l'Italia che tende a unirsi a riformarsi e ripartire, così come la vogliono i vari Veltroni e Berlusconi; che cerca stabilità e governabilità; che vuole un sistema politico e sindacale più semplice; che vuole "sicurezza" e "serenità"; è in realtà un covo di violenza e di contraddizioni reali che di essa sono la genesi. I giovani non hanno futuro, non hanno speranza di un lavoro stabile, il concetto di "famiglia" è attaccato dalle politiche del lavoro spinte dalle stesse forze che si ergono a paladine della "famiglia" (e, vuoi o non vuoi, la famiglia è ancora un obiettivo fondamentale per la maggior parte dei giovani italiani). Siamo molto più poveri rispetto a 10 anni fa. Colpa dell'euro? Dei rom? Delle tasse? Dei lavavetri? I tg ci infiammano sempre su nuovi argomenti, quando la risposta potremmo semplicemente cercarla nella fine delle lotte sociali. Un tempo gli stipendi erano legati all'inflazione, ora non più e nessuno (o quasi) si arrabbia per questo. Un tempo non esistevano forme di sfruttamento legalizzato così estreme come tutte quelle previste dalla legge 30 (e prima ancora dal pacchetto Treu). Ma l'indignazione sale quando si parla male della legge 30, perché colui che l'ha scritta (in parte) è stato ucciso vigliaccamente dalle B.R. e nessuno nota quanto la stessa legge sia responsabile delle morti sul lavoro. Con questo non voglio di certo appoggiare le B.R., ma dichiarare infame una legge ed infami tutti i politici che si son lavati la bocca in campagna elettorale con l'imperativo di "superare la precarietà". La precarietà va abolita e subito!!
La fame, la mancanza di prospettiva genera rancore, desiderio di odio... Meglio oscurare, come hanno fatto, le grandi manifestazioni di base che puntano il dito sui problemi della nostra società... certo, meglio oscurare: poi però la presunta unità del paese va a farsi benedire quando un poliziotto sbaglia e ammazza un tifoso e in Italia si scatena una "caccia allo sbirro". Così come ieri c'era la caccia al Rom (con la differenza che Forza Nuova stavolta non farà uno cartello con scritto "UN ITALIANO UCCISO DAI POLIZIOTTI") e domani ci sarà la caccia al No Global, magari per le strade di Genova.
C'è rabbia nel paese, perché c'è rancore... Il rancore non è mai un sentimento utile, non è coscienza, non è spirito costruttivo. I peggiori fascismi nascono dal rancore. Ma il rancore si genera all'interno di una sovrastruttura culturale che occulta con il suo veltroniano buonismo le violenze economico-politiche fatte alla povera gente. La violenza occultata non è per questo meno sentita: e la reazione è sempre imprevedibile (e guai a alimentarla, come fa la Lega).
E noi a sinistra che capiamo fin troppo bene che sta succedendo, scontiamo il silenzio impostoci dall'alto, le nostre incapacità organizzative, le nostre divisioni, il nostro essere "leggeri". E non capiamo che tutto ciò ci rende anche un po' colpevoli di quello che succede, perché non sappiamo stare con la gente che sta male, non sappiamo capire con loro perché sta male (al massimo facciamo a lezioncina), non sappiamo organizzarci con loro per fare qualcosa di nuovo.
La televisione, che non guardo, anche oggi darà la sua immagine di un paese infondo unito e solidale, un paese che non c'è.
(il titolo del post non ha nessun riferimento al titolo del blog ;-) )
La fame, la mancanza di prospettiva genera rancore, desiderio di odio... Meglio oscurare, come hanno fatto, le grandi manifestazioni di base che puntano il dito sui problemi della nostra società... certo, meglio oscurare: poi però la presunta unità del paese va a farsi benedire quando un poliziotto sbaglia e ammazza un tifoso e in Italia si scatena una "caccia allo sbirro". Così come ieri c'era la caccia al Rom (con la differenza che Forza Nuova stavolta non farà uno cartello con scritto "UN ITALIANO UCCISO DAI POLIZIOTTI") e domani ci sarà la caccia al No Global, magari per le strade di Genova.
C'è rabbia nel paese, perché c'è rancore... Il rancore non è mai un sentimento utile, non è coscienza, non è spirito costruttivo. I peggiori fascismi nascono dal rancore. Ma il rancore si genera all'interno di una sovrastruttura culturale che occulta con il suo veltroniano buonismo le violenze economico-politiche fatte alla povera gente. La violenza occultata non è per questo meno sentita: e la reazione è sempre imprevedibile (e guai a alimentarla, come fa la Lega).
E noi a sinistra che capiamo fin troppo bene che sta succedendo, scontiamo il silenzio impostoci dall'alto, le nostre incapacità organizzative, le nostre divisioni, il nostro essere "leggeri". E non capiamo che tutto ciò ci rende anche un po' colpevoli di quello che succede, perché non sappiamo stare con la gente che sta male, non sappiamo capire con loro perché sta male (al massimo facciamo a lezioncina), non sappiamo organizzarci con loro per fare qualcosa di nuovo.
La televisione, che non guardo, anche oggi darà la sua immagine di un paese infondo unito e solidale, un paese che non c'è.
(il titolo del post non ha nessun riferimento al titolo del blog ;-) )


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