nazista dipende, dunque, dal fatto che sia Hitler, sia i vari Marx, Engels e Lenin erano “anime semplici”, preda dell’utopia di sapere ormai tutto. Inoltre, tipico dell’ideologo è quello di tendere alla società perfetta, non comprendendo come il mondo sia di per sé un sistema complesso, dentro il quale non ha senso parlare di perfezione. Il volere un mondo perfetto dove tutti sono felici è un atteggiamento infantile e che tende piuttosto pericolosamente a realizzare l’esatto contrario.

In sé e per sé, questa critica all’ideologia non risulta particolarmente originale. Che un pensiero si ponga come “vero” ora e per sempre è ovviamente un qualcosa di negativo. La cosa che colpisce è che venga considerato tale anche il pensiero del povero Marx, che poco sembra entrarci. Se infatti andiamo un po’ più a fondo nel pensiero di Marx di una lettura veloce all’Ideologia tedesca, unico testo di Marx-Engels messo in bibliografia nel saggio, non possiamo non accorgerci che:

 

1)      Esso si fonda su un atteggiamento dialettico, nel quale ogni pensiero ed ogni idea rappresenta un momento della verità e non la VERITA’ e  verrà prima o poi superato a causa dell’emergere di contraddizioni reali (paradossi pragmatici?).

2)      Gran parte della polemica con il socialismo utopistico verte sulla critica, per cosi dire, Watzlawickiana di un pensiero che si fondi su ipotesi morali (io voglio un mondo così e così). Marx, nei limiti storici della sua teoria, dimostra che il comunismo è “nelle cose”, è deducibile a partire dalle contraddizioni reali del capitalismo. Un’idea politica fondata solo su presupposti morali è per lui borghese, ovvero paradossalmente come la pensa Watzlawick.

 

Soprattutto il primo punto sembra sfuggire del tutto a Watzlawick. In realtà, perché in parte coglie un aspetto critico del pensiero marxista. Si noti l’argomentazione di Lukàcs rispetto a cosa sia un marxista ortodosso: “Il marxismo ortodosso non significa […] un’accettazione acritica dei risultati della ricerca marxiana, non significa un atto di fede in questa o quella tesi di Marx, e neppure l’esegesi di un libro sacro. Per ciò che concerne il marxismo, l’ortodossia si riferisce esclusivamente al metodo. Essa è la convinzione scientifica che nel marxismo dialettico si sia scoperto il corretto metodo della ricerca…”. Ora qui si direbbe che siamo davanti ad un punto di contatto fra l’antibolscevismo costruttivista ed un pensiero di uno dei massimi teorici marxisti in seno all’Urss (anche se Storia e coscienza di classe venne messo al bando). In realtà c’è da dire che da un punto di vista strettamente dialettico, o meglio materialista storico, lo stesso metodo è soltanto storicamente dato e non è per sempre. L’idea che il mio metodo sia l’unico capace di svelare la realtà – che poi è l’atteggiamento tipicamente costruttivista – non coglie la possibilità di essere esso stesso superabile. Ma questa coscienza non è molto viva all’interno del pensiero marxista. Dal punto di vista costruttivista sarebbe come dire, che la teoria per cui noi costruiamo la realtà in cui viviamo potrebbe risultare un giorno poco adatta a descrivere certi fenomeni, ponendo la necessità di un fantomatico neocostruttivismo. Probabilmente era questo essere superabile di ogni teoria, comprese quelle metodiche, e quindi questa necessita di antidogmatismo che fece dire a Marx: “io non sono un marxista”.

Vi sono comunque tanti spunti interessanti all’interno del testo di Watzalawick, e rispetto ad un interpretazione dialettica delle teorie costruttiviste del paradosso, non si può non mettere in luce il concetto di enantiodromia, che tanto assomiglia alla struttura ricorsiva di Varela. Le mie critiche erano solo riferite a quella che per me è una cattiva lettura del marxismo. Ma qui non ho il tempo di affrontare tutte le questioni e concludo quindi con un piccolissimo riferimento al saggio di Elster.

In questo saggio, l’unico autore che fra questi pare possedere una cultura realmente filosofica (per lo meno secondo la nozione classica del termine) propone una tesi singolare: il logico/romanziere Zinoviev, nei suoi due romanzi di critica all’Unione Sovietica, non fa che portare alla luce alcune paradossi pragmatici (nel senso caro a Watzlawick) propri della vita nella società sovietica, grazie alla sua familiarità con la logica formale; questo dimostrare la paradossalità della realtà sovietica, pone Zinoviev all’interno di quella stirpe di pensatori dialettici che Elster riassume con tre nomi: Hegel, Marx e Sartre. Anche costoro infatti hanno nelle loro opere mostrato le contraddizioni e quindi le illogicità interne ai sistemi sociali del loro tempo. Questo discorso è interessante per due motivi: intanto è un’altra voce a favore della tesi che vede una stretta correlazione fra una critica di uno stato reale sulla base dell’emergere di paradossi pragmatici ed il metodo dialettico; poi da una spiegazione, mutuata da Zinoviev, dei paradossi pragmatici diversa da quella solita. E’ poi forse possibile fare un parallelo con la spiegazione del paradosso di Zenone fatta da Guido Calogero, il quale conclude il suo discorso definendo quel paradosso il primo esempio di dialettica reale, nel senso moderno. Ma anche qui siamo oltre il nostro campo. Mi accontenterò di mostrare la spiegazione di Elster:

 

Posta un’affermazione, ad esempio:

 

A crede p

 

esistono due modi diversi di negare quest’affermazione

Negazione passiva: non(A crede p)

Negazione attiva: A crede non p

 

Un esempio pratico di questa differenza è quella della doppia possibilità di non essere credenti: l’ateismo e lo gnosticismo. L’ateo è colui che nega attivamente Dio, ovvero “è convinto che Dio non esista”; l’agnostico lo nega solo passivamente, ovvero “non è vero che crede che Dio esista e non è vero che crede Dio non esista” (quindi non è vero che crede in dio, ma neanche che crede in non dio).

Ora alla base dell’ “inferno sovietico” vi stanno il reiterarsi di paradossi pragmatici dovuti sia a mentalità primitive incapaci di cogliere questa differenza logica (ed ad altre simili), sia a situazioni spiegabili secondo la logica paradossale di Varela, come il fatto che una legge serva solo a punire chi non la rispetta. Il saggio analizza abbastanza bene questa illogicità pragmatica. Ciò che mi preme sottolineare è però la conclusione del discorso di Elster:

 

“Zinoviev ha dimostrato nel modo più straordinario che non solo la logica formale e l’analisi dialettica non sono incompatibili, ma che quest’ultima può essere compresa solo attraverso la prima. […] L’opera di Zinoviev schiude alle scienze politiche orizzonti completamente nuovi, dimostrando l’esistenza di un fenomeno fin qui trascurato, quello dell’irrazionalità politica.”

 

E dunque sorge una domanda: se è possibile ripensare la dialettica sulla base della logica formale e dei suoi paradossi, è possibile ripensare i paradossi pragmatici all’interno di una teoria dialettica? Con questa domanda chiudo, visto che le ho ampiamente passato le due, tre paginette richiestemi.

Landofnowhere @ 13:48 | commenti: commenti (6)(popup)
guido dixit

la discesa del 20

Archiviato il 13/12/2005 in:

Uhm, cerco tempo per poter scrivere... ma come si dice dalle mie parti sono un po' "assicutato". Intanto do ai miei nostalgici "paesani" la bella/brutta notizia della mia imminente discesa a Palermo. Il 20 alle 22.20 scenderò i gradini del treno, ripoggiando i piedi sulla magica Palermo.
Se mi riesce il giorno prima avrò dato la mia prima materia, Costruttivismo e operazionismo.

Bho, vi lascio per andare a cercare un'aula ove organizzare un'iniziativa su Pasolini (probabilmente per lunedi prossimo) e per andare a studiare, ma vrei tanta voglia di fare qualche post serio....

Landofnowhere @ 13:30 | commenti: commenti (1)(popup)
guido dixit

solo una domanda

Archiviato il 07/12/2005 in:
Ma che rapporto ci sta, secondo voi, tra l'arte dello scrivere e le arti arcane? Scrivendo si crea, si studia e si snodano gli intrecci delle trame del reale... verso chissà cosa. E se lo scrittore perfetto, come un perfetto stregone, non sia che un dio?

Da principio era il verbo, no?
Landofnowhere @ 14:37 | commenti: commenti (5)(popup)
guido dixit

studi, scazzi, libri e poesieucole

Archiviato il 06/12/2005 in:

E’ il pomeriggio di sabato – quando inizio a scrivere non sono neanche le 16.00 –, anche se probabilmente il post arriverà a splinder non prima di lunedì. Sono afflitto da un po’ di malinconia, ma poco male, si tratta di quella malinconia che personalmente mi concilia lo studio e diciamo che sta venendo il tempo di darsi da fare. Cosa raccontarvi? Ho iniziato (per l’ennesima volta) J. Bruner, La cultura dell’educazione in attesa che mi arrivino le dispense di Costruttivismo e Operazionismo, cercando più che altro delle risonanze coi discorsi fatti a lezione – che poi è la tipica lezione dove il professore quando parla guarda me, come se fossi l’unico studente lì… credo che gli altri comincino ad odiarmi –. Poi sono a metà di M.K. Gandhi, Teoria e pratica della non-violenza, ed ho iniziato ma dovrò riprendere da capo A. Cozzo, Conflittualità nonviolenta; attualmente questi libri non mi servono a gran che, universitariamente parlando, anche se non escludo che vengano inseriti come parte di programmi alternativi. Intanto, musicalmente parlando, Nico ed i Velvet Underground mi stanno parlando di una Femme Fatale, di cui a dir la verità avrei un po’ bisogno ;-) (per non parlare della successiva Venus in Furs, senza Nico ma con un mitico Lou Reed). Ritornando ai programmi alternativi, credo che sfrutterò questa alternativa per dedicarmi tutto il prossimo semestre alla lettura di Hegel e Marx, re-iniziando quest’ultimo fin da subito. Se tutto va bene alla fine di Giugno sarò un dottore di filosofia che ne capisce qualcosa di dialettica…..

Questo per aggiornarvi dal punto di vista accademico. Il resto scorre abbastanza tranquillamente, nonostante un paio di scazzi politici. Mi riferisco ad un paio di cosucce che a mio parere non vanno, nei modi di prassi e discussione politica all’interno del mio gruppo e del movimento politico. In questo senso l’idea di scacciare un seminario su Gentile organizzato da ragazzi vicini ad A.N., per quanto quest’ultimo suonava come una provocazione per più motivi, mi è sembrata una scelta poco felice, poco furba e, soprattutto, estranea alla mia etica…. Lunedì Mirafiori in Mobilitazione si riunisce ed io prenderò la mia posizione, anche se forse risulterà un po’ tardina.

Le discussioni fatte a Operazionismo e Costruttivismo sono risultate connesse a certe pagine del libro di Cozzo; visto che Andrea è un mio amico, potrebbe darsi che gli scriva una lettera "critica"; in caso posso vedere di pubblicarla e di pubblicare eventuali risposte.

Infine avevo voglia di ri-cimentarmi nella forma del racconto… ho una mezza idea, vediamo che ne vien fuori, ok? Aspettatevi qualcosa per i prossimi giorni.

 

Intanto il vecchio Reed sta attaccando Heroin ed io vado in visibilio… vi copio una poesucola scritta in questi giorni (a Costruttivismo e Operazionismo, tra un paradosso pragmatico ed un riferimento a Marx) e con quello vi saluto:

 

Mi scorre il mondo sotto i piedi

ed io saltello per non cadere

e come un marchingegno industriale

vado a ritmo,

credendo di star fuori,

di essere ancora libero

vado a ritmo

e timbro il cartellino

e bolle di democraticità

al sistema

che mi ringrazia

lasciandomi saltellare

e fingendo quella rabbia

che mi conferma

e mi fa credere

di saltellare in libertà

[ciao ragazzi da me e da Nico che canta I’ll be your mirror]

Landofnowhere @ 14:37 | commenti: commenti (2)(popup)