guido dixit

Archiviato il 28/02/2007 in:
per l'ultima volta per un po', vi copio un articolo da Il manifesto (di ieri). Il giornale, uno dei migliori sul mercato, a mio parere, e l'unico veramente indipendente (non ha nessun editore alle spalle) passa, come sempre, una fase economica un po' dura. Se apprezzate quando vi  ripropongo, acquistate e supportate questo "mostro" unico e raro del mondo dei media.

Autogol
Rossana Rossanda

Ammesso che domani o doman l'altro passi anche al Senato, il governo Prodi bis è già spostato al centro. I dodici punti che il nostro premier ha preteso e che gli sono stati rapidamente concessi, pena il suo ritiro e lo scioglimento delle Camere, questo sono. E di questo è significativo il voto annunciato di Marco Follini. Ma è un equilibrio fragile. E non solo per i numeri, che pur qualcosa significano, ma perché è venuto in luce che quel che lo ha messo e lo tiene insieme è l'urgenza di togliere di mezzo la Casa della Libertà, non una idea condivisa del che fare per l'Italia. La stessa urgenza lo ha ricomposto adesso, a contraddizioni irrisolte.
E' un caso particolare in Europa, una coalizione di centronistra che ha bisogno di tutta la sinistra, incluso il voto dei movimenti radicali, mentre quella del centrodestra non pone limiti a destra fino alle sue forme estreme fasciste e razziste - cosa che non avviene in nessun altro paese dell'occidente europeo, tanto da produrre figure atipiche come Berlusconi o alleanze indigeste a Bruxelles come l'asse Berlusconi-Bossi. Sta di fatto che, come ha detto - non so se con qualche rincrescimento - il presidente Napolitano, non appare possibile una Grosse Koalition fra due blocchi così opposti, nessuno dei due ha voglia di andare alle elezioni (malgrado gli stramazzi, anche il Cavaliere ha i suoi problemi a tener insieme una divisa Casa della Libertà), né è maturo quel centro del quale si sente precursore Marco Follini.
E tuttavia è in fibrillazione l'arruffato bipolarismo italiano. Primo, è ricorrente l'incapacità di quella che chiamavamo la borghesia di darsi una leadership pulita almeno sotto il profilo democratico, ed è permamente la sua tentazione di ricorso a populismi come la Lega e la parte più vecchia di An. La così anomala presenza fin nelle istituzioni di personaggi fascisti viene di qui. E dopo gli anni '80 e la fine della Democrazia cristiana, i cosiddetti poteri forti più moderni occhieggiano alle ex sinistre perché siano loro a fornirgli una figura di sostituzione. Secondo, e derivato, quando le sinistre tutte riescono a unirsi è per la priorità di togliersi di torno destra o centrodestra impresentabili, rimandando il confronto sulle discriminanti non da poco che esistono fra loro. E' un rinvio possibile finché si è all'opposizione o in campagna elettorale, ma diventa impraticabile appena si è al governo, dove le scelte stringono e si è responsabili davanti alla propria base elettorale. E' quel che è successo anche nel corso della prima esperienza Prodi, e tenderà a succedere nella seconda.
I ricorrenti infarti dell'Unione non hanno origini secondarie. Malgrado il mare di personalismi, imprudenze e pochezze di cui si sono circondati per il giubilo della stampa, hanno cause molto serie. Due di esse comuni a tutta l'Europa occidentale - la pressione esercitata dalla globalizzazione liberista sul «modello europeo», o renano, o come lo si voglia chiamare, che ha presieduto dal 1945 alla strutturazione delle nostre società - e la collocazione da assumere nei confronti degli Stati Uniti una volta caduta l'Urss e finita la guerra fredda. Il terzo è del tutto italico, ed è il peso che esercita dopo il 1989 la chiesa cattolica sulla nostra scena politica.
E' su questi problemi che ogni volta affiora una rottura ed è su di essi che Prodi ha dato un giro di vite nel patto prendere-o-lasciare in dodici punti. La prima volta è stato con la finanziaria, dove la priorità data al risanamento del debito pubblico imposto dalla Banca centrale e dalla Commissione - strumenti continentali della deregulation - ha messo limiti cogenti a un riequilibrio nella distribuzione che sarebbe stato necessario alla base delle sinistre e del sindacato. Di fatto, da un lato ha significato bloccare la spesa pubblica e dall'altro non ha toccato in alcun modo le imprese, puntando su un aumento del salassato potere d'acquisto attraverso i risparmi che verrebbero dalle liberalizzazioni di settori secondari (Bersani, taxi, farmacie, eccetera) invece che da un aumento dei salari, e garantendo loro il rifinanziamento attraverso la sottrazione del Tfr ai lavoratori e l'obbligo di versarlo ai fondi pensione - operazione geniale di persuasione dei medesimi che è meglio una gallina (eventuale) domani che un uovo (sicuro) oggi. Ma lo scoglio più difficile da eludere sarà quello delle pensioni.
Paradossale, e determinato più da propensioni e idiosincrasie interne che da un ragionamento sulle tendenze effettive della scena internazionale, la collocazione dell'Italia rispetto all'amministrazione americana. Diversamente da alcuni anni fa, quando l'attacco dell'11 settembre e la risposta di Bush con la guerra all'Afghanistan e poi all'Iraq parevano obbligare il pianeta al «siamo tutti americani», l'impantanamento in Medioriente, l'aggravarsi in Iraq della guerra civile e il degradarsi crescente della questione israelo-palestinese, nonché la scelta iraniana di dotarsi del nucleare civile, hanno gettato la quotazione di Bush al livello più basso mai raggiunto da un presidente Usa. Minoritario nell'opinione e nelle elezioni del Senato e del Congresso, è la sua escalation che è messa radicalmente in causa, e le conseguenze che il Patriot Act ha avuto nella vita interna degli States e nei suoi rapporti con il resto del mondo.
E' sembrato che Massimo D'Alema, come ministro degli esteri, cercasse di disincagliarsene senza una plateale rottura - così si è mantenuto l'impegno dell'Unione sul ritiro dall'Iraq, sono state rinviate al mittente le pressioni dei sei ambasciatori e si sarebbe dovuta articolare una discontinuità dall'Afghanistan, meno facile a causa della copertura che all'impresa aveva dato a cose fatte l'Onu - ma non è chiaro, a chi è fuori dal palazzo, perché Romano Prodi abbia d'improvviso avallato la concessione di Berlusconi di una seconda base americana a Vicenza e messo come condizione al suo restare in scena il rifinanziamento della nostra presenza in Afghanistan. Alla prima non lo obbligava alcun trattato, contava solo la partecipazione a una Nato i cui compiti saranno sicuramente ridiscussi alla scadenza di Bush, e la seconda non tiene in alcun modo dei nuovi sviluppi della situazione in Afghanistan. Perché manifestare disprezzo, egli stesso e Giuliano Amato, ai pacifisti di Vicenza, i cui voti gli erano stati necessarissimi?
Ma qui si sono cumulati gli errori: perché, se il governo si è mosso con arroganza, non risulta che le sinistre in parlamento abbiano avanzato alcuna iniziativa di discussione e aggiornamento sulla situazione internazionale che forse avrebbe portato a uno scontro, ma senza la quale non era possibile neanche una mediazione su un terreno, come si diceva una volta, più avanzato. Il governo è stato per cadere all'ombra d'un Afghanistan mentre - ma pare che nessuno lo abbia notato - Karzai era oggetto dell'attacco non dei talebani ma dei signori della guerra suoi alleati, e come lui assassini di Massud, nonché, come lui, profittatori del papavero.
Con chi stiamo in Afghanistan, per quale fine concreto ci siamo, quali alleanze sosteniamo oltre che essere contro i talebani e fino a ieri - ma non sarà così domani - in zone relativamente difese dalla loro guerriglia? Ne discute mai il parlamento, ne discutono fra loro i gruppi dell'Unione, ne discutono i partiti in qualche sede? Da fuori, l'impressione è che tutto, in Italia, si riduca ai numeri della politica interna e nient'altro.
Ultimo, per quale ragione fra i dodici punti voluti da Prodi sta il ritiro di quei Dico, versione edulcorata dei Pacs, dopo che era stato raggiunto un accordo fra le parti, la cattolica Bindi e la fin troppo mitemente laica Pollastrini? Quando i Pacs sono stati votati in Francia i vescovi non erano contenti né lo era Giovanni Paolo II, ma non sono stati minacciati fulmini e saette su chi li votava, eppure è un paese cattolico - di tiepidi cattolici, tale e quale noi. I soli ferventi di ubbidienza stanno, si direbbe, nel ceto politico, che dopo il 1948 aveva rifiutato di inginocchiarsi di fronte al sacro seggio e dopo il 1989 ha ricominciato a farlo. Più oltre, che idea ha l'Unione della separazione dei poteri fra stato e chiesa, «abc» delle moderne democrazia? Ratzinger può tuonare tutti i giorni contro il governo italiano perché, differentemente da quello francese e da quello spagnolo, questo dà all'oltretevere libertà di pascolo.
E' in atto un raddrizzamento al centro del voto del 2006, cui danno fiato i grandi giornali, in primis La Repubblica e Il Corriere della Sera. Essi premono esplicitamente su Prodi perché sbarchi Rifondazione e i Comunisti italiani, convinti che questo faciliterebbe lo scioglimento del sacro vincolo della Casa della Libertà. La gazzarra che s'è levata contro Turigliatto e Rossi, e il rispettoso silenzio sul voto delle vecchie volpi Andreotti e Cossiga (tipico l'editoriale dell'abitualmente ragionante Ezio Mauro) ha superato i limiti del ridicolo, parevano due inaspettati pugnalatori della Repubblica. Chi sostituirebbe i voti di Rifondazione e Pcdi? I grandi editorialisti non si soffermano su questa piccolezza, come se Berlusconi fosse un ostacolo minore. Né su chi sostituirebbe Prodi, che non è uomo per tutte le stagioni: forse hanno già un candidato. La brusca accelerazione del Partito democratico ne è un ulteriore segnale. Quel che conta è liberarsi di ciò che resta di rappresentanza del conflitto sociale, nelle istituzioni in modo da dare en passant anche un colpo decisivo ai sindacati.
E qui viene al dunque un discorso anche fra quelli di noi, per i quali visibilità e agibilità del conflitto sociale è la sola ragione di essere faticosamente ma ancora in scena. La storia del Novecento dovrebbe averci insegnato che una sinistra classista, sia pur vagamente marxista, in Italia è sempre stata minoritaria. Siamo un paese moderato che non ha mai dato una maggioranza neppure a comunisti, socialisti e socialdemocratici tutti assieme, e che sia stato così perché i comunisti erano troppo forti, è un ragionamento che lasciamo a il Riformista. E' un fatto che, finché c'è stato, il Partito comunista ha condizionato dall'opposizione molti e decisivi sviluppi del paese, e appena si è liquefatto in meno d'una socialdemocrazia siamo precipitati in un'inedita avventura di destra.
Adesso, all'inizio del terzo millennio e in piene declamazioni liberiste, da noi le sinistre radicali arrivano sì e no al 10 per cento del voto. Sono assai più forti nella società, perché, diversamente dalla massa atomizzata, sono fortemente motivate, ma quella storia ci ha insegnato anche che non è augurabile eludere quell'esprimersi indifferenziato che è il momento elettorale, a rischio di degradare al di qua d'una democrazia formale.
Non se ne deve conseguire che la sinistra-sinistra deve operare principalmente sulla società, conoscendola, imparandone e conquistandola e badando in pari tempo che la scena istituzionale non degeneri? Essa infatti non le rappresenterà mai nella loro interezza e potenzialità ma può precluderne ogni spazio ed espressione. Anche a non prevedere facili ritorni al fascismo, a questa chiusura siamo andati molto vicini con Berlusconi.
Ne viene, mi pare, che si tratta di muoversi sui due livelli senza confonderli. Alle camere i gesti eroici del tipo «Muoia Sansone con tutti i filistei» buttano di regola nella morte di Sansone e i filistei più vispi di prima. Sia detto senza offesa per nessuno, il voto dei due ribelli di Rifondazione comunista e dei Comunisti italiani, questo è stato. Siamo andati felicemente indietro. Inutile strillare; ma la destra, ma Andreotti, ma Prodi, ma D'Alema - non siamo nati ieri. Ancora più sciocco agitare la propria luminosa coscienza. Chi vuole difendere quella in uno splendido isolamento, non si metta in politica - che è un fare collettivo, o non è. Più seccamente, in Italia una sinistra che conti va ricostruita, e credo anche altrove. La fine del secolo è passata su di noi come uno tsunami. Non ci ha distrutti. Minoranze importanti crescono. Ma minoranze. Vediamo di coltivarle invece che affogarle. Anche il lievito è minoritario rispetto alla farina. Ma se non fa crescere l'impasto che lievito è?
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guido dixit

due pezzi dal manifesto di ieri

Archiviato il 25/02/2007 in:
Il manifesto mette a disposizione tutti gli articoli di ogni edizione, a partire dallo scoccare del giorno sucessivo. Vi copio due pezzi di ieri:

Allontanamento di un trozkista
Nervi tesi nel Prc, Turigliatto accusato di aver fatto un danno al partito. Giordano: «Il suo è stato autismo istituzionale». C'è chi raccomanda attenzione ai toni e chi dice che non si può essere troppo teneri. Alla fine il senatore che ha votato contro Prodi non viene espulso ma «allontanato». Ma è lo stesso
A. Fab.
Roma -

Resiste, almeno fino alla prima conta al senato, la soluzione della crisi per la quale Rifondazione comunista ha puntato tutto: il Prodi bis. E più di ogni altro partito dell'Unione il Prc se ne rallegra, anche se il dodecalogo imposto dal professore alla coalizione sembra fatto apposta per provocare un partito già sotto pressione. E tutto lo stress delle ultime 48 ore, le telefonate e le mail degli elettori che hanno inteso che è anche colpa di Rifondazione se Prodi è cascato (ma non è proprio così) si riversano nella riunione straordinaria della direzione. Così l'ordine del giorno che è già antipatico assai - cosa fare del compagno senatore Franco Turigliatto che non ha ascoltato il partito e ha negato il suo voto a D'Alema e Prodi nel momento del bisogno - si carica di ulteriori asprezze.
Problema: come fa un partito che ha fatto della revisione critica della storia comunista la sua ragion d'essere, che negli anni con difficoltà ma anche coraggio ha tagliato i ponti con le ortodossie e persino i formulari del «vecchio Pci» e nel frattempo ha rinnovato e ringiovanito militanti e dirigenti, come fa un partito così come lo ha voluto Fausto Bertinotti ad affrontare l'eterno tema del dissenso? La soluzione non è granché innovativa: Franco Turigliatto sarà prossimamente «allontanato» dal partito, non espulso perché la formula è appunto cambiata. Ma è lo stesso. E' vero che l'articolo 52 dello statuto stabilisce che passati due anni il compagno allontanato potrà chiedere di essere re-iscritto al partito. Ma è vero anche che quello stesso articolo stabilisce che le misure disciplinari sono escluse per il dissenso politico, comunque espresso, nella vita democratica del partito.
Il nodo è questo. Il segretario Franco Giordano spiega che nel caso di Turigliatto non si è trattato di un dissenso - come espresso in aula per esempio dal senatore Giannini, che alla fine ha votato comunque in favore del governo - ma di un «autismo istituzionale». Perché Turigliatto «si è posto fuori dalla comunità» (lo dice il presidente del gruppo Russo Spena e lo hanno ratificato tutti i senatori, tranne Giannini) e perché, aggiunge Giordano, «con il suo atteggiamento ha dato un colpo all'immagine del partito e ci ha creato un danno, ha fornito l'alibi per una campagna contro di noi». E' proprio questa campagna, lo spettro del '98, che il Prc teme di più ed è per questo che ha fretta di separarsi da Turigliatto. Il quale si difende dicendo che non è lui ma la realpolitik della maggioranza del partito ad essere autoreferenziale.
Le preoccupazioni sul programma breve di Prodi affiorano soltanto nella riunione della direzione, il senatore Caprili ricorda che i numeri a palazzo Madama comunque non ci sono. E prima il capogruppo alla camere Migliore poi il sottosegretario Gianni individuano i rischi del punto 7 del deodecalogo: «Riduzione significativa della spesa pubblica». Il ministro Ferrero assicura: Prodi gli ha garantito che il programma breve non sostituisce quello lungo, il testo sacro dell'Unione.
Vota per l'allontanamento di Turigliatto Claudio Grassi, mentre Pegolo anche lui della minoranza dell'Ernesto si astiene. Raccomanda «sobrietà» nelle critiche, pur essendo favorevole al provvedimento disciplinare, Migliore: «Turigliatto appartiene a noi e non al ludibrio pubblico». Ma è proprio il più giovane, De Palma, a dire che non è il momento di essere politicamente corretti. Mentre Cannavò, capocorrente dei trotzkisti di sinistra critica, dice che il problema non è il voto di Turigliatto «ma quello di tutti gli altri a favore della guerra in Afghanistan».
I dirigenti del Prc ricordano come, visto il sistema elettorale senza preferenze, Turigliatto è stato sostanzialmente nominato senatore dal partito. Manca qualche giorno alla riunione del collegio di garanzia (giovedì, anche Cannavò e deferito e annuncia comunque che adotterà per se stesso le decisioni che saranno prese per Turigliatto), ma la decisione è presa. Anche se da ieri sera Turigliatto è un senatore del gruppo misto che ha annunciato di volersi dimettere (e potrebbe dover lasciare comunque visto il ricorso di Pannella). Il suo voto, adesso, è più un problema di Prodi che di Rifondazione.


Porte chiuse al manifesto
«Good morning, sono una giornalista del manifesto, vorrei accreditarmi alla conferenza stampa che avete organizzato alla base Ederle per presentare il progetto del Dal Molin». L'interlocutrice dall'altra parte del filo non risponde. Poi si riprende e comincia frenetiche consultazioni. Finalmente ecco «il sergente Dillon, come Matt Dillon ma io mi chiamo Ryan». Il sergente spiega che «it's not possible, non è possibile accreditarsi alla conferenza stampa perché abbiamo già ricevuto tantissime richieste». Beh, certo, quello della nuova base a Vicenza è l'argomento del giorno, ancor più alla luce delle dimissioni del governo Prodi, non si vorranno mica lasciare fuori i giornalisti? «No, certo. But... ci saranno molti giornali, anche nazionali, gli italiani potranno conoscere i nostri progetti leggendoli». Certo, ma c'è la libertà di acquistare il quotidiano che si vuole, pretendendo di leggervi le notizie più importanti: ammetterà sergente Dillon, non ci sono cittadini o lettori di serie A e lettori di serie B... «No, certo che no. Ma sa le richieste sono tante». Ma quando il premier Tony Blair faceva la sua monthly press conference c'erano 300 giornalisti e nessuno è mai rimasto fuori. «Sì, ma la sala che abbiamo attrezzato è piccola».
Via, sergente Dillon, non sarà certo un giornalista in più a far saltare l'organizzazione. E poi il concetto stesso di conferenza stampa presuppone la presenza dei membri della stampa, o no? «Certamente, però se dovessimo accettare tutti i giornalisti che ci chiederanno di intervenire...» Ah, vuol dire che è una conferenza stampa «selettiva»? Solo alcuni giornalisti scelti possono parteciparvi? «No, I didn't say that. Non ho detto questo, però...» Insomma, che si fa? Sta dicendo che il manifesto, quotidiano nazionale, non potrà partecipare alla conferenza stampa del comando americano alla base Ederle per ragioni di spazio in sala? «Le assicuro che farò il possibile per farla partecipare. Altrimenti potrei provare ad organizzarle una intervista one-to-one con il comandante. Ma non è una promessa, sia chiaro». Lo avevamo capito. Quindi lei conferma che il manifesto non può partecipare? «Beh, non c'è più posto». Manco fosse uno spettacolo teatrale... Morale della favola: due ore dopo la conversazione di cui sopra la conferenza stampa è stata annullata. Ovviamente non per le proteste del manifesto. Anche i responsabili militari americani si sono resi conto che sarebbe stato di cattivo gusto presentare il progetto della nuova base, in assenza (almeno temporanea) del governo che aveva dato l'ok alla sua realizzazione.
Orsola Casagrande
Landofnowhere @ 17:20 | commenti: commenti (5)(popup)
guido dixit

post sul blog di B.S.

Archiviato il 24/02/2007 in:
Ogni tanto succede che questa landa diventi, nei commenti di un mio post, luogo di discussione. Ringrazio - suona un po' infantile, lo so - tutti i "soliti noti" e i "nuovi", che hanno commentato. Si nota che non ci sono abituato?
Pubblicato un mio post nel sito di B.S.: andate a farci un salto.
Landofnowhere @ 18:57 | commenti: commenti (2)(popup)
guido dixit

piccola pausa alla pausa...

Archiviato il 23/02/2007 in:
12 punti:

1. Politica estera. "Rispetto degli impegni internazionali e di pace. Sostegno costante alle iniziative di politica estera e di difesa stabilite in ambito Onu ed ai nostri impegni internazionali, derivanti dall'appartenenza all'Unione Europea e all'Alleanza Atlantica, con riferimento anche al nostro attuale impegno nella missione in Afghanistan. Una incisiva azione per il sostegno e la valorizzazione del patrimonio rappresentato dalle comunità italiane all'estero".

2. Scuola e cultura. "Impegno forte per la cultura, scuola, università, ricerca e innovazione".

3. Infrastrutture e Tav. "Rapida attuazione del piano infrastrutturale e in particolare ai corridoi europei (compresa la Torino-Lione). Impegno sulla mobilità sostenibile".

4. Fonti energetiche. "Programma per l'efficienza e la diversificazione delle fonti energetiche: fonti rinnovabili e localizzazione e realizzazione rigassificatori".

5. Liberalizzazioni. "Prosecuzione dell'azione di liberalizzazioni e di tutela del cittadino consumatore nell'ambito dei servizi e delle professioni".

6. Mezzogiorno. "Attenzione permanente e impegno concreto a favore del Mezzogiorno, a partire dalla sicurezza".

7. Riduzione della spesa pubblica. "Azione concreta e immediata di riduzione significativa della spesa pubblica e della spesa legata alle attività politiche e istituzionali (costi della politica)".

8. Pensioni. "Riordino del sistema previdenziale con grande attenzione alle compatibilità finanziarie e privilegiando le pensioni basse e i giovani. Con l'impegno a reperire una quota delle risorse necessarie attraverso una razionalizzazione della spesa che passa attraverso anche l'unificazione degli enti previdenziali".

9. Politiche della famiglia. "Rilancio delle politiche a sostegno della famiglia attraverso l'estensione universale di assegni familiari più corposi e un piano concreto di aumento significativo degli asili nido".

10. Incompatibilità. "Rapida soluzione della incompatibilità tra incarichi, di governo e parlamentari, secondo le modalità già concordate".

11. Portavoce. "Il portavoce del presidente, al fine di dare maggiore coerenza alla comunicazione, assume il ruolo di portavoce dell'esecutivo".

12. Autorità del premier. "In coerenza con tale principio, per assicurare piena efficacia all'azione di governo, al presidente del Consiglio è riconosciuta l'autorità di esprimere in maniera unitaria la posizione del governo stesso in caso di contrasto



Ciò detto, io elettore di sinistra, ho votato un programma del genere? Ho votato per la Tav? Ho votato perché si stia comodi nella Nato ed in Afghanistan? Che vuol dire Impegno forte per la cultura, scuola, università, ricerca e innovazione? Che vuol dire in pratica? È una frase generica....
Mi spiace io non ho votato per una cosa del genere... rimango deluso. Che i partiti di riferimento della sinistra, invece di dirsi "soddisfatti" comincino a preoccuparsi del calo di consenso che rischiano.
Per conto mio, non sono mai stato un fan del governo... in tante cose mi sono sentito suo avversario. Oggi però mi sento trattato come una pezza... e non dimenticherò.
Landofnowhere @ 04:00 | commenti: commenti (18)(popup)
guido dixit

piccole pause, pubblicità ed aggiornamenti

Archiviato il 21/02/2007 in:
Ho dato una piccola ordinata alla sezione link di questo blog. Ho, dopo millenni di ritardo, aggiornato l'indirizzo del blog di Vanadia (amica mia, ormai quasi laureata definitivamente..... invidia), tolto dall'elenco un paio di blog che non vengono aggiornati. Ho tolto Indymedia che da mesi è in pausa di riflessione, anche se spero di rimetterlo il prima possibile. Ho anche aggiunto il link al sito della Free Software Foundation Europe, ovvero la sezione europea della Fondazione di Stallman. Se non sapete di cosa sto parlando usate wikipedia e fatevi un cultura in merito ;-). C'è ancora lavoro da fare, ma verrà fatto in seguito.

Penso che mi prenderò un po' di giorni di pausa. Ad ogni modo, massimo a Marzo mi rifarò vedere da queste parti. I contatti sfiorano i VENTIMILA, che per un sito aperto nel 2003 non vogliono dire nulla, ma in sé sono una bella cifra.

Chi proprio non può fare a meno di leggere il landarolo (ma esiste gente così folle da non potere fare a meno di me?) potrà, comunque, leggermi lo stesso. Il 24 febbraio verrà postato un mio piccolo pezzo nella sezione Rubriche di BombaSicilia (l'ho scritto ieri, non malaccio per i miei standard). Leggere i post di B.S. può essere un ottimo modo per non sentire la mancanza di questo posto. Inoltre vi ricordo che ho un sito... ci sono ancora soltanto un paio di racconti messi, ma per qualche giorno andrà bene. Potete, guarda un po', pure votare il sito così da farmi pubblicità all'interno dei meccanismo strani di Altervista.
Per finire, questo è il post 609 di questo piccolo posto.... sta diventando grande.

A presto
Landofnowhere @ 16:18 | commenti: commenti (2)(popup)
guido dixit

un altro post squisitamente pubblicitario

Archiviato il 20/02/2007 in:
Spot n.1


Stanco della solita acqua? Non ne puoi più della solita minerale, leggermente frizzante che ti propinano al supermercato? Aderisci al progetto Acqua Bene Comune e firma per la legge d'iniziativa popolare.



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Vorresti passare a Linux, ma temi problemi di incompatibilità hardware? Hai paura che la tua web camera od il tuo scanner possano non funzionare sul pinguino? Aderisci subito alla petizione del sito f2s2:

F2s2.org - Support GNU/Linux


Spot n.4


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Landofnowhere @ 12:53 | commenti: commenti (3)(popup)
guido dixit

il diritto a scendere in piazza contro l'imperialismo

Archiviato il 16/02/2007 in:

La manifestazione, sacrosanta, di Vicenza si sta caricando di significati che vanno oltre. Intanto è una manifestazione perché le comunità locali abbiano diritto di contestare, a torto od a ragione, e siano prese in considerazione nell'atto di concedere "favori" all'esercito statunitense ed in generale di iniziare grandi lavori dietro l'angolo. Dopo di che è diventato il simbolo del sacrosanto antiamericanismo, ovvero di una critica totale e radicale alla politica U.S.A., soprattutto in campo internazionale. Per finire, serve ribadire chi è che in questo paese sta a sinistra e rispedire al mittente le "allusioni" di Rutelli e Amato. In parlamento stanno facendo di tutti per delegittimare un momento di democrazia e bisogna urlare contro questa vergogna. Nessuno sconto ad un governo ed ad una maggioranza che collabora con il terrorismo di Bush.



Bisogna essere tanti, il più possibile, e ribadire la differenza con le BR, con la sinistra borghese e per ribadire il nostro essere "radicali", come un vanto. Io probabilmente non potrò andare (posso decidere fino all'ultimo momento), ma serve il numero....
Landofnowhere @ 13:39 | commenti: commenti (2)(popup)
guido dixit

pubblicità....

Archiviato il 15/02/2007 in:
Land of nowhere il sito, non questo blog, esiste già da tempo, ma è sempre rimasto inutilizzato. Con quattro studi sull'html sono arrivato al risultato che voi tutti potrete, fra un po' vedere. I contenuti non sono tantissimi, anche se c'è la mia tesi ed un po' di racconti. Di certo c'è stato da divertirsi (se sapeste che casini sistemare i frame, quando ancora volevo lavorare sui frame). Nel codice c'è ancora qualche imprecisione e W3 non mi dà l'assenso a definire il sito "ben fatto", secondo i sui standard. Alcuni errori sono proprio veniali, tipo l'uso del tag nobr, che W3 ha eliminato (se non sapete cosa è W3, andate tranquilli..). Ad ogni modo io visualizzo bene sia con Firefox che con Epiphany. Pare che con Explorer ci siano problemi di font... (colori verdi che appaiono). Non ho Explorer e non posso intervenire; ad ogni modo il sito funziona e mostra un pratico logo per scaricare Firefox ;-).

Tra un po' di giorni, ma un bel po'... rimetterò mano al codice e vedrò che si può fare per migliorare. Intanto fate una visitina
Landofnowhere @ 01:34 | commenti: commenti (3)(popup)
guido dixit

non cadere in tentazione

Archiviato il 14/02/2007 in:
(dal il manifesto di ieri)

Oggi, è scontato, la maggioranza dei giornali italiani avrà in prima pagina il ritorno del terrorismo, delle Br e di tutto il resto. Ho la massima fiducia nei magistrati che conducono l'inchiesta, anche se il blocco di cinque giorni, prima dei quali gli imputati non potranno parlare con i loro avvocati, mi sembra un peggioramento dell'antica legge Reale, che già non era uno scherzo.
Ma interroghiamoci sul serio: è possibile e credibile nell'attuale contesto un ritorno alle Brigate rosse e della stagione del terrorismo? Non lo credo affatto e, rifacendomi a un vecchio detto che è diventato un abusato luogo comune, mi viene da dire che se la stagione delle Br e del terrorismo fu una tragedia, adesso siamo alla farsa. Una farsa che può anche minacciare uccisioni, ma solo e soltanto una farsa. Il contesto politico, sociale e anche culturale, non dà più spazio a speranze o velleità di uno stravolgimento dello stato delle cose esistente con la violenza, non di massa, ma di singoli o di gruppi che non sanno più in che anno viviamo.
Quindi? Quindi bene che i magistrati abbiano bloccato (spero sia davvero così) la farsesca velleità di violenza, che poteva e può anche essere omicida, ma teniamo la testa fredda e non ci facciamo catturare dai mediocri replicanti delle Br (e anche le Brigate rosse non erano gran cosa e furono estremamente dannose all'Italia e anche a quella che allora era la classe operaia). Certo alcuni di questi presunti o velleitari terroristi sono iscritti alla Cgil o alla Fiom, ma questo non può assolutamente ledere il prestigio della Cgil o della Fiom.
Teniamo la testa fredda e non diamo credito e spazio a questi presunti replicanti e ai veri nemici di classe, che faranno di tutto e anche il contrario di tutto per far pagare a chi lavora, al mondo vario e crescente del precariato la farsa dei nuovi terroristi.
Già oggi vedremo Berlusconi e i suoi accoliti chiedere ordine e disciplina. Chiederanno che a Vicenza dovrà esser proibita la manifestazione di protesta per ragioni di sicurezza. Chiederanno e faranno di tutto per imporre un blocco a tutte le manifestazioni di protesta. Viene da dire che quel che si sta facendo negli stadi sia solo - per le destre - una anticipazione di quel che si vuol fare in tutte le piazze d'Italia.
Da parte nostra è netta la condanna, e aggiungerei il disprezzo per i presunti epigoni di una stagione lontana e sconfitta; ma ancora più forte deve essere - come si diceva una volta - la vigilanza contro tutto quel che i poteri indeboliti, ma ancora forti, tenteranno di realizzare per limitare la libertà e le lotte.
Dall'attuale governo ci aspettiamo una presa di posizione chiara e netta: dia corso - ma nel rispetto delle regole democratiche, come la magistratura sia rispettosa del garantismo - all'accertamento delle responsabilità di coloro i quali si sarebbero stoltamente ubriacati. Ma non ceda un passo all'offensiva dei tanti che chiederanno più polizia e limitazioni delle libertà e dei diritti costituzionali. Ne va della tenuta democratica di questo paese, che di partecipazione e dissenso ha un'enorme bisogno.

Valentino Parlato
Landofnowhere @ 13:52 | commenti: commenti (popup)
guido dixit

strategie delle B.R.

Archiviato il 13/02/2007 in:


Sono tornate le brigate rosse. Puntavano ad ammazzare Berlusconi, colpire giornali e media "capitalisti" nel massimo dei sensi possibili: Mediaset, Sky, Libero.
In molti saranno sdegnati e inizieranno a criticare gli estremismi di tutte le risme. Iniziano dibattiti, gente che si dissocia, ecc. ecc.
Mi chiedo però, ma sti terroristi rossi, che vogliono fare? Quali sono le loro strategie? I brigatisti, in quanto, a loro modo, comunisti all'antica mireranno alla rivoluzione. Come si arriva alla rivoluzione, ammazzando Berlusconi?

L'idea classica delle B.R. è che attaccando lo stato, lo stato borghese, esso si difenderà assumendo l'aspetto di oppressione sociale, che gli è tipica, in maniera diretta e non subdola. Se ammazzo Berlusconi, faccio saltare Libero e Mediaset, Prodi ed il suo governo cadranno immediatamente. Si farebbe un governo di larghe intese, forse, o più probabilmente si andrebbe alle elezioni: con vittoria scontata delle destre, la parte più estremista e pericolosa delle destre attuali. In un modo o nell'altro lo Stato dovrebbe, secondo questa visione, realizzare un livello di oppressione sociale tale da non lasciare al popolo altra scelta che la rivoluzione.

Si tratta di mettere in scacco il potere mistificatore del potere attuale e fare emergere la radice conflittuale del nostro sistema economico-politico. In che modo? Auspicando la totale oppressione delle classi lavoratrici.

Chi sta a sinistra, nella vera sinistra, deve prendere una precisa posizione conto le B.R., ma deve anche chiarire alla gente quali sono le strategie che stanno a fondo del fenomeno brigatista. Non basterà il classico: "né con le BR, né con lo STATO", perché è pur sempre migliore lo stato "borghese", del percorso rivoluzionario e del tipo rivoluzione che le B.R. hanno in mente.

Non abbiamo davanti folli, ma gente con piani ben precisi. Rendere evidente questa strategia, la smonta. E serve elaborare forme, altrettanto rivoluzionarie, ma radicalmente nonviolente.
Landofnowhere @ 20:43 | commenti: commenti (3)(popup)
guido dixit

foibe, negazionismo e negazionismo a metà

Archiviato il 10/02/2007 in:
"Non dobbiamo tacere, - ha detto Napolitano - assumendoci la responsabilità di aver negato o teso ad ignorare la verità per pregiudiziali ideologiche e cecità politica" il dramma del popolo giuliano-dalmata. E' stata una tragedia, ha spiegato, "rimossa per calcoli dilomatici e convenienze internazionali"

"Oggi che in Italia abbiamo posto fine ad un non giustificabile silenzio, e che siamo impegnati in Europa a riconoscere nella Slovenia un'amichevole partner e nella Croazia un nuovo candidato all'ingresso nell'Unione, dobbiamo tuttavia ripetere con forza che dovunque, in seno al popolo italiano come nei rapporti tra i popoli, parte della riconciliazione, che fermamente vogliano, è la verità. E' quello del 'Giorno del Ricordo' è precisamente un solenne impegno di ristabilimento della verità"

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano
(Fonte, Ansa)


Cosa sono le foibe? Sono cavità, grotte, con entrata a strapiombo. Dei buchi sul terreno che arrivano a profondità enormi. Esse furono utilizzate da parte dell'esercito di Tito per buttarci dentro le persone; si dice a volte anche senza averle ammazzate prima. Vi è un dibattito fra il numero di morti totale. Fonti di destra parlano di 30.000 morti ed anche di più, altre fonti smentiscono un numero così alto. Resta un immane tragedia. Si in realtà di due stragi, quella del '43 e quella del 45.
Negazionista è colui che nega che un fatto storico sia avvenuto. Negazionista era Montanelli quando negava l'uso del gas nervino in Africa, da parte dell'esercito Italiano. Potremmo dire, forzando i termini, che negazionista è anche chi copre i fatti, li nasconde, li mistifica. L'accusa che viene mossa in questi giorni è che la cultura di sinistra abbia rimosso le foibe, perché legati alle pratiche di un regime comunista. Molto probabile che ciò sia vero, anche se non posso sapere per quale motivo, in realtà, ci si è dimenticati per anni di quelle stragi (non c'ero). Ma qualunque sia il motivo, migliaia di persone hanno perso la vita in circostanze drammatiche, di violenza e soprusi e, contestualmente 250.000 persone hanno dovuto lasciare le loro case e "tornare" in Italia.
Ma se negazionismo è tutto quanto abbiamo detto, un punto di vista che non tenga conto del contesto in cui sono successi questi fatti storici, corre lo stesso rischio. Non si tratta di trovare giustificazioni, non esistono giustificazioni a comportamenti inumani, si tratta di capire; e si tratta di capire se per caso vi sono altri "morti", altri "genocidi", di cui qualcuno sta "negando" l'esistenza. Non collegare quelle stragi alle foibe sarebbe, nel caso in cui ci fossero, negarle.
La Jugoslavia ha fronte di una popolazione di 16.000.000 di abitanti ha avuto perdite per 1.500.000 di persone. E questo a causa dell'invasione Italiana, tedesca, ungherese e repubblichina. Circa 250.000 vittime, per lo più civili, sono addossabili agli italiani; fonti serbe parlano anche di 300.000. L'esercito italiano rase al suolo da solo (quindi senza contare le volte in cui collaborò con i tedeschi) 150 villaggi e costruì campi di concentramento in cui morirono migliaia di persone ed altri patirono stenti immani. A questo si debbono contare anni di italianizzazione forzata di serbi, croati ed altre etnie, nei territori dell'Istria, di Fiume e di tutti i luoghi del nord'est dove le comunità "etniche" non italiane erano numerose, se non la maggioranza.
Certo a fianco a questo, devono contare anche i soldati italiani che si unirono ai partigiani jugoslavi. E non bisogna dimenticare che dopo l'armistizio e prima dell'arrivo dei repubblichini, l'Italia abbandonò alla Germani sia le terre che aveva annesso, sia migliaia di propri soldati, che vennero deportati dai nazisti.
Sono tutte notizie che prendo da questo sito, segnalato dalla pagina "foibe" di wikipedia.

È giusto ricordare i morti ed imparare qualcosa dai loro sacrificio. Ma ciò solo a costo di farlo con posizioni non faziose e non come arma politica.
Nessun italiano, eccetto tal Maresciallo Rodolfo Graziani, ha mai pagato per i crimini di guerra commessi. L'Italia ha sempre negato l'estradizione.... ed ai 250.000 morti in Jugoslavia, sono da sommare, in questo caso, tutti quelli avvenuti negli anni delle "gloriose" imprese coloniali (500.000 morti solo in Etiopia, in appena 5 anni di occupazione). Molti di questi criminali hanno svolto ruoli importanti sia in apparati statali che nei partiti (M.S.I.). Si potrebbe fare polemica, ma usare i morti di 60 anni fa, per fare polemica sull'oggi mi pare squallido. Come è squallido aver dimenticato le foibe ed è squallido continuare a dimenticare le violenze che l'Italia fascista perpetuò in Jugoslavia. Ed è squallidissimo parlare dei primi e non avere il coraggio di nominare i secondi contestualmente.
Landofnowhere @ 23:20 | commenti: commenti (2)(popup)
guido dixit

il mio codice html

Archiviato il 09/02/2007 in:
oggi per gioco ho scritto una pagina html da 0, ovvero scrivendo direttamente il codice. Divertentissimo... ovviamente è venuta fuori una pagina a sfondo bianco con su scritto quattro cazzate... ma son contento lo stesso. Non è la prima pagina html che faccio attenzione.... ma stavolta invece di usare programmi "visivi" ho scritto direttamente il codice:

<html>

<head>

<title> pagina di prova </title>

</head>

<body>

<blink>testo ad muzzum...</blink>

</body>
</html>


[quella che vedete sopra è la mia seconda pagina web scritta direttamente dal codice.... fate la prova, copiate nel vostro editor di testo (il block notes di windows, non usate office) questi codici, salvate in formate html ed aprite  il file con il vostro browser.]

Voi direte, Guido, tutto qui?????? Beh, a parte che ho scritto qualcosa di ben più complicato di quello che leggete sopra...... ma mi sento figo le stesso....

Poi mi pare di aver capito che il codice html che sto studiando (il 3), sia superato perché c'è il 4. Inoltre c'è anche l'xhtml......
Ma ripeto: mi sento figo lo stesso.
Landofnowhere @ 23:37 | commenti: commenti (5)(popup)
guido dixit

The Battle for Wesnoth

Archiviato il 08/02/2007 in:



Chi ha detto che su Linux non ci sono giochi? Ecco a voi The Battle for Wesnoth..... Gioco a metà strada fra D&D e The Age of Empires (almeno il primo, mitico Age). La grafica è buona, anche se non si lascia andare in eccessive raffinatezze..... Giocando però ci si diverte, ed è quello che conta.






Altra sorpresa, è un gioco assoluta mente Libero, rilasciato sotto Gpl... ovvero qualcosa di ancora più radicale dell'OpenSource.
Se avete Linux avrete i vostri modi per installarlo..... Ma il gioco gira anche su Windows e Mac OsX.

Per l'ultima edizione in inglese per windows cliccate qua.
Per la stessa cosa, ma per Mac OsX cliccate qua.

Se cercate sul web troverete anche le versioni in italiano. Se invece volete usarlo su un altro sistema operativo (Openbsd, Amiga, ecc.): andate a questa pagina.

Buon divertimento....
Landofnowhere @ 13:39 | commenti: commenti (2)(popup)
guido dixit

Behind blue eyes

Archiviato il 06/02/2007 in:
No one knows what it's like

To be the bad man

To be the sad man

Behind blue eyes



No one knows what it's like

To be hated

To be fated

To telling only lies



But my dreams

They aren't as empty

As my conscience seems to be



I have hours, only lonely

My love is vengeance

That's never free



No one knows what it's like

To feel these feelings

Like I do

And I blame you



No one bites back as hard

On their anger

None of my pain and woe

Can show through



But my dreams

They aren't as empty

As my conscience seems to be



I have hours, only lonely

My love is vengeance

That's never free



When my fist clenches, crack it open

Before I use it and lose my cool

When I smile, tell me some bad news

Before I laugh and act like a fool



If I swallow anything evil

Put your finger down my throat

If I shiver, please give me a blanket

Keep me warm, let me wear your coat



No one knows what it's like

To be the bad man

To be the sad man

Behind blue eyes




THE WHO

(e non sparate che è una canzone dei Limp Bizkit.... quella è solo una pessima cover)

(intanto Xmms ha fatto partire Allison dei Pixies... eh eh)
Landofnowhere @ 15:39 | commenti: commenti (popup)
guido dixit

dubbi da scrittore e certezze politiche

Archiviato il 05/02/2007 in:
Si alza lentamente dal letto, arranca verso il portatile, lo accende ed attende. Inizia a caricare Grub e subito dopo tocca al kernel. Appare la schermata "Ubuntu", carica velocemente ed appare il log in. Nome e password e via, spunta rapidamente il desktop di Gnome e il sistema è pronto. Applicazioni, ufficio, Abiword. Un sistema operativo gratuito, le applicazioni da ufficio annesse perfettamente funzionanti.... non male. Ora si tratta di scrivere. "Tocca al tuo pezzo", gli hanno detto. C'è qualcosa da dire, oggi?
Il sonno, la noia si frappongono fra la volontà ed il cervello... le idee latitano, le dita sono ferme. Forte è la tentazione di andare a naufragare su internet.
Un anno fa era facile scrivere. C'era un governo con scritto sulla fronte: "sono contro di voi, brutti pacifisiti, nonviolenti, comunisti o come cazzo volete farvi chiamare". L'anno scorso gli era facile scrivere. Ora il governo è super giù lo stesso, ma non si sente libero di dire tutto, tutto quello che gli passa per la testa. Il governo è di centro sinistra, se spari contro.... chi sei? Sei un radicale senza speranza, un estremista, un alienato dalla società.
"Ma magari sono tutto questo, perché no?". Alza il telefono e chiama:

"Massimo?"
"Uhé, Enzo, come va?"
"Mah, va... tu?"
"Alla grande, come sempre"
"Che dice il partito?"
"Il partito? Beh, non so.... Sai siamo sempre lì, lì per scinderci. Poi però sai.. Come si fa?"
"Ma il casino quando lo farete?"
"Il casino... boh Enzo, che vuoi... E poi che cazzo! Tu che stai facendo?"
"Niente"
"E perché parli, allora?"
"Almeno io non sono al governo"
"E, facile tu.... neanche io sono al governo, che ti credi"
"Secondo te io che credo?"
"Sei uno stronzo! Non è facile, la politica non è facile"
"Non è neanche così difficile"
"Va boh, senti ho riunione tra un'ora devo andare"
"A presto, compagno Massimo"
"Ciao, stronzo."

"Siamo in un periodo in cui la coscienza di classe è autentica solo quando sta a letto a piangere, mi sa".
Si getta sul divano, accende la tv, un nano pelato sbraita: "I comunisti al governo.... queste leggi bolsceviche..... questo regime....."
"Che bello, esiste ancora qualche utopista che crede ai comunisti" . Si guarda allo specchio.....: "Ma forse ci credo anch'io... anche se non stanno mica al potere".
Torna al pc...
Titolo: "Cronache sinistroidi in un regime fascista, malamente mascherato in socialdemocrazia".......

C'era una volta tanto tempo fa, in un mondo lontano e remoto, una piccola Repubblica fascista, dove le gente credeva di essere libera. E qualcuno si lamentava pure di essere sotto un regime comunista.....
Landofnowhere @ 02:12 | commenti: commenti (4)(popup)