guido dixit

un post lungo una settimana

Archiviato il 30/01/2006 in:

"ho conosciuto troppi intellettuali di recente. mi annoiano a morte quegli intelletti preziosi che devon dir diamanti ogni volta che aprono bocca. m'annoio a dover lottare per ogni alito di vento che faccia respirare la mente. ecco perché mi sono tenuto lontano dalla gente per così tanto tempo. e adesso che vado in società, scoprò che devo tornare nella mia caverna. ci sono altre cose oltre la mente: gli insetti, i palmizi, i macinini da pepe, e io terrò un macinino da pepe nella mia caverna. così, allegria".

(Charles Bukowski, Taccuino di un vecchio sporcaccione, editore Guanda)

Rieccomi a battere sulla tastiera del notebook "coinquilino", questo atletico Compaq con Win 2000 (mio Dio che schifo, ma non era meglio il 98, se proprio winzozz ha da essere?). In questa antidiluviana situazione, apro il WordPad - che l'M.S. Office mi sta sulle palle e se fosse per me lo disinstallerei in favore del buon OpenOffice - e vi propongo una serie non indifferente di discorsi diversi tra loro. Infatti in questi giorni di silenzio si è maturato materiale, su materiale. Ok, non tutto è roba di prima scelta ma vabbé. Intanto qualche

 

veloce riflessione economico-opensourcista
Si dice, nel modello teorico dell'economia neoclassica, che l'individuo, quando fa acquisti, compie scelte razionali. Mi chiedo, però, quanto di questa scelte "razionali" siano dovute a pregiudizi ed a cattiva informazione. Facciamo un veloce esempio: evitando di parlare di linux, sistema "difficile" secondo molti da usare (peccato che lo usi anche un handicappato informatico come me), parliamo del su citato OpenOffice, per la precisione di OpenOffice 2. Splendida suite di programmi, abbastanza veloce, ridotta nello spazio, con un ottimo programma di scrittura, un ottimo foglio di calcolo, un ottimo programma di presentazioni, un discreto elboratore grafico ed un database editor che non ho mai usato (per intenderci, un epigono di word + uno di excel + uno di powerpoint + un elaboratore grafico base che conta poco + un epigono di access). Permette di salvare in formati più piccoli di quelli del concorrente, di salvare addirittura in .pdf (acrobat) e, se proprio serve, di lavorare e salvare con le estensioni della suite rivale. Senza addentrarsi nei particolari, che non c'importa capire quale suite sia davvero la migliore, notiamo che per gli usi base (scrittura e qualche schema sul foglio di calcolo), non fa davvero differenza cosa abbiamo scelto fra le due. Se è così, l'utente casalingo medio dovrebbe acquistare il prodotto a minor prezzo o, visto il caso, procurarsi quello che fra i due è gratuito. Non mi pare che la gente abbia smesso di sborsare euro letteralmente inutili per Ms Office. Perché? Ma perché il venditore ti mette in testa che si tratta di una suite essenziale ed insostituibile per l'uso normale del pc e fa questo perché, con tutta probabilità, neanche lui sa niente di OpenOffice. Il povero acquirente poi, parte dall'idea che "il pc è una cosa troppo difficile per me", dunque "sti cazzi che mi metto a cercare programmi alternativi, che poi non funziona nulla ed io non so che fare". Questo è un bel ragionamento da stupidi, si dirà, ma è vero fino ad un certo punto. In tutto il modo moderno di vivere la tecnologia e l'avanzare della tecnologia vige l'assunto che "del suo funzionamento non ne capirò mai nulla, dunque debbono essere gli altri a dirmi cosa mettere e cosa non mettere". Dire che è un modo di pensare sbagliato, dimentica che è un modo di pensare, da un lato necessario (non posso mettermi a riparare da solo una tv al plasma e studiare bene filosofia allo stesso tempo), dall'altro voluto. Il mercato ti fornisce non solo l'oggetto, ma anche la "guida", il "come usarlo" e guai se uno si mettesse a dire "vedrò di capirlo da solo".... quanti soldi andrebbero persi, se la gente iniziasse a pensare con un po' di malizia e, soprattutto, sapesse dove cercare le alternative? La verità è che cose come OpenOffice sono destinate a non avere successo, perchè la gente si affida al mercato... e loro sono fuori dal mercato, sono sul web, quindi non reggono la concorrenza. Certo, per programmi minori si riesce a strappare quote di utilizzo al software chiuso. Ma basta vedere l'enorme difficoltà e l'enorme sforzo (con conseguente allegria generale) che c'é voluto per strappare qualche punto percentuale a I Explorer in favore di Mozilla Firefox, per farsi un'idea di quanto ci vorrebbe per fare qualcosa di simile contro MS Office.

Però mi viene da dire una cosa..... perché non provarci? Chi è di voi viandanti telematici che si accolla di pubblicizzare questa suite gratuita, di diffondere documenti che si aprono solo con essa (in modo da "costringere" la gente a provarla)? Se qualcuno ci sta, io mi metto nella quota. Si prende contatto con il sito italiano di OpenOffice e si da il via ad una bella campagna nazionale....

 

Cambiamo argomento

 

Ripensiamo la nostra sicilianità....
Stavo ripensando a tutto il lavoro fatto dall'ex dicotomico tonino, che è fra "babbaluci" e "cucuzze", sta provando a trovare la sua originalità intellettuale all'interno di un richiamo alla sua (e mia) terra. E le sue continue provocazioni al mio essere partito, si leggono in questo senso. Mi viene però a me di essere provocatorio, per una volta....
"Cucuzze" e "babbaluci", son tutti i termini di una sicilianità folkloristica.... Ed il folklore è, spesso, il sintomo della decadenza di una civiltà. Se debbo fare un revival di musica sicula, do per scontato che essa è, se non morta, un po' in declino. Ma l' "esser siculo" è tutt'altro che un sentimento in via di estinzione. Perché allora comportarci da intellettuali.. gli stessi intellettuali criticati da Bukowski? Uhm, vediamo un po', di essere più chiari. La sicilianità delle "cucuzze" mi pare un ottimo modo di reintepretarsi, ma dal punto di vista dell'intellettuale che passa per le vie della città e ne capisce il movimento, movimento cui vorrebbe contribuire, ma che invece, aihmé, può solo omaggiare con l'arte ed i discorsi; perché, in fondo, io sono un intellettuale, ed il vecchio ortolano ambulante, con l'ape colma di cucuzze che passa davanti a me, non è che abbia proprio tantissimo da "spartiri cu mia"[spartire con me]. Difficilmente gli farò leggere il mio libro, ma magari questo interesserà tanto a qualche altro intellettuale, magari milanese, che apprezzerà l'atteggiamento nostalgico di questa rilettura della sicilianità.
Insomma, io, non so Tonino, le cucuzze le chiamo zucchine e non me ne voglia la mia sicilianità..... il termine lo uso, al massimo, per nostalgia. E quindi? E quindi la sicilianità delle "cucuzze" non mi appartiene, ed invito chi invece se ne sente davvero parte a scriverne, se scrivere è un'azione che a lui/lei porta piacere. E magari scriva nella sua lingua, che non sarà un italiano arricchito dal siciliano (miscela comunque più esplosiva dell'uranio impoverito), ma un siciliano stretto e meravigliosamente incomprensibile (al meno di prima mano).

Cosa è allora la mia sicilianità? Tante cose, ma per restare in campo gastronomico, e volendo trovare qualcosa che vada oltre "me", senza però escludermi dalla definizione, faccio una proposta. Chiunque esca la sera a Palermo, fa prima o poi incontri con uno "stigghiolaro" abusivo. Uno può anche provare repulsione per queste budella svuotate dalla merda, ma difficilmente se passate dal "fuso orario", il fumo dell'arrosto non vi entra nei vestiti. Quello di "mangiare porcate (nelle ore sbagliate") è un qualcosa d'internazionale.... ma in Sicilia le porcate hanno dei sapori particolari. Le stigghiola, assenti nei ristoranti, nelle rosticcerie, ma arrostite per strada, sono il tratto d'unione tra gente bene e genta di borgata. Mi sembrano un "concetto" molto più vivo delle "cucuzze"..... la mia provocazione è dunque la seguente proposta:
Perché l'associazione "Cucuzze" non cambia nome in "Stigghiola"? Ok il suono è quasi cacofonico ad un orecchio italofono..... ma 'sta minchia, straripa di sicilianità e palermitanità da ogni poro semantico (si chiamano così i pori delle parole, no? ehehe).

Ed ora the guido grassadonio show...  vi avevo detto dei miei esercizi di narrativa, no? In realtà ho passato una giornata all'università scribacchiando in giro. Sono venuti due testi diversi... se volete strettamente legati e consecutivi... se volete no. Insomma nel primo mi diletto nella più difficile e noiosa delle arti di uno scrittore.. la descrizione. Nel secondo.. beh, parto con attitudini narrativo descrittive e finisco in un assolo  a due (il mio secondo, però a caratteristiche fisiche originali). Ovviamente per "assolo" intendo, un "assolo di pensiero" ovvero, per chi non lo sapesse, una pippa mentale espressa in modo meno volgare. Tutto quello che segue in questo post, tranne il primo titolo (appena deciso), viene dal mio quadernone di economia. Autori, guido e 1977 (e se non sapete chi è costui, vuol dire che non mi conoscete fino in fondo).

 

Fra quattro luride mura, esperienza di un dicorso materialmente interrotto
Che succede se uno studente annoiato, in aula II di Villa Mirafiori, ovvero della Facoltà di filosofia della Sapienza, invece di studiare La teoria della scelta si mette a scrivere un racconto?

Succede questa cosa qua:

La stanza è praticamente un orrendo rettangolo, con mura attraversate da "spettacolari" tubi, contenti o vapore (tubi per termosifoni) o fili elettrici. Dal lato corto della porta spicca una modesta cattedra, con una modesta poltrona, davanti ad una modesta lavagna, posta sotto un raccolto telo da proiettore su cui giace, da mesi, la fotocopia in bianco e nero della foto di un coglione (inteso come persona che si crede simpatica ed ha ricoperto la facoltà di copie dell' "immagine sua"... che megalomania!!!). Di fronte la cattedra, ovviamente, ci stanno sei fila di banchi, guarniti di sedie con sedile reclinabile. A completare l'opera, nel lato sinistro dal punto di vista della cattedra ci stanno una finestra e mezza. Mezza perché l'apertura che sorge vicino la cattedra è la ricostruzione esatta della metà destra dell'altra apertura.  Si tratta di aperture alte ed ad arco (mezzo arco nel caso della mezza finestra). A terra, a lato della porta sta un estintore, mentre la cattedra è posta su una pedana, su cui, di lato è stato posato un cestino-posacenere in metallo. Fra la cattedra e la mezza finestra vi sta una specie di cassaforte buttata a terra., la quale contiene il proiettore. La cassaforte è poggiata al muro e sopra di lei sta tutto un groviglio di tubi, fili, prese e pulsanti. I due termosifoni sono posti l'uno di fronte all'altro in corrispondenza dell'inizio della prima fila di banchi. Alcune sedie sono poste fra gli stessi termosifoni ed il muro ove stanno porta e cattedra. Sopra le sedie in corrispondenza alla porta (che è spostata verso sinistra) ci sta un vecchio appendiabito in legno.
Seduto sul primo posto a partire da destra (se si guarda dalla cattedra) del primo banco, sta seduto un ragazzo, circondato dalla sua roba. Un libro di economia, una "coppola" siciliana, il giornale universitario, un quaderno verde, un vecchio cellulare e, posto a terra, un vecchio zaino, trafitto da alcune piccole spille da balia a mò d'ornamento e su cui stanno alcune scritte, la più evidente delle quali è un grosso 1977.
Una signora entra nell'aula e la fa sgomberare "deve esserci un esame qui". Il ragazzo finisce di scrivere rapidamente sul suo quadernone, ripone tutto nello zaino ed esce a cercare un'altra aula libera............. CHE CAZZO!!!!!! 

 

Essere o avere
Aula bunker (la XIV), un pomeriggio come tanti, in attesa delle lezioni suppletive di Storia del pensiero economico. Ho cercato un'aula vuota da bravo essere schivo delle biblioteche ed ho trovato questo bel buco. Vuoi mettere la silenziosa e deprimente compagnia bibliotecaria, la gioia di un aula tutta per te? Un luogo pubblico che si assume a luogo del tuo privato bivacco intellettuale? Vuoi mettere la gioia di scorreggiare in santa pace? Meglio che a casa.
'Sta stanza è una merda, quindi mi piace parecchio; un buco interrato a cui si accede tramite una piccola scaletta esterna. Attorno a te scorre la vita e tu la spii dalla finestrella gratata alla tua destra.  Che poi puoi anche prenderti la cattedra e nessuno può dirti nulla (perché non c'é nessuno fra l'altro). Ci ho fatto pure lezioni qui, credo ci mandino i prof. più sfigati, quindi alcuni dei corsi migliori. Ieri, io ed un mio amico siamo stati sloggiati da qua da una lezione di olandese ('sti cazzi!!): spero che oggi nessuno rompa fino alle 18.00.  
Mi trovo seduto dietro la cattedra, con la mia sciarpa celeste a scaldarmi la martoriata gola. A lato piange un libro di economia, dall'altro, a spiarmi beffardo, sta 1977. Non conoscete 1977? E' il mio zaino, originariamente appertenuto al mio fratellino, ma ormai da secoli in mano mia e delle spille da balia con cui lo adorno. E' un vero punk. La stessa scritta 1977, lungi dall'essere la mia data di nascita (sono del 1983), è la data topica del punk, oltre che il titolo di una storica canzone, di fine '76, ad opera dei Clash.
1977 è stato, fino all'arrivo della sorellina Zen Arcade's drink bag, il mio unico compagno di avventure. Al giorno d'oggi è, appunto, affiancato dalla sorellina tascapane, lasciata però stavolta a casa (col cioccolato detro, che sfiga!). In questi due oggetti gira buona parte della mio mondo, i miei libri, le mie bottiglie, questo ed altri quaderni... e le mie riflessioni. Sarà per questo che sono ricoperti adolescenzialmente di nomi di band e frasi di canzoni a me care.
Ora a me ed a 1977 è appena sovvenuto un pensiero. Un bel pensiero, secondo noi... ma va detto che è più farina di quel sacco di 1977 che non roba mia; solo che gli zaini non scrivono.
C'era una volta un tizio tedesco di nome Erich Fromm che scrisse un libro di nome Avere o essere. Ora io non l'ho ancora letto, ma ne intuisco il contenuto perché, a parte che sono tesi celebri, ho masticato abbastanza i Manoscritti del '44 di Marx. Che dire? Molti di noi, accecati dal "feticismo delle merci", scambiano ciò che siamo per quello che abbiamo. Chi più ha, più è; chi non ha nulla, non vale nulla...
Cazzo, una lezione mi ha sloggiato altrove. Dove sono finito, una tizia sta ripetendo la sua tesi di dottorato: parla di Dewey (si scrive così?), di dialettica hegeliana.... wow!

Ma torniamo a noi.
Che significa che ciò che ho non è ciò che sono? Significa che devo uscire da quel movimento alienante per cui cerco nel possedimento la mia autoaffermazione....
Sì, sì, sì... ma 'ste cose è meglio che le leggete dagli autori originali, no?
1977 contiene un bel po' di roba mia:

2 libri di economia

1 libro di Hobbes

 1 libro di J.S. Mill

 1 cd degli Husker Du di nome Metal Circus

 1 pacco di tortellini

 1 pacco di latte

 1 candela

 

Sommateci il mio vecchio cellulare, i vestiti che indosso e lo stesso 1977 ( non me ne voglia, ma anche lui è roba mia). Secondo voi, queste cose non dicono nulla di me? Non sono una porta aperta verso il mio essere?
Dunque tramite l'avere posso giungere all'essere. Si tratta però di fare un piccolo rovesciamento di questo rapporto, un rovesciamento prettamente marxista.
Tramite gli oggetti, che sono i soggetti del mio comportamento, si disvela agli altri parte del mio essere. Ma è il mio essere, sempre, ad "acquistare" e circondarsi di oggetti... ed è proprio per questo che ciò che ho riflette ciò che sono (magari sarebbe più corretto dire "si erge su", ma non sottilizziamo). Chi è vittima del feticismo delle merci acquista, dunque, perché è convinto di acquisire essere, secondo lo schema

 Essere "alienato" ====> acquistare per essere ====> un certo tipo di avere

 

Dunque, è chiaro che di fronte ad un tizio "alla moda" (perdonatemi l'esempio un po' violento, sto semplificando...... non è che, per forza, ogni tipo alla moda è alienato..... o forse sì) un altro tipo alla moda noterà il "certo tipo di avere" e farà solo un passo indietro nella scala logica appena riportata, giungendo a notare "quanto è figo quello"; un mezzomarxista farà l'altro passo e dirà: "quanto è alienato quello". Chissà poi cosa dovrebbe dire una persona seria di fronte al "mezzomarxista"...... meglio non porsi la domanda. 1977 sghignazza beffardo (che stronzo!).
Dunque?
Dunque io, da un certo punto di vista, sono ciò che ho, ma non alla maniera feticistica.

 Che casino.. 'sta tizia che parla è brava, ma mi sta distraendo un po'. Ora mi avvicino a lezione, alle due ore di lezione e poi..... TORTELLINI IN BRODO.  Non dice di me, 'sta cosa, che sono un fan dei tortellini e che ho mal di gola?

 

Ok mettiamo un punto a sto scritto. Ma voi come lo definireste?

 

NARRATIVA FILOSOFICA?  

 

ASSOLO DI PENSIERO NARRATIVO?

 

MANATA DI MINCHIATE?

[Mi rendo conto che questo post è un po' troppo lungo per un distratto lettore da blog.... diciamo che è il precipitato di un po' di pensieri.. se fosse aggiornato ad oggi, conterebbe qualche pagina in più. Sono i disagi di un postare poco e scrivere tanto. Perdonatemi]

Landofnowhere @ 16:39 | commenti: commenti (6)(popup)
guido dixit

la nuova B.S. ed i miei (orrendi) esperimenti narrativi

Archiviato il 25/01/2006 in:
Carissimi viandanti.. Intanto una splendida notizia: è uscita la nuova BombaSicilia, che trovate qua. Non l'ho ancora letta tutta ma c'é abbastanza di mio.: verso la fine trovate infatti un mio post landarolo su "l'andare via", orfano del capitolo di Fante che avevo messo in coda. A quello stesso capitolo, infatti, dopo una breve introduzione, è dato il compito di dare il via alla rivista. La grafica poi, nella sua semplicità, è davvero splendida ed efficace. Scaricatevi questo pdf, non ve ne pentirete.
Poi v'informo che vi sto scrivendo dal pc più figo dell'aula informatica, su cui gira persino firefox. Una volta tanto un po' di fortuna...... aspettando che io abbia un pc tutto mio.
Ho deciso di provare a scrivere qualcosa, narrativamente parlando (anche se già lo sapete), il problema sta che a volte non amo particolarmente la mia prosa e, per rimediare, ho iniziato qualche autonomo esercizio di scrittura. Se ci arrivo nei prossimi giorni potrete apprezzare la mia "fluente" prosa descrittiva, alle prese con un vero e proprio espertimento di scrittura materialmente interrotta (si tratta di una cosa che ho scritto su carta poco fa..., vedrete di che si tratta). Leggo nei vostri occhi telematici la curiosità di capire cos'é una scrittura materialmente interrotta....... vedrete, ah, ah ,ah (sadismo da narratore).
Alla prossima volta  (che sarà quando sarà..............)


update di qualche minuto dopo

prima di lasciare il laboratorio vi segalo questa news...... vai ubuntu.
Landofnowhere @ 15:36 | commenti: commenti (4)(popup)
guido dixit

Che dimenticanza!!!

Archiviato il 24/01/2006 in:

Son giorni pieni e stra pieni, questi... perdonetemi. Ma tra le cose che vi dovevo dire, e non vi ho detto, c'è che il 21 (sabato) era il mio compleanno. Salutate un neoventitrenne, stressato....
Sto vedendo che fare per avere un pc connesso ad internet... Ora mi butto sul sito di fastweb, ma intanto devo vedere che pc prendere..... Facciamo 2 conti:

Io metterò da parte a fine mese circa 250 euro ed altrettanti debbo metterne da parte per il mese prossimo...... fanno 500 euro.

Pensavo di prendere un Acer APM5 Linux , ovvero un Personal Computer (decente) con Linux preinstallato che sul web danno a 453 euro. Peccato che non ci sia incluso il monitor, per cui, rinunciando all'ultrapiatto, se ne vanno comunque cento euro almeno..... Più 10 euro di casse, sforo di 63 euro. E' pensare che sto studiando economia........ e soprattutto, pensare che in qui in aula informatica ci sono cira cinque nuovissimi monitor inutilizzati, perché il pc di riferimento è rotto (che rabbia). Vedrò a quanto riesco a scendere di prezzo nel fantastico mondo dell'assemblato.
Se qualche viandante romano volesse regalarmi un monitor per il mio compleanno, non lo ringrazierei mai abbastanza... ;-)

Va boh, in qualche modo risolverò 

Landofnowhere @ 15:41 | commenti: commenti (7)(popup)
guido dixit

galline proletarie

Archiviato il 16/01/2006 in:

Iniziamo con il rigraziare il bardo che mi sprona a scrivere racconti.. vedremo che ne esce fuori. Intanto, fra studio ed un po' di casini, non ho scribacchiato molto il quaderno (tranne l'accenno ad un nuovo racconto -sempre di nuovi, mai finirne uno però-). Ho letto molto invece, fra cui un libro fuori commercio (edito dall'Istituto Gramsci Siciliano), che raccoglie alcuni articoli di Luigi Pintor sulla guerra del Kosovo, pubblicati dal Manifesto a suo tempo. Volevo copiarvene uno datato Domenica 30 Maggio, credo del 1999.

 

Dalla parte delle galline

E' In corso una guerra minore. Non è quella balcanica ma una guerra combattuta dagli animalisti, che vogliono liberare le galline dalla tortura su scala industriale (guerra umanitaria) e alcune personalità di spicco della sinistra che difendono il primato del mercato e della tecnologia (guerra etnica).
Non lo sapevo e anche questo giornale (mi pare) non se n'è accorto. Eppure è una bella metafora dei nostri tempi, ricca d'implicazioni, che meriterebbe uno dei nostri numeri speciali. Molto bella, salvo che per le galline.
Si sa che questi pennuti innocui e servizievoli sono allevate (infatti sono femmine) in scatole buie, in piccoli e funzionali lager su misura, perché così producono uova a minor costo. Il principio è quello della catena di montaggio fordista e charlottiana (Tempi moderni). E' però nel nostro caso una tecnica molto incrudelita, avendo a che fare con una specie inferiore che si presuppone insensibile e che comunque non sciopera. Come le oche inchiodate al terreno per ingrassare il loro fegato pregiato.
Gli animalisti fanno parte degli ultimi utopisti che combattono per cause perse. A loro va la mia simpatia e ognuno può pensare quel che crede. Ma il lato più affascinante di questa storia, su cui richiamo l'attenzione, è che la sinistra rivoluzionaria, quella socialista, quella cattolica e quella liberale (attraverso autorevoli e rispettivi esponenti) abbia trovato finalmente la sua unità e combattività dandosi come obiettivo e denominatore comune le galline in scatola.
Le quali non so se abbiano una sensibilità, ma essendo animali e non macchine (se non nel senso che tutti lo siamo) erano destinate a fare uova vivendo tuttavia la loro vita naturale come noi viviamo la nostra. In campagna le vedo ancora scorrazzare tra pecore e capre e convivere pacificamente coi gatti, mangio con gratitudine le loro uova ancora calde senza data di scadenza a cinquecento lire la coppia, e non mi sembrano poi così cretine quando evitano le automobili con molti starnazzi ma con più destrezza di gatti e porcospini.
Osserverò marginalmente che la gallina, come essere in sé e per sé, meriterebbe uno speciale rispetto sotto il profilo biologico, metafisico e teosofico, perché rinvia al mistero delle origini: non essendo mai stato accertato se è nata prima dell'uovo o viceversa. Ma questo esula dal tema.
Bisogna essere perdutamente innamorati delle logiche di mercato, davvero, per sposare la causa della produzione seriale di uova con galline in scatola. Produttivismo più tirannia, una sinstesi compiuta di capitalismo avanzato e socialismo reale. Con musica di fondo, mi rassicurano.
Come faremo a trovare un "comune sentire" sulla spennacchiata condizione umana se non la troviamo sulla condizione dei bipedi pennuti? Mi schiero decisamente con questi digraziati, anzi con quelle disgraziate. Non voglio avere da spartire neppure un uovo sodo con una sinistra, nonché eurocentrica, anche antropocentrica.

[Tratto da Luigi Pintor, Prigionieri di guerra, Istituto Gramsci Siciliano, antologia di articoli precedentemente pubblicati ne il manifesto]

Landofnowhere @ 11:32 | commenti: commenti (5)(popup)
guido dixit

Vacuità, portatili e racconti iniziati... tutto mischiato assieme

Archiviato il 12/01/2006 in:

Oh, oh sono a Roma. Mi sto mettendo a scrivere su carta, che bello! Domani vi copierò tutto dal centro internet di facoltà. Che palle copiare, però! Voi direte: " Ma non dovevi portarti il portatile?" E’ una lunga storia che s’intreccia con le sciarre coi miei accennate nel post scorso. Diciamo che finché non avrò i soldi per comprarmelo dovrò fare a meno di un computer tutto mio nella capitale; e mi sa che i soldi non li avrò per un bel po’. Vorrà dire che mi arrangerò con la carta e "rubando" il portatile dei coinquilini, cosa che implicherà una poca frequenza di post. Ma che ci volete fare? In ogni caso la sfiga è che son mesi che ho voglia di scrivere qualcosa e rimando a quando avrò un computer. Rischia di finire prima d’iniziare la mia carriera letteraria… ok l’umanità non piangerà per questo, ma io un po’ mi rodo.

In questo momento sono in cucina che scribacchio. Ho voglia di una camomilla, ma non di lavare la pentola con cui scaldare l’acqua. Uff, che dilemma esistenziale!!

Volevo ringraziare coloro che, anche tramite sms, mi hanno fatto i complimenti per il post scorso. Grazie di cuore, pensate poi che a me sembrava di aver scritto delle banalità (ed un po’ lo sembra ancora).

Ok, per ora la chiudo qui, un post leggero giusto per comunicare che son arrivato sano e salvo.

A presto.

Riprendo a scrivere l’indomani verso le 12.35. Sto mettendo a bollire l’acqua per la pasta. Oggi inizierò a studiare Storia del pensiero economico. Contemporaneamente, spero di finire un racconto iniziato mesi fa sulle pagine di questo quaderno (quello su cui sto materialmente facendo degli strani graffiti, che chi mi conosce sa costituire la mia grafia). Non so se riuscirò a farlo, però. Avevo abbandonato la sua scrittura, perché profondamente insoddisfatto di ciò che stava venendo fuori. Rileggendolo dopo mesi, posto che non è un capolavoro, né roba da pubblicazione, non l’ho trovato però così malaccio. Si tratta di un racconto fantasy, ma un po’ diverso da quelli del bardo immorale. A proposito quest’ultimo è appena tornato dalla sua gita a Panama. Se volete vedere ed ascoltare un bardo cantare le bellezze di una terra lontana andate a visitarlo.

Ritornando al mio racconto, il titolo per ora è:

PAROLE SPARSE NELLA POLVERE DI UN DISCORSO AL CONTRARIO

Ma ero arrivato ad un vicolo cieco. Credo che dovrò rivedere qualcosina. Uhm… Come? Non sembra il titolo di un racconto fantasy? Perché io ho la faccia di uno che fa racconti fantasy di stile "classico"? Mah, vedi che pretese……..!

L’acqua tarda a bollire ed io ho una voglia matta di continuare a scrivere cazzate. Peccato che non mi andrà mai di copiare troppo. Vediamo se becco ‘sto portatile dei ragazzi che inizio fin da ora l’opera di digitalizzazione del post.

Fatto!! Ho copiato tutto, ora salvo su penna e di pomeriggio, prima della lezione, vi copio tutto ciò. Buona lettura….. Uhm, ma quando arriverete qui avrete già letto tutto. Buona rilettura, allora.

[Ps. il post ha un ulteriore giorno di ritardo dovuto alla frettolosa chiusura del laboratorio informatico di facoltà]

Landofnowhere @ 15:50 | commenti: commenti (4)(popup)
guido dixit

Prossimi alla partenza con un presepe all'alcol ed un po' di lucida follia

Archiviato il 09/01/2006 in:
Ultimo post da Palermo. Ne approfitto per chiedere scusa ad un po' di gente, che dovevo incontrare in questi giorni e che non ho incontrato. Ci rifaremo. Domani sera risbarco a Roma. Armato di bagagli, una chitarra elettrica (che rimarà a Roma fino all'estate), un po' di libri e tanta necessità di studiare.

Ieri, complice uno scazzo coi miei (si sa che il loro mestiere è essere stronzi, ma a volte si passa il limite) mi son ritrovato costretto a bagheria, in giro da solo fino alle 3.00. Anche volendo mi era finita tutta la voglia di vedere gente. Ho comprato una birra, in barba agli antibiotici che prendo, e me la son bevuta in giro. Mi sono sovvenuti grazie ad essa un paio di pensieri particolari, ve ne volevo fare partecipi.
A Bagheria c'é una stradina che per un cinque metri è tanto stretta da impedire il passaggio anche ad una lambretta (sarà un metro e mezzo di larghezza o giù di lì). Lì ci sta una bella casa abbandonata sul vecchiotto, tutta in tufo, scheggiata e lesionata ed invasa da un po' di verdeggianti piante. Mi è venuto il desiderio di lanciargli la bottiglia vuota contro. Non per odio, ma perché in ogni caso, si trattava di una bellezza che una bottigliata non poteva modificare (ciò che è bello perché è rotto è ben più resistente di ciò che è bello perché nuovo). Mi son fermato però a pensare....

Tirare una bottigliata su un muro è una cosa da folli. Ok uno che gira per Bagheria incazzato coi suoi, non fa nulla di strano, ma se si mette pure a lanciare bottiglie è "folle". Si direbbe magari follia passeggera, ma comunque follia.
Perché?
Viviamo all'interno di un codice morale molto stretto. Sembra un po' come se avessimo paura ognuno dell'altro e per di più paura che l'altro abbia paura di noi. Una grandissima quantità di atteggiamenti "non normali" non provocano danno a nessuno, ma suonano strani, duque è meglio non farli. La normalità è il fare le cose al minimo. Fare cioé, ciò che è "logico" fare, senza sviare in cose che in apparenza non provocano nessun effetto particolare.
Un uomo che prenda il vizio di mettersi la maglietta al contrario, ha un comportamento folle, al di là del fatto, che non c'é nessun motivo per stigmatizzare quel comportamento. Un omosessuale, non fa male a nessuno, ma da secoli è considerato un malato, un deviato.
Gli artisti sono persone "strane", secondo il credo di tutte le leggende metropolitane e così i filosofi. Perché? Forse perché perdono tempo in attività "logicamente" inutili. Se poi sono bravi, restano folli, ma gli si appiccica l'epiteto di genio. Credo che molti geni siano soltanto persone normali che hanno dato spazio a pratiche non normali.
Cioè, la vita normale di un ventenne universitario è: dorme, mangia, studia il meno possibile, scopa (quando trova con chi), esce con gli amici ed ha, forse, un paio di hobby. Se uno studia un po' di più o passa ore a dipingere od a suonare, diventa un alieno (magari simpatico, magari no). Ma non sarà questa grigia normalita ad essere aliena(nte)? Non sarà questo mondo, dove il modo con cui vivi lo acquisti al supermarket ad essere intrinsecamente irrazionale ed illogico?

E dunque ho deciso ieri sera di fare la mia follia. No, non ho lanciato la bottiglia.... era tardi e la gente dormiva. Però mi sono avvicinato alla vecchia casa in tufo, e lì sul muschio alimentato dal piscio collettivo e sotto la luce lisergica di un lampione, in posizione centrale ho deposto la mia bottiglia. Come un piccolo presepe all'alcol. Voi direte che non è una gran follia... ma non c'era ragione per farla, se non quella che era visibile solo nella mia testa.
Una definizione di follia può dunque essere: "comportamente la cui logica è nota solo a chi lo compie e, forse, a chi vuole capire e non giudicare".
Ovviamente lungi da me fare lezioni a psichiatri e psicologi...
Landofnowhere @ 15:08 | commenti: commenti (5)(popup)
guido dixit

civette, lande e punk mostruosi

Archiviato il 05/01/2006 in:
Oggi facciamo un bellissimo post informativo, bello scevro di concetto, ma discretamente importante...

1) Vi segnalo questo "splendido" post del blog Dicerie della Civetta, interessante solo solo perché l'ho postato io ;-)

2) Vi ricordo che esiste anche una seconda landa da me tenuta, per la quale cerco collaboratori. "Collaboratori? Collabopratori? Dove siete? Collaboratori?". Fino a quando non verrò affiancato da gente che scrive un po', essendo troppo per le mie mani tenere due blog, quella landa rimarrà in stand by. Qualcuno di voi vuole proporsi?

3) Vi consiglio caldamente un vecchio e simpatico album punk di nome Walk among us dei Misfits

Walk among us

Gran bel disco, anche se poco "serio", non c'é che dire, se non "I wont your skull".
Landofnowhere @ 14:06 | commenti: commenti (4)(popup)
guido dixit

everybody's an authority in a free land

Archiviato il 03/01/2006 in:
Sembra che io sia già sul punto di guarire. Al che, vi dedico una splendida canzone degli Husker Du... ok, non posso farvela sentire ma vi regalo il testo in un formato particolare:

HUSKER DU lyrics


Per il resto, vedrò presto di mettermi a scrivere qualcosa di serio. A presto

P.S.
comunque la frase evribody's an authority in a free land ha la sua profondita.... questi punk intelligenti!!!
Landofnowhere @ 14:21 | commenti: commenti (2)(popup)
guido dixit

primo post febbrile dell'anno

Archiviato il 02/01/2006 in:
Dopo le gioie del 31 notte.. ovvero il casino, lo ska per strada, la cena, ecc. ecc., e dopo un primo dell'anno passato ad accarezzare e suonare la mia nuova Ibanez (resta qui a Bagheria purtroppo, dato che qui resta l'amplificatre buono. Sarà contento mio fratello), oggi mi sveglio come avvolto da una coperta di freddo. Mi alzo tardi, fra le lamentele di mia madre che non ha ancora capito perché, mi misuro la febbre e vedo che sono incappato nel male di stagione. Che palle, con tutte le cose che mi restano da fare in questi ultimi giorni palermitani.
Ma vabbé, bisogna avere pazienza. Ora m'imbottisco di paracetamolo e mi metto a suonare. Magari pranzo (non ho neanche fatto colazione). Certamente in questo momento non ho una gran voglia di scrivere, perciò la taglio qua. Se vi chiedete che fine ho fatto, sevi chiedete preché no mi trovate fuori, vuol dire che ho ancora un cerchio alla testa e fastidiosissimi brividi di freddo.
In ogni caso, seppur in ritardo:
Auguri
Landofnowhere @ 13:22 | commenti: commenti (1)(popup)