guido dixit

Windows Vista, il nuovo O.S. della Microsoft è disponibile in commercio..... a me non interessa ;-)

Archiviato il 28/01/2007 in:


È già uscito, anticipando di un giorno il nuovo Windows Vista. A voi la decisione se adeguarvi, restare e resistere col vecchio Xp, provare il passaggio a Linux od altri sistemi operativi alternativi. Non credo occorra ribadire un'altra volta, perché Windows è attualmente, secondo me, un male. Non occorre ribadire che se volete un sistema moderno, non serve comprarsi un costoso Vista ed aggiornare l'hardware con costosi pezzi nuovi. Non occorre!!!!!!
Spero non mi capiti mai di dover usare Vista, ormai uso Xp solo all'uni e rarissimamente sul pc di mia madre, quando sono a Palermo.

Io ho preso la mia decisione e la porto avanti. Provo a rendervi consapevoli di quelle cose che scopro di giorno in giorno. Nell'uso ormai Linux non è più difficile di Windows e nell'installazione le differenze sono minime (ma quanti sanno installare lo stesso Windows?). Il settaggio forse vuole un po' di esperienza in più, ma la fatica, davvero poca, si ripaga tantissimo con un sistema che alla fine risulta personalizzato. Gli effetti grafici di Vista, il 3d si possono ottenere già da tempo su Linux, ma io personalmente non ne faccio ancora uso (pare che la prossima distro di Ubuntu li avrà di default, ma di mio non installo nulla). Queste sono le cose importanti....

Dietro l'uso di Windows vi sono tanti atteggiamenti squisitamente borghesi, contro cui posso sparare a 0 filosoficamente, ma non posso in nessun modo controargomentare dicendo che Linux è migliore su quel campo.
"Windows è figo e fa tendenza", perché "figo" vuol dire, spesso: l'hanno tutti. Se la pensate così correte a comprare Windows Vista, sarete i primi ad avere l'ultima versione e tutti vi invidieranno.
"Windows è già preinstallato sui pc, non devo fare nulla...", tranne pagare, nascosto nel prezzo finale, la licenza (che puoi rifiutare e pretendere il rimborso dei soldi) ed accettare per contratto clausole assolutamente da galera (pare che se cambi tre pezzi dell'hardware ti può scadere la licenza). Ma è vero... Linux viene preinstallato rarissimamente. Se per te è un argomento valido, però, non comprare Vista.... compra l'intero pc con Vista installato... non vorrai fare la fatica di installarlo? Lo fai installare da un amico? Trovati un amico che t'installi Linux ;-).
"Windows lo so già usare, non posso mettermi ad imparare qualcosa di nuovo": perché imparare l'uso di Vista non ti costerà la stessa fatica? Gnome è più facile nella gestione di Xp, ma tu non sai neanche cosa è Gnome... ma sai (o saprai) cosa è Vista (c'è la pubblicità): stai solo accettando di essere pilotato... sei una marionetta, complimenti.
"Davanti a Linux non capisco nulla è obiettivamente difficile": eh già, i programmi hanno altri nomi.... e magari il pulsantino coi programmi sta in alto invece che in basso. Tradotto in altri termini: hai pregiudizi e scambi un normale disorientamento iniziale per difficoltà intrinseche al sistema (o cerchi scuse)!
Un amico mio, non capendo nulla di p.c. ha imparato l'uso di Ubuntu con gnome parallelamente a windows Xp. Non ha riscontrato una maggiore difficoltà.... davanti una Puppy Linux con fluxbox, che possiamo considerare una situazione più estrema (per difficoltà di approccio), pensava di trovarsi di fronte ad un vecchio un Windows e si è meravigliato scoprendo che era un Linux minimale.
"Windows è quanto di meglio offra il mercato", buahhhhahhahahahahahahahahahha! Non è vero se parliamo di sistemi server (in molti casi i migliori sono i server Bsd, in altri casi i Linux). Come software desktop commerciale, andrebbe per lo meno citato Osx dei Mac, che si basa sul progetto, cugino di Linux, Freebsd. Se parliamo di sistemi per casa, allora, una risposta sincera è dire "dipende". Ad ogni modo, qualsiasi cosa potrei dire, non cambierei un attimo la tua convinzione: hai sempre usato windows con quella convinzione, non hai mai usato Linux. Come potresti credermi? Può il tuo capoufficio o quello che ti ha fatto lezione sul pc al liceo essere ignorante su una parte importante e decisiva del mondo dell'informatica? È possibile che, mentre usi il pc da anni e sai di saperlo usare, spunti fuori che ti manchi qualcosa d'importante... che il sistema che sai usare non è l'unico né il migliore? Più facile bollare tutto come un mondo di poca importanza, anche se c'è di mezzo il lavoro di un numero di persone che neanche puoi immaginare.

Marcuse parla di una "società monodimensionale" parlando della civiltà tardo capitalistica (ma anche di quella sovietica). Un "uomo ad una dimensione" (titolo dell'opera) è un uomo che non sa pensare a possibili dimensioni alternativi, ad un modo diverso di essere che non riproduca la stessa realtà che sta concretamente vivendo. Un uomo reazionario per natura. Volendo l'uomo informatico di oggi ha un'idea monodimensionale dell'informatica: il pc gira con Windows, punto. E vive nell'idea di capirne d'informatica, "perché sa usare il computer". Come se le categorie di "capire" e "sapere usare" fossero le stesse. E non può assolutamente capire perché un sistema che spieghi il suo funzionamento sia intrinsecamente migliore, più educativo e più etico.
Landofnowhere @ 23:26 | commenti: commenti (5)(popup)
guido dixit

nonviolenza, palestina.... discorsi soliti

Archiviato il 28/01/2007 in:
Leggo che Abu Mazen ha evitato un attentato, una settimana fa. Ora farò un discorso assolutamente non scientifico, che astrae dalla situazione reale (anche se non sembrerà), provando a dire una sorta di verità universale, che in un modo o nell'altro, la pratica, la storia, conferma il più delle volte.

La nonviolenza come forma lotta politica non è una posizione debole o maggiormente utopica rispetto a chi accetta la "violenza liberatrice dei popoli oppressi". La violenza perpetuata da anni da parte dei palestinesi, sebbene da intendersi in un contesto di popolazione aggredita da una potenza militare immane, ha fatto, probabilmente, il gioco di Israele.

Perché? Intanto, ha dato ad Israele la possibilità di puntare il dito contro "i pericolosi terroristi", permettendosi di non riconoscere risultati elettorali e di catturare ministri palestinesi coperti da qualche ombra di legittimità (anche se si tratta di una legittimità, che qualcuno chiamerebbe "borghese", io direi proprio "burla").

Dopo di che, punto di forza di ogni riflessione nonviolenta, ha creato disumanizzazione ed abbrutimento nei "guerriglieri", ha creato strutture politiche militarizzate, con a capo gente "militarizzata" nella testa.

Punto finale, si è arrivati alla guerra civile, con le parti che non capiscono di stare assolutamente facendo il comodo di Israele, allontanando qualsiasi prospettiva di Stato Palestinese. Ci sono tanti motivi concreti e reali dietro a ciò, ma vi è a priori il fatto che si è condotto la lotta basandosi su gruppi di potere centralizzati e fortemente militarizzati.
Qualche marxista storcerà il naso dicendo: le forme di organizzazione politica c'entrano poco, tutto va ricondotto a dinamiche strutturali, ovvero economiche. Per l'appunto! In Marx, la struttura è in primis la forma produttiva, il rapporto di produzione... In un paese dove i grandi gruppi e partiti, che dovrebbero lottare per la liberazione, accedono alla spartizione delle ricchezze e si ritrovano, in una situazione ancora lontana dal capitalizzarsi, difficilmente non nasceranno lotte di potere. Difficilmente le strutture non devieranno dal perseguimento del fine di liberazione a quello economico di lotta al potere. Se per un nonviolento è facile capire perché forme come Hamas sono degenerazioni dell'intento di liberazione, per il marxismo non dovrebbe essere difficile capire che la classe dirigente si ritrova in una condizione di contraddizione reale: da un lato deve perseguire una lotta di liberazione, dall'altro si realizza in una classe privilegiata proprio grazie alla lotta senza fine. L'interesse di classe del popolo è la pace, della classe dirigente è la guerra; l'interesse del popolo è la ridistribuzione economica di quel po' che si produce o si riceve dal di fuori, l'interesse della classe dirigente è usare queste ricchezze per sé e/o per scopi politici. Gli scandali di corruzione legati al nome di al Fatah dovrebbero illuminare in questo senso. Un marxista si dovrebbe far sorgere il dubbio che la liberazione, come la "libertà" ai tempi della rivoluzione borghese, è fumo sugli occhi per coprire la perpetuazione del potere sul popolo, spesso ai danni dello stesso.

Fare oggi un appello ad un intifada nonviolenta suonerebbe come presa in giro. I palestinesi si ammazzano fra di loro, hanno i cannoni israeliani puntati contro... Nonviolenti non ci si può improvvisare (verità da raccontare a quelli di Rifondazione). Non vedo grandi soluzioni alla luce del sole....

Solo una tregua fra Al Fatah e Hamas, potrebbe portare un po' di luce e di speranza in quelle terre.

Riconoscere Hamas come eletti dal popolo, anche se "stronzi" è invece quello che dobbiamo chiedere ai nostri governi. Hamas sarà, perché è, un gruppo politico con un'ala militare che si dedica al terrorismo. Ma non possiamo dimenticare che non stiamo parlando di un paese pacificato col mondo o di un gruppo che si è insediato con la forza. Ci sono state elezioni, in un paese che non è neanche uno Stato, i cui territori sono divisi per chilometri dai territori di un altro Stato, nemico, che erige muri di confine (rubando terreni nell'atto): si rispetti l'esito e si critichi solo la politica e le dichiarazioni, come noi "sinistroidi" non ci permettiamo di non riconoscere Bush come presidente, anche se è un terrorista ed un criminale di guerra, in un paese governato da un sistemo tutt'altro che democratico.


[Non posso dirmi un esperto di questione palestinese. Si tratta di opinioni che non pubblicherei altrove, non sentendomi abbastanza padrone della materia. Messi qua, ovvero nel posto dove normalmente sparo cazzate, mi sento tranquillizzato. Se servissero soltanto ad aprire un dibattito, non sarebbe poco....]
Landofnowhere @ 14:06 | commenti: commenti (popup)
guido dixit

Archiviato il 28/01/2007 in:
Ragazzi sono sotto aspirina... vi devo solo segnalare QUESTO. Si tratta di un blog in wordpress scritto da tutti i membri, me compreso, di BombaSicilia. Mi sa che tutto ciò che scriverò io, passerà anche di qua (la Landa è la Landa), ma leggerete anche pregevolissimi pezzi altrui. Di mio trovate al momento solo il racconto, già qui pubblicato, Sul treno, ritornando. Buona lettura
Landofnowhere @ 00:28 | commenti: commenti (popup)
guido dixit

continue utopiche lotte contro il mostro a finestre

Archiviato il 25/01/2007 in:


(immagine del software Jabber, protetta da copyright con licenza Creative Commons 2.5, e modificata dal sito: wikimedia.org, parte del progetto wikipedia).
Carissimi viandanti, parliamo di chat? Quanto di noi usano msn? Comodissimo modo per con gli amici. Già, peccato che msn sia una linea microsoft.... e vabbé ma è comoda, direte voi. Non c'è dubbio, è molto comoda. È  molto comoda perché un bordello di gente usa msn, quindi trovi tanta gente. Io come programma uso Gaim, sia (quelle rare volte che a Palermo sono costretto ad usarlo) su winzozz, che su Linux. Ovviamente con Gaim mi connetto anche alla linea msn, perché il 90% degli amici usa msn. Certo sono in posizione di protesta, usando un programma diverso, ma i server e la linea restano quelli di Microsoft... Contemporaneamente sono collegato però, magia di Gaim, anche alla linea Gtalk (di google) ed a Jabber. Jabber è un protocollo assolutamente libero ed aperto, quindi eticamente, a mio modo di vedere, migliore di msn. Certo manca qualche faccina, ma la chat funge benissimo.
Qualcuno ripeterà l'antifona, ma su msn ci sono tutti, Jabber lo useranno quattro gatti smanettoni, perché dovrei metterlo. Beh se siete della categoria amici di Guido, avete già il mio contatto msn e  non v'interesserà molto, ma per gli altri ho aperto una account secondario di Jabber: chiunque voglia contattarmi sappi che il mio indirizzo jabber è: landofnowhere@jabber.org . Ora avete qualcuno da contattare con jabber ;-). E non dovete neanche rinunciare alla linea Msn, visto che se iniziate ad usare programmi come gaim, potete stare con diversi account accesi contemporaneamente (Msn, Aol, Jabber, Aol, Aim, Icq ecc.)

Allora, questi nuovi utenti Jabber?

(troppo stronza come proposta? Sicuramente sì, ma tenete conto che limitare il numero di gente che accederà, mi pare una buona cosa)
Landofnowhere @ 21:56 | commenti: commenti (5)(popup)
guido dixit

febbrucole e poesie

Archiviato il 24/01/2007 in:
di nuovo un po' di febbre.... stavolta bassa.... e che palle!!!
volo a studiare, ma vi copio prima una piccola poesia di Buttitta (il lavoro su Linux procede, ma mi sa che vedrà la luce fra un bel po').


L'odiu è analfabeta


Cumpagnu jurnateri,
u sacciu ca vugghi d'odiu,
e aspetti u jornu da vinnitta
di banneri russi
chi vrazza aperti nte strati.

U sacciu e l'aspettu
e sugnu ddà cu tia, ddu jornu,
a dumannariti pirdunu
pi li corpi di l'autri.

Ddà cu tia a dìriti
ca u zuccu pecca
e i rami ricivinu;
a dìriti, ca l'odiu è analfabeta
e scrivi pagini di sangu sgrammaticati.

Tu mi dirai cu rabbia,
odiu siminarù
e odiu cògghinu i patruna!

Unn'eri, mi dirai,
mentr'io zappava calatu
e u suli o cozzu
na bbadda di focu?

Unn'eri
mentr'io zappava sutta a nivi
e u patruni riparatu
fumava cu a facci di carnifici?

Unn'eri
quannu un cumpagnu
scuppava mortu pa fami
e u purtavamu o paisi
carricatu nte spaddi?

Unn'eri
mentri a muggieri e i figghi
chiancìanu u schelitru du patri
cunzatu supra du tavuli,
e nun avianu strazzi nivuri
pi cumpàriri a luttu?

Ora veni, mi dirai,
ora ca vinni l'ura di cunnannati
ca sputavanu u suduri di l'ossa
e manciavanu pani duru e cuteddu.

Unn'eri pueta, mi dirai,
ddi siri di nvernu
senza minestra a tavula;
e i picciriddi, nte vrazza da matri,
si lamintavanu nto sonnu?

Unn'eri, pueta,
a scriviri stramotti
quannu gridavamu nte chiazzi
e nni sfardavamu i cammisi
pi mustrari l'ossa e patruna;
e iddi, i Giuda,
nfutavanu i sbirri
a fuchiàri i cani rugnusi?

Cumpagnu jurnateri,
io ti dirò ddu jornu:
l'odiu è analfabeta
e scrivi pagini di sangu sgrammaticati.


(tratto da Ignazio Buttitta, La mia vita vorrei scriverla cantando, Sellerio editore)
Secondo me non serve tradurre... dovreste capire il senso della maggior parte della poesia anche se non siete siciliani ("u jurnateri" è il contadino a giornata)
Landofnowhere @ 21:15 | commenti: commenti (1)(popup)
guido dixit

Archiviato il 22/01/2007 in:
Questo post è scritto sul mio bel portatile, ma lontano da casa (la casa romana). Come saprete dal post precedente sto passando un po' di tempo da amici, causa studio. Stasera torno a casa e copierò quanto scrivo su Splinder.

Non ho praticamente notizie dal mondo, anche se volendo, avrei una tv disponibile qua (rivoglio il sito dell'Ansa, datemi internet). Ieri era il mio compleanno, e vorrei ringraziare (quanto sono banale di questi tempi?) tutti gli amici che, in un modo o nell'altro, si sono fatti vivi. Ok, è solo una banale ricorrenza e, per fortuna, i temuti capelli bianchi non sono comparsi, ma, in ogni caso, sentire affetto attorno a te è comunque bello.

Ma lasciamo queste note da blog adolescenziale e prendiamo di petto qualche argomento serio.... Stavo pensando di sfruttare le mie scarse conoscenze linuxare per creare una "guida all'installazione" a prova di "utonto". Ovviamente applicherò una licenza Copy Left e v'invito fin da ora a farmi presente i limiti del mio lavoro. Se siete spratici fatemi notare quando non sono chiaro. Se siete pratici meglio per voi, correggete inesattezze, mancanze e cose del genere.
Il punto di forza del lavoro sarà comunque il fatto che anch'io sono un utonto e quindi dovrei trovare il modo ed il linguaggio adatto per risultare chiaro a tutti.

Mi metterò presto a lavoro, intanto accetto suggerimenti...

 

Landofnowhere @ 21:48 | commenti: commenti (popup)
guido dixit

c'è chi viaggia per studiare, chi per lavorare, chi invecchia e B.S. 8 che esce

Archiviato il 19/01/2007 in:
Cari viandanti, ho un po' di notizie e cosette da dirvi. Intanto domani parto per una tre giorni di studio, quindi non ci saranno aggiornamenti. Poi il 21 gennaio (domenica) è il mio compleanno, compio 24 anni e sono in attesa dei primi capelli bianchi.

Parte dunque la canzoncina: tanti auguri a me, tanti auguri a me, tanti auguri a me, tanti auguri.....

come? sono troppo stonato??????????? ok, ok, la smetto (stronzi!!!).

I miei mi hanno fatto un regalo a distanza, lo potete vedere qua sotto, accanto al portatile da cui vi scrivo (ovviamente con Linux sopra e un giornale anarchico come tappetino per il mouse)



Per il resto, come altro regalo di compleanno, è uscita BombaSicilia 8. Il mio contributo, è "soltanto" il racconto Notti Insonni, che voi viandanti avete già potuto leggere un po' di tempo fa in questa landa. Non mancano però altri contributi validi (tutti?)....

Il mio contributo "teorico" al numero è stato in realtà: andava un po' fuori tema (ed in effetti aveva un tono poco conciliante) ed è stato, anche a ragione, escluso. Ve lo copio alla fine del post (W il riciclaggio).

BombaSicilia è in realtà al momento in fibrillo, ma non voglio rivelarvi il motivo... noterete comunque che il sito è notevolmente migliorato e si sta evolvendo a portale. Chi di voi lo conosce, vada a salutare in ogni caso il "fondatore" ed ex direttore Tonino sul suo blog: sta partendo per l'Uruguay, come giornalista in carriera. Fategli gli auguri....

Vi lascio che ho un bordello di cose da fare... tanto avete da leggere un contributo non annesso a B.S..... (ok, un misero scarto), più tutta B.S.

Buona lettura ed ancora auguri (a me per il mio compleanno imminente ovviamente...... sono forse troppo paraculo? e vabbeh, perdonatemi).


Rimetti a noi i nostri peccati

Nuova chiamata per il pezzo di B.S. Stavolta via mail e non da Tonino, ragazzo in via di evoluzione dalla vita post adolescenziale dello studente universitario a quella del giornalista free lance (o cose del genere). Quante cose che cambiano..., cambia anche B.S. (auguri alla nuova direttrice).
Il tema stavolta è, ufficialmente, “parole limite/parole di confine”. Io (invece?) mi concentrerò sul concetto di peccato, spiegando che c'entri e perché è centrale, per me, della nostra cultura, società, modo di fare. Potrebbero leggersi echi nietzschiani a questi discorsi, non so se sono autentici e non mi frega (mi adoro quando gioco a fare il duro per iscritto).
L'idea che le colpe ti si scolpiscano dentro, che tu te le porti dentro per sempre, che una buona azione cancelli una vecchia, che tu non ti possa permettere qualcosa perché non te la meriti e tutti atteggiamenti del genere, propri della nostra cultura e del nostro modo di porci, sono secondo figli dell'idea di peccato e delle catene che questo concetto si tira dietro. Tenete conto che sono riflessioni fatte sul traghetto Messina-Villa, durante il mio ultimo viaggio verso Roma, pochi giorni fa.
Cosa è il peccato? Un azione, un pensiero, un qualcosa di cattivo, che non dovevi fare e che ti si appiccica di sopra finché non vieni perdonato o non espii; ed anche dopo l'assoluzione, non ci si sente mica così candidi. Quanto questo concetto entra nella nostra fattiva vita, sia se cattolici, che se agnostici-atei? Metto in rassegna un po' di atteggiamenti comuni, che riconduco all'idea di peccato:

1)Vorrei concedermi questo piacere, ma non mi sento apposto con me stesso (ho sbagliato con gli altri o non ho fatto il mio dovere) e non me lo concedo.
2)Tizio ha avuto un comportamento sbagliato nei miei confronti, mi ha mancato di rispetto. Finché non fa qualcosa per me, per espiare, il rapporto con lui è sospeso.
3)Una volta, ho visto tale persona fare tale cosa (che non c'entra nulla con il contesto odierno), non credo si meriti la nostra attenzione
4)Devo fare tale cosa, altrimenti mi sentirò in colpa con me stesso.
5)Devo fare una buona azione, non mi sento di esseri comportato bene in questi giorni
6)Sì è vero che Tizio non ha più avuto gli stessi atteggiamenti che ebbe tale volta, ma non ha mai chiesto scusa e non posso perdonarlo.


Ok, qui il concetto di peccato è strettamente legato a quello di colpa. Per chiarire, non m'interessa il concetto di colpa inteso in senso legale e, ripeto le affinità con la Genealogia della Morale1, sono più superficiali che altro. Se analizziamo questi comportamenti uno per uno, mancano di razionalità logica. Se io ho commesso qualcosa che considero errato, perché questo influenza le azioni successive in modo da impedirmi di fare cose che vorrei fare? L'autopunizione come espiazione non è una grande presa in giro dell'io verso se stesso? L'espiazione mi esime dalla responsabilità? Davvero? La paura di sentirsi in colpa con noi stessi è un buon motivo per fare le cose? Non dovremmo farle perché vogliamo farle?
Andiamo al rapporto con gli altri. Quando qualcuno sbaglia con noi, pretendiamo scuse (che si assuma la responsabilità del disagio/dolore che ci ha provocato, aspettando la nostra assoluzione). Se non arrivano, come dobbiamo considerare quella colpa? Come un elemento all'interno di tutto il mondo di cose che una persona è stata ed ha fatto per noi o come un muro che si è alzato, un elemento imprescindibile che si erge sugli altri elementi e ne modifica la luce, le impressioni e le nostre reazioni ad essi?
L'idea su cui voglio concentrarmi, si sarà capito, è l'idea dell'uomo come valigia di colpe e buone azioni. Ciò che facciamo ci si attacca ed inizia a roderci lo stomaco od a placare i succhi gastrici, asseconda se si tratta di peccato od azione virtuosa. Il problema non è tanto che tutto questo impedisce un vivere sereno – la gente serena esiste, senza che siano persone particolarmente illuminate – ma che tutto questo fare impedisce, a mio parere, l'emergere di un concetto di responsabilità veramente pieno. Ogni azione che compio si giudica in se stessa, la devo giudicare in se stessa (ciò non significa che si possano fare generalizzazioni o cercare di spiegare comportamenti tramite collegamenti, sto parlando di una cosa diversa). Rispondere male ad un mendicante, non si recupera con un elemosina fatta ad un altro il giorno dopo; un atteggiamento del genere, non solo è autoinganno, ma svilisce il senso di una cosa già così “discutibile” di buona azione. Se dimentichiamo l'idea che un giorno qualcuno peserà le nostre colpe e meriti, giudicando se siamo degni del cielo, smettiamo di considerare l'idea di responsabilità come legata ad un livello quantitativo (finché le cose buone sono più di quelle cattive, mi salverò) ed iniziamo a ragionare seriamente su che valere avere l'autoanalisi delle proprie azioni (e dell'analisi di quelle degli altri) e che farne dei propri giudizi. Se sbaglio e decido di recuperare, posso solo lavorare per diminuire il danno fatto, impegnarmi su quel campo. Qualsiasi “ascetismo”, qualsiasi “essere buoni a Natale”, qualsiasi beneficenza che non tocca il problema creato, non solo è un modo per auto-assolversi, ma, come già detto, è un cattivissimo modo di fare qualcosa di “buono”. Egoismo spacciato per altruismo. Se non studio e la sera decido di non uscire, perché non me lo merito, ma quella sera non studio neanche, il motivo per non uscire non c'è (atteggiamento tipicamente mio questo). Ancora, concentrarsi su una colpa ed incentrare su essa ogni idea di noi stessi (o di altri), renderla immagine di se stessi, è quanto di peggiore si possa fare. Un'azione è un'azione, una cosa sbagliata è una cosa sbagliata. Noi siamo altro da una specifica cosa fatta. Se io boicotto la coca-cola, ma una volta cedo e ne compro una lattina (è un esempio non una confessione), ciò non toglie nulla a quanto ho fatto prima e non pone realmente problemi di coerenza la prossima volta che dirò “no grazie”. È vero che siamo essenzialmente quello che facciamo, ma in un modo che non permette di essere semplificato con l'identificazione con singole parole, singole azioni e neanche singoli atteggiamenti.
Possiamo liberarci da questa idea del peccato? Lungi dall'essere il mio territorio, ma la stessa religione dovrebbe secondo me ripensare certe sue categorie, alla luce di riflessioni simili (quanto è cristiana una persona che agisce per avere il perdono, ovvero agisce senza desiderare il bene che fa, ma solo quello che riceverà?). Nulla di strano che, a mia insaputa, ci siano dibattiti sull'argomento aperti (chissà che ne pensa Ratzy).
Qualcuno si chiederà cosa c'entrano questi discorsi con “parole di confine”. Ora io credo che l'idea di colpa e di responsabilità, intesi sotto la luce del peccato, sia un fatto centrale della nostra cultura e della nostra società, come dicevo all'inizio. Come nota Hegel2, ciò che definisce qualcosa è il suo “limite”. Ciò che fa parte della sostanza del nostro modo di essere è ciò che segna il confine con modi di essere diversi. Ed è limite anche nel senso negativo del termine, inteso come povertà, mancanza di capacità di andare oltre. Parlare di peccato vuol dire parlare di una di quelle cose che ci tiene all'interno dei nostri limiti. È uno dei nostri tanti limiti (come una certa idea monca di libertà, ma per una volta non voglio parlare di politica), nel senso che copre anche la possibilità di dialogo con l'altro, oltre che chiudere l'idea a progressi morali – limite verso l'altro e verso se stessi.
E poi l'origine di B.S. sta in BombaCarta, dunque un meritorio progetto fatto su basi cattoliche: questo stesso pezzo non può che, in un contesto del genere, essere un discorso di confine. Tutto ciò detto senza la presunzione di aver scritto, alla fine, chissà che...
Landofnowhere @ 23:57 | commenti: commenti (3)(popup)
guido dixit

una guerra finita anni fa

Archiviato il 17/01/2007 in:


La guerra in Iraq è ufficialmente finita da tempo. Eppure Bush, per come leggo dal sito di Repubblica, dichiara che "il 2006 è stato un anno schifoso per l'Iraq". Si potrebbe cantare a squarciagola "noi l'avevamo detto!". Ci hanno dato dei vigliacchi, dei "comunisti" (sai che offesa), degli utopisti, degli ingenui: "davvero credete che possono esistere altre vie per risolvere i problemi, che non fare la guerra?". Ed invece gl'ingenui sono coloro che hanno creduto alla balla delle armi di distruzioni di massa e soprattutto che hanno creduto che una guerra ed un'invasione potessero portare la pace. La verità è che il canto ci si secca in gola, perché sapevamo di avere ragione.... e preferivamo avere torto, almeno in qualche punto. Tutti i nostri peggiori timori si sono avverati: o portiamo iella o i "non utopisti" hanno davvero capito poco di come va il mondo.
Bush ha i suoi interessi in Iraq, fa la guerra per quello.... Dire questa semplice banalità significa dire non so che "bestialità", per le menti "libere" dei nostri moderni liberali. Essere contro la politica americana è un tradimento di non si che valori. Per conto mio sono antiamericano, nel senso che osteggio non solo la politica estera americana, ma anche il sistema di valori che l'America rappresenta. Per il resto non ho particolari antipatie per la gente americana, vittime di un sistema e di un mondo opprimente e subdolo, che non si fa scrupoli a mandarli a morire per inseguire interessi economici.
Gli USA sono una delle peggiori forme di democrazia immaginabile, ma questo travalica il problema del post. Il punto è, anche se molta gente continua a guarda a questo paese come baluardo ultimo della libertà, servirebbe un atto di onestà intellettuale: ammettere che la guerra in Iraq è stata un errore. La mia posizione è ben più radicale di questa.... ma è il minimo.
Mentre noi poveri comunisti, nonviolenti, pacifisti, verdisti, utopisti (o come volete chiamarci) continuiamo a vedere la lapalissiana verità che si manifesta in forme difficilmente mistificabili, se non per menti davvero mistificate nell'anima, in Iraq sono morte almeno 100 persone, di cui almeno 60 in un eccidio nell'Università di Baghdad. Come universitario romano e ex universitario palermitano, come persona che frequenta dal 2001 delle facoltà, non posso che invocare il rispetto per quello che scuola e università rappresentano. So che è un invocazione inutile, perché questo non è un blog letto da chissà quale centinaia di migliaia di persone, ma mi sento comunque di farlo.
La sensazione d'inadeguatezza del mondo in cui vivo, rispetto alla violenza che lo circonda cresce.....
Il 2006 è stato un anno schifoso per l'Iraq, per il mondo e per tante cose. Il 2007 inizia ripercorrendo lo stesso sentiero..... Immaginiamo un modo concreto per creare qualche segnale di cambiamento di tendenza: schieriamoci contro l'allargamento della base USA a Vicenza, ma ancora di più, pretendiamo che dalle nostre basi non partano mai iniziative militari dirette e imponiamo che tutte le armi atomiche statunitensi sul nostro territorio (si parla di 90 ordigni) vengano portate via o distrutte...


L'Italia ripudia la guerra, le armi atomiche e l'esercito americano.
Landofnowhere @ 02:31 | commenti: commenti (1)(popup)
guido dixit

tanto per dire qualcosa...

Archiviato il 11/01/2007 in:
Siamo seri... non ho nulla da dire stavolta. Ho solo bisogno di scappare dai libri messi sulla scrivania. Mi chiamano, mi pretendono..... sono belli interessanti, sono quello che debbo e voglio leggere...
Intanto scappo, scrivo qui, ho letto per intero, tra ieri notte ed oggi Il cacciatore di aquiloni di Hosseini, che la Allende definisce "Un libro indimenticabile, emozionante come pochi", ed io mi chiedo che diavolo di libri legga di solito la figlia del vecchio presidente cileno. Il cacciatore di aquiloni (parola che io mi ostino a scrivere "acquiloni") è un libro scritto bene, che fluisce rapido e scorrevole come un bicchiere d'acqua. Parla di Afghanistan, a parlare è un Afghano, ma lo stile è prettamente americano. Sorvolando sulle "appena" accennate posizioni filo americane (ma compare tra le righe un accenno di contestazione alla politica di Reagan), il fatto che Spielberg si sia accaparrato i diritti del libro per farne un film non stupisce: è un libro con un intreccio, colpi di scena, trama, personaggi di maniera.... di maniera, appunto, americana. Ed è un libro che punta il dito contro l'Afghanistan comunista, contro quello dei mujahedin e contro quello dei talebani, assolvendo il resto del mondo. È un punto di vista comodo da leggere, su una poltrona occidentale, perché non parla male della tua poltrona. I cattivi sono quelli che sai che sono cattivi e vengono puniti tutti. Il protagonista non è buono, ma riesce a diventarlo, combattendo e redimendo i suoi peccati (ed è la parte più noiosa del libro).
In conclusione, non è un brutto libro.... è scritto bene, con una prosa notevole. Quando parla dell'Afghanistan è comunque molto interessante.... resta però debole e scontato di trama.... debole e scontato come certi film americani...
Torniamo a noi... Non ho di che scrivere realmente.
Bush vuole mandare altri soldati in Iraq: vuole vincere la guerra? I numeri dicono che ci sono più soldati americani morti in Iraq che vittime durante gli attentati dell'11 settembre e che quindi la guerra sia moralmente già persa. I numeri però mentono: i due fatti non sono legati se non nella propaganda, quindi l'argomento non è pertinente. Resta da capire se Bush voglia davvero vincere la guerra o prepararne un'altra. I patriot difensivi contro Siria e Iran, quanto sono difensivi? Bush dice che se lasciasse l'Iraq ora sarebbe un massacro, mà dà tempo fino a novembre al governo fantoccio iracheno per ottenere qualche risultato.... se questo non dovesse riuscire, che farà il nostro eroe americano? Ancora una volta la risposta più sensata sembra essere: dividiamo le dichiarazioni d'intenti del presidente dagli intenti veri e propri... e stiamo a guardare.
Ho perso un altro po' di tempo... quasi quasi ora provo a studiare per davvero...
incrociate le dita.

E se vi trovate in libreria davanti a Il cacciatore di aquiloni, compratelo soltanto se avete bisogno di una lettura serena e semplice, insomma se vi serve qualcosa come intrattenimento. Mi spiace per mio papà che mi ha regalato questo libro, che comunque dico ho letto in pochissime ore senza annoiarmi, ma l'arte è un'altra cosa.
Landofnowhere @ 22:08 | commenti: commenti (4)(popup)
guido dixit

nuovo lungo post simil tecnico su questioni informatiche..... ("che palle!" dirà qualcuno)

Archiviato il 10/01/2007 in:
Torniamo a parlare di Free Software. Come saprete benissimo sono da anni un ubuntuista. Ad essere sinceri però, quella che probabilmente è la migliore distribuzione, politicamente-eticamente parlando, è Debian. Dietro Ubuntu sta la Canonical, dietro Debian soltanto la comunità di Debian; Debian è una distribuzione assolutamente free software, Ubuntu invece impersona la posizione che rifiuta la differenza fra open source e software libero. La posizione di Ubuntu ha i suoi indubbi pregi: come Debian lavora con un intento politico, lavora basandosi essenzialmente su una comunità, non vende i suoi prodotti ed è assolutamente trasparente. La stessa apertura al software non libero, intesa come apertura al fatto che l'utente installi applicazioni non libere e non aperte su un sistema Ubuntu Linux con facilità, è un'importante apertura verso l'utente medio. Ubuntu, grazie al fatto di essere un derivato di Debian con dietro dei tempi di aggiornamento stretti, è attualmente la migliore alternativa sul piano Linux a Windows per ogni bravo neo utente; oltre a questo è un ottimo sistema anche per chi ne capisce. Debian resta però il progetto duro e puro.
A Palermo ho sostituito la mia Kubuntu con una Xubuntu. Come sapete Ubuntu ha distribuzioni leggermente diverse a seconda dell' x server utilizzato (x server = programma che rende il linux simile ad un windows, facendo apparire un desktop e delle icone):

Ubuntu usa gnome
Kubuntu usa kde
Xubuntu usa xfce

Quest'ultimo è il sistema meno completo, ma più leggero. Xubuntu risulta più rapido ed un minimo più complesso nella gestione rispetto agli altri. Ad ogni modo, di default xfce in Ubuntu s'installa con una visualizzazione simile a gnome, cosa che rende facile il passaggio e l'ambientarsi.
Torniamo però a parlare di Debian. Come saprete dietro ogni progetto di software libero o open source ci sta dietro una comunità di sviluppatori. Se ne capite di programmazione, potete dare il vostro contributo a produrre quei software che milioni di persone scaricano ed usano, magari maledicendovi per qualche bug che vi sarà sfuggito. Credo che, proprio per la sua attitudine hacker, la comunità di Debian sia la più vitale e quella con i progetti più ambiziosi. Navigando si trovano progetti di distribuzioni Debian su kernel Freebsd (cioè delle distribuzioni targate Debian, che usano un sistema operativo diverso da Linux) e tante altre cose.
La cosa più affascinante che ho trovato è il progetto, ancora in alto mare, di una distribuzione ufficiale Debian Hurd.
Cosa è Hurd? Quando la Free Software Foundation lanciò la sua sfida a Unix ed al software proprietario, iniziò a produrre decine e decine di applicazioni "libere", all'interno del progetto Gnu (che sta per Gnu is not Unix). Mancava però il sistema operativo. Dato che i ragazzi erano molto ambiziosi, invece che produrre un sistema come Unix, ma libero, si gettarono su un progetto ambiziosissimo ed all'avanguardia. Era tanto avveniristico che, dopo almeno un decennio (ma credo di più) il sistema operativo non è ancora pronto.... Intanto parallelamente un certo Linus Torvalds, allora semplice studente, creò per gioco un kernel libero basato su Unix, chiamandolo Linux e qualcuno affiancò le applicazioni Gnu a questo kernel, creando il sistema operativo Gnu/Linux. Il sistema a cui la FSF stava e sta lavorando si chiama Hurd... ed ora è quasi pronto (siamo in fase beta, credo) e Debian già lavora ad una distribuzione propria. Non sono un esperto di programmazione, non posso certo contribuire io.... Chi di voi però può: pensateci. Potenzialmente si tratta di collaborare alla next big thing nel mondo dei sistemi operativi.
Io intanto vi lascio, che devo studiare ;-).... vi segnalo soltanto quest'ultimo link (in inglese).

 

Landofnowhere @ 15:51 | commenti: commenti (1)(popup)
guido dixit

Archiviato il 05/01/2007 in:
Lotta.
Che vuol dire lottare?

Lottare, politicamente intendo, a partire dalla mia visione politica ovviamente, che vuol dire? Non vuol dire per forza, non deve voler dire per me, picchiare qualcuno: sarebbe poco e male.

Lottare vuol dire rischiare di sanguinare, di essere pestati, di soffrire. Lottare vuol dire essere tutt'uno, corpo e anima, res extensa e cogitans, mente, nervi, muscoli e tendini.... viscere, cuore e cervello.

Vuol dire avere un progetto, essere pronti alla Resistenza quando serve. Essere pronti alla violenza altrui, sapere tenere sempre gli occhi ed il cuore aperti. Ma anche saper pensare la rivoluzione, il cambiamento. Sognarlo, immaginarlo, volerlo, toccarlo o sfiorarlo appena....

Non vuol dire fare rinunce. Se rinunci a qualcosa, in nome di un ideale, c'è qualcosa che non va. Lottare contro se stessi, per cambiarsi e migliorare è un concetto che va preso, sì, ma con le pinze.

Si lotta in primis contro noi stessi, contro il male, il fascismo, la borghesia che albergano in noi. Ma non si lotta mai senza ascoltare ed ascoltarsi.

Si lotta contro noi stessi per imparare a riconoscersi nelle nostre azioni. Si lotta per rendere le nostre azioni conformi al nostro volere, senza mortificazioni. Lottare contro noi stessi vuol dire conoscersi, cercare almeno di farlo.

Poi viene il mondo di fuori. Il sistema, il grande Golia. E poi vengono quei pochi e poveri piccoli amici, quelli che lottano con te.

Lottare, vuol dire sapere di potersi ritrovare senza denti, in prigione, in strada come un barbone.

Lottare vuol dire saper guardare la sconfitta in faccia ogni mattina. La morte ogni sera.

Lottare vuol dire perdere tante occasioni. Ma non ti sentirai di averle perse... perché non ci avrai rinunciato: erano semplicemente altro da te.

La resistenza vuol dire non lasciare che il nemico ti abbrutisca, che ti renda come lui.

La rivoluzione vuol dire: il mondo non è più così.

Per questo non servono armi.... non mi sento di ordinare a nessuno di gettarle, mi sento solo di dire che il sistema mondo si fonda su come l'uomo produce. Noi siamo uomini, possiamo organizzarci in maniera alternativa. Giù i fucili, via i coltelli. La rivolta non è rivoluzione. La rivoluzione vuole tempo.... vuole uomini nuovi. Noi siamo ancora vecchi... dobbiamo crescere.

La lotta è l'unica via per diventare adulti per davvero; l'unica maniera per restare bambini.

La lotta è l'essenza stessa della pace che tanto cerchiamo.

La lotta non si fa in piazza, non è uno scontro con la polizia od i fasci. Si lotta ogni giorno, in tutte le scelte che fai.

Il lavoro che fai, che svolgi, unito alla maniera in cui lo svolgi, è la vera lotta.

La lotta fa paura e tu devi lottare contro la paura che genererai lottando:  la nostra società è una società dittatoriale perché è solo nella lotta che si è liberi.



perdonate il delirio.... oggi ero in serata. Primo post dell'anno, alé.....
Landofnowhere @ 01:32 | commenti: commenti (6)(popup)