un post lungo una settimana
"ho conosciuto troppi intellettuali di recente. mi annoiano a morte quegli intelletti preziosi che devon dir diamanti ogni volta che aprono bocca. m'annoio a dover lottare per ogni alito di vento che faccia respirare la mente. ecco perché mi sono tenuto lontano dalla gente per così tanto tempo. e adesso che vado in società, scoprò che devo tornare nella mia caverna. ci sono altre cose oltre la mente: gli insetti, i palmizi, i macinini da pepe, e io terrò un macinino da pepe nella mia caverna. così, allegria".
(Charles Bukowski, Taccuino di un vecchio sporcaccione, editore Guanda)
Rieccomi a battere sulla tastiera del notebook "coinquilino", questo atletico Compaq con Win 2000 (mio Dio che schifo, ma non era meglio il 98, se proprio winzozz ha da essere?). In questa antidiluviana situazione, apro il WordPad - che l'M.S. Office mi sta sulle palle e se fosse per me lo disinstallerei in favore del buon OpenOffice - e vi propongo una serie non indifferente di discorsi diversi tra loro. Infatti in questi giorni di silenzio si è maturato materiale, su materiale. Ok, non tutto è roba di prima scelta ma vabbé. Intanto qualche
veloce riflessione economico-opensourcista
Si dice, nel modello teorico dell'economia neoclassica, che l'individuo, quando fa acquisti, compie scelte razionali. Mi chiedo, però, quanto di questa scelte "razionali" siano dovute a pregiudizi ed a cattiva informazione. Facciamo un veloce esempio: evitando di parlare di linux, sistema "difficile" secondo molti da usare (peccato che lo usi anche un handicappato informatico come me), parliamo del su citato OpenOffice, per la precisione di OpenOffice 2. Splendida suite di programmi, abbastanza veloce, ridotta nello spazio, con un ottimo programma di scrittura, un ottimo foglio di calcolo, un ottimo programma di presentazioni, un discreto elboratore grafico ed un database editor che non ho mai usato (per intenderci, un epigono di word + uno di excel + uno di powerpoint + un elaboratore grafico base che conta poco + un epigono di access). Permette di salvare in formati più piccoli di quelli del concorrente, di salvare addirittura in .pdf (acrobat) e, se proprio serve, di lavorare e salvare con le estensioni della suite rivale. Senza addentrarsi nei particolari, che non c'importa capire quale suite sia davvero la migliore, notiamo che per gli usi base (scrittura e qualche schema sul foglio di calcolo), non fa davvero differenza cosa abbiamo scelto fra le due. Se è così, l'utente casalingo medio dovrebbe acquistare il prodotto a minor prezzo o, visto il caso, procurarsi quello che fra i due è gratuito. Non mi pare che la gente abbia smesso di sborsare euro letteralmente inutili per Ms Office. Perché? Ma perché il venditore ti mette in testa che si tratta di una suite essenziale ed insostituibile per l'uso normale del pc e fa questo perché, con tutta probabilità, neanche lui sa niente di OpenOffice. Il povero acquirente poi, parte dall'idea che "il pc è una cosa troppo difficile per me", dunque "sti cazzi che mi metto a cercare programmi alternativi, che poi non funziona nulla ed io non so che fare". Questo è un bel ragionamento da stupidi, si dirà, ma è vero fino ad un certo punto. In tutto il modo moderno di vivere la tecnologia e l'avanzare della tecnologia vige l'assunto che "del suo funzionamento non ne capirò mai nulla, dunque debbono essere gli altri a dirmi cosa mettere e cosa non mettere". Dire che è un modo di pensare sbagliato, dimentica che è un modo di pensare, da un lato necessario (non posso mettermi a riparare da solo una tv al plasma e studiare bene filosofia allo stesso tempo), dall'altro voluto. Il mercato ti fornisce non solo l'oggetto, ma anche la "guida", il "come usarlo" e guai se uno si mettesse a dire "vedrò di capirlo da solo".... quanti soldi andrebbero persi, se la gente iniziasse a pensare con un po' di malizia e, soprattutto, sapesse dove cercare le alternative? La verità è che cose come OpenOffice sono destinate a non avere successo, perchè la gente si affida al mercato... e loro sono fuori dal mercato, sono sul web, quindi non reggono la concorrenza. Certo, per programmi minori si riesce a strappare quote di utilizzo al software chiuso. Ma basta vedere l'enorme difficoltà e l'enorme sforzo (con conseguente allegria generale) che c'é voluto per strappare qualche punto percentuale a I Explorer in favore di Mozilla Firefox, per farsi un'idea di quanto ci vorrebbe per fare qualcosa di simile contro MS Office.
Però mi viene da dire una cosa..... perché non provarci? Chi è di voi viandanti telematici che si accolla di pubblicizzare questa suite gratuita, di diffondere documenti che si aprono solo con essa (in modo da "costringere" la gente a provarla)? Se qualcuno ci sta, io mi metto nella quota. Si prende contatto con il sito italiano di OpenOffice e si da il via ad una bella campagna nazionale....
Cambiamo argomento
Ripensiamo la nostra sicilianità....
Stavo ripensando a tutto il lavoro fatto dall'ex dicotomico tonino, che è fra "babbaluci" e "cucuzze", sta provando a trovare la sua originalità intellettuale all'interno di un richiamo alla sua (e mia) terra. E le sue continue provocazioni al mio essere partito, si leggono in questo senso. Mi viene però a me di essere provocatorio, per una volta....
"Cucuzze" e "babbaluci", son tutti i termini di una sicilianità folkloristica.... Ed il folklore è, spesso, il sintomo della decadenza di una civiltà. Se debbo fare un revival di musica sicula, do per scontato che essa è, se non morta, un po' in declino. Ma l' "esser siculo" è tutt'altro che un sentimento in via di estinzione. Perché allora comportarci da intellettuali.. gli stessi intellettuali criticati da Bukowski? Uhm, vediamo un po', di essere più chiari. La sicilianità delle "cucuzze" mi pare un ottimo modo di reintepretarsi, ma dal punto di vista dell'intellettuale che passa per le vie della città e ne capisce il movimento, movimento cui vorrebbe contribuire, ma che invece, aihmé, può solo omaggiare con l'arte ed i discorsi; perché, in fondo, io sono un intellettuale, ed il vecchio ortolano ambulante, con l'ape colma di cucuzze che passa davanti a me, non è che abbia proprio tantissimo da "spartiri cu mia"[spartire con me]. Difficilmente gli farò leggere il mio libro, ma magari questo interesserà tanto a qualche altro intellettuale, magari milanese, che apprezzerà l'atteggiamento nostalgico di questa rilettura della sicilianità.
Insomma, io, non so Tonino, le cucuzze le chiamo zucchine e non me ne voglia la mia sicilianità..... il termine lo uso, al massimo, per nostalgia. E quindi? E quindi la sicilianità delle "cucuzze" non mi appartiene, ed invito chi invece se ne sente davvero parte a scriverne, se scrivere è un'azione che a lui/lei porta piacere. E magari scriva nella sua lingua, che non sarà un italiano arricchito dal siciliano (miscela comunque più esplosiva dell'uranio impoverito), ma un siciliano stretto e meravigliosamente incomprensibile (al meno di prima mano).
Cosa è allora la mia sicilianità? Tante cose, ma per restare in campo gastronomico, e volendo trovare qualcosa che vada oltre "me", senza però escludermi dalla definizione, faccio una proposta. Chiunque esca la sera a Palermo, fa prima o poi incontri con uno "stigghiolaro" abusivo. Uno può anche provare repulsione per queste budella svuotate dalla merda, ma difficilmente se passate dal "fuso orario", il fumo dell'arrosto non vi entra nei vestiti. Quello di "mangiare porcate (nelle ore sbagliate") è un qualcosa d'internazionale.... ma in Sicilia le porcate hanno dei sapori particolari. Le stigghiola, assenti nei ristoranti, nelle rosticcerie, ma arrostite per strada, sono il tratto d'unione tra gente bene e genta di borgata. Mi sembrano un "concetto" molto più vivo delle "cucuzze"..... la mia provocazione è dunque la seguente proposta:
Perché l'associazione "Cucuzze" non cambia nome in "Stigghiola"? Ok il suono è quasi cacofonico ad un orecchio italofono..... ma 'sta minchia, straripa di sicilianità e palermitanità da ogni poro semantico (si chiamano così i pori delle parole, no? ehehe).
Ed ora the guido grassadonio show... vi avevo detto dei miei esercizi di narrativa, no? In realtà ho passato una giornata all'università scribacchiando in giro. Sono venuti due testi diversi... se volete strettamente legati e consecutivi... se volete no. Insomma nel primo mi diletto nella più difficile e noiosa delle arti di uno scrittore.. la descrizione. Nel secondo.. beh, parto con attitudini narrativo descrittive e finisco in un assolo a due (il mio secondo, però a caratteristiche fisiche originali). Ovviamente per "assolo" intendo, un "assolo di pensiero" ovvero, per chi non lo sapesse, una pippa mentale espressa in modo meno volgare. Tutto quello che segue in questo post, tranne il primo titolo (appena deciso), viene dal mio quadernone di economia. Autori, guido e 1977 (e se non sapete chi è costui, vuol dire che non mi conoscete fino in fondo).
Fra quattro luride mura, esperienza di un dicorso materialmente interrotto
Che succede se uno studente annoiato, in aula II di Villa Mirafiori, ovvero della Facoltà di filosofia della Sapienza, invece di studiare La teoria della scelta si mette a scrivere un racconto?
Succede questa cosa qua:
La stanza è praticamente un orrendo rettangolo, con mura attraversate da "spettacolari" tubi, contenti o vapore (tubi per termosifoni) o fili elettrici. Dal lato corto della porta spicca una modesta cattedra, con una modesta poltrona, davanti ad una modesta lavagna, posta sotto un raccolto telo da proiettore su cui giace, da mesi, la fotocopia in bianco e nero della foto di un coglione (inteso come persona che si crede simpatica ed ha ricoperto la facoltà di copie dell' "immagine sua"... che megalomania!!!). Di fronte la cattedra, ovviamente, ci stanno sei fila di banchi, guarniti di sedie con sedile reclinabile. A completare l'opera, nel lato sinistro dal punto di vista della cattedra ci stanno una finestra e mezza. Mezza perché l'apertura che sorge vicino la cattedra è la ricostruzione esatta della metà destra dell'altra apertura. Si tratta di aperture alte ed ad arco (mezzo arco nel caso della mezza finestra). A terra, a lato della porta sta un estintore, mentre la cattedra è posta su una pedana, su cui, di lato è stato posato un cestino-posacenere in metallo. Fra la cattedra e la mezza finestra vi sta una specie di cassaforte buttata a terra., la quale contiene il proiettore. La cassaforte è poggiata al muro e sopra di lei sta tutto un groviglio di tubi, fili, prese e pulsanti. I due termosifoni sono posti l'uno di fronte all'altro in corrispondenza dell'inizio della prima fila di banchi. Alcune sedie sono poste fra gli stessi termosifoni ed il muro ove stanno porta e cattedra. Sopra le sedie in corrispondenza alla porta (che è spostata verso sinistra) ci sta un vecchio appendiabito in legno.
Seduto sul primo posto a partire da destra (se si guarda dalla cattedra) del primo banco, sta seduto un ragazzo, circondato dalla sua roba. Un libro di economia, una "coppola" siciliana, il giornale universitario, un quaderno verde, un vecchio cellulare e, posto a terra, un vecchio zaino, trafitto da alcune piccole spille da balia a mò d'ornamento e su cui stanno alcune scritte, la più evidente delle quali è un grosso 1977.
Una signora entra nell'aula e la fa sgomberare "deve esserci un esame qui". Il ragazzo finisce di scrivere rapidamente sul suo quadernone, ripone tutto nello zaino ed esce a cercare un'altra aula libera............. CHE CAZZO!!!!!!
Essere o avere
Aula bunker (la XIV), un pomeriggio come tanti, in attesa delle lezioni suppletive di Storia del pensiero economico. Ho cercato un'aula vuota da bravo essere schivo delle biblioteche ed ho trovato questo bel buco. Vuoi mettere la silenziosa e deprimente compagnia bibliotecaria, la gioia di un aula tutta per te? Un luogo pubblico che si assume a luogo del tuo privato bivacco intellettuale? Vuoi mettere la gioia di scorreggiare in santa pace? Meglio che a casa.
'Sta stanza è una merda, quindi mi piace parecchio; un buco interrato a cui si accede tramite una piccola scaletta esterna. Attorno a te scorre la vita e tu la spii dalla finestrella gratata alla tua destra. Che poi puoi anche prenderti la cattedra e nessuno può dirti nulla (perché non c'é nessuno fra l'altro). Ci ho fatto pure lezioni qui, credo ci mandino i prof. più sfigati, quindi alcuni dei corsi migliori. Ieri, io ed un mio amico siamo stati sloggiati da qua da una lezione di olandese ('sti cazzi!!): spero che oggi nessuno rompa fino alle 18.00.
Mi trovo seduto dietro la cattedra, con la mia sciarpa celeste a scaldarmi la martoriata gola. A lato piange un libro di economia, dall'altro, a spiarmi beffardo, sta 1977. Non conoscete 1977? E' il mio zaino, originariamente appertenuto al mio fratellino, ma ormai da secoli in mano mia e delle spille da balia con cui lo adorno. E' un vero punk. La stessa scritta 1977, lungi dall'essere la mia data di nascita (sono del 1983), è la data topica del punk, oltre che il titolo di una storica canzone, di fine '76, ad opera dei Clash.
1977 è stato, fino all'arrivo della sorellina Zen Arcade's drink bag, il mio unico compagno di avventure. Al giorno d'oggi è, appunto, affiancato dalla sorellina tascapane, lasciata però stavolta a casa (col cioccolato detro, che sfiga!). In questi due oggetti gira buona parte della mio mondo, i miei libri, le mie bottiglie, questo ed altri quaderni... e le mie riflessioni. Sarà per questo che sono ricoperti adolescenzialmente di nomi di band e frasi di canzoni a me care.
Ora a me ed a 1977 è appena sovvenuto un pensiero. Un bel pensiero, secondo noi... ma va detto che è più farina di quel sacco di 1977 che non roba mia; solo che gli zaini non scrivono.
C'era una volta un tizio tedesco di nome Erich Fromm che scrisse un libro di nome Avere o essere. Ora io non l'ho ancora letto, ma ne intuisco il contenuto perché, a parte che sono tesi celebri, ho masticato abbastanza i Manoscritti del '44 di Marx. Che dire? Molti di noi, accecati dal "feticismo delle merci", scambiano ciò che siamo per quello che abbiamo. Chi più ha, più è; chi non ha nulla, non vale nulla...
Cazzo, una lezione mi ha sloggiato altrove. Dove sono finito, una tizia sta ripetendo la sua tesi di dottorato: parla di Dewey (si scrive così?), di dialettica hegeliana.... wow!
Ma torniamo a noi. 2 libri di economia
Che significa che ciò che ho non è ciò che sono? Significa che devo uscire da quel movimento alienante per cui cerco nel possedimento la mia autoaffermazione....
Sì, sì, sì... ma 'ste cose è meglio che le leggete dagli autori originali, no?
1977 contiene un bel po' di roba mia:
1 libro di Hobbes
1 libro di J.S. Mill
1 cd degli Husker Du di nome Metal Circus
1 pacco di tortellini
1 pacco di latte
1 candela
Sommateci il mio vecchio cellulare, i vestiti che indosso e lo stesso 1977 ( non me ne voglia, ma anche lui è roba mia). Secondo voi, queste cose non dicono nulla di me? Non sono una porta aperta verso il mio essere? Essere "alienato" ====> acquistare per essere ====> un certo tipo di avere
Dunque tramite l'avere posso giungere all'essere. Si tratta però di fare un piccolo rovesciamento di questo rapporto, un rovesciamento prettamente marxista.
Tramite gli oggetti, che sono i soggetti del mio comportamento, si disvela agli altri parte del mio essere. Ma è il mio essere, sempre, ad "acquistare" e circondarsi di oggetti... ed è proprio per questo che ciò che ho riflette ciò che sono (magari sarebbe più corretto dire "si erge su", ma non sottilizziamo). Chi è vittima del feticismo delle merci acquista, dunque, perché è convinto di acquisire essere, secondo lo schema
Dunque, è chiaro che di fronte ad un tizio "alla moda" (perdonatemi l'esempio un po' violento, sto semplificando...... non è che, per forza, ogni tipo alla moda è alienato..... o forse sì) un altro tipo alla moda noterà il "certo tipo di avere" e farà solo un passo indietro nella scala logica appena riportata, giungendo a notare "quanto è figo quello"; un mezzomarxista farà l'altro passo e dirà: "quanto è alienato quello". Chissà poi cosa dovrebbe dire una persona seria di fronte al "mezzomarxista"...... meglio non porsi la domanda. 1977 sghignazza beffardo (che stronzo!). Che casino.. 'sta tizia che parla è brava, ma mi sta distraendo un po'. Ora mi avvicino a lezione, alle due ore di lezione e poi..... TORTELLINI IN BRODO. Non dice di me, 'sta cosa, che sono un fan dei tortellini e che ho mal di gola?
Dunque?
Dunque io, da un certo punto di vista, sono ciò che ho, ma non alla maniera feticistica.
Ok mettiamo un punto a sto scritto. Ma voi come lo definireste?
ASSOLO DI PENSIERO NARRATIVO?
MANATA DI MINCHIATE?
[Mi rendo conto che questo post è un po' troppo lungo per un distratto lettore da blog.... diciamo che è il precipitato di un po' di pensieri.. se fosse aggiornato ad oggi, conterebbe qualche pagina in più. Sono i disagi di un postare poco e scrivere tanto. Perdonatemi]


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