Archiviato il 21/08/2008 in:
Copio una "lettera" molto bella inviata al "manifesto" e pubblicata ieri. Buona lettura...
P.S.
Le vacanze siciliane stanno finendo, il 28 sono a Roma (amici avvisati)
Sciopero per la dignità e il lavoro
P.S.
Le vacanze siciliane stanno finendo, il 28 sono a Roma (amici avvisati)
Sciopero per la dignità e il lavoro
Cari compagni del manifesto, vi scrivo dopo aver letto la triste storia di Alj Juburi, detenuto iracheno che si è lasciato morire di stenti nell'ospedale dell'Aquila solo perché voleva un lavoro. Dimenticato. Come mi sento io qui, detenuto nel reclusorio di Fossombrone, e per questo in sciopero della fame dal 14 giugno scorso. Sono in carcere da marzo del '93, condannato a 30 anni per un reato di cui mi sento corresponsabile anche se non partecipai personalmente. All'epoca avevo 24 anni, una moglie, un figlio, una bella famiglia. Ora ne ho 41, ho passato già 17 anni in carcere mantenendo sempre, come si dice, una buona condotta. Con i provvedimenti della liberazione anticipata e l'indulto mi rimangono da scontare 8 anni e mezzo. Potrei usufruire dei permessi premio o della semilibertà avendo superato i due terzi di pena ma in queste condizioni non me lo posso permettere: non voglio uscire di galera per andare a mangiare alla Caritas o a frugare nei cassonetti. Anche se mi trovo qua non sono atto a delinquere e non ho frequentato la famosa «scuola» interna. Ho sempre lavorato e non ho mai chiesto sconti, se una cosa non me la posso permettere non la desidero.
Fino a giugno 2006 ero rinchiuso nella c.r. di Porto Azzurro dove usufruivo dei permessi premio e dell'articolo 21 esterno come idraulico alle dipendenze dell'amministrazione penitenziaria, sia all'interno che all'esterno dell'istituto con regolare stipendio, uscendo di sabato per fare volontariato, tagliare l'erba e pulire le spiagge. Mi stavo ricostruendo una vita. Poi senza ragione sono stato trasferito. Qui a Fossombrone non vi è la possibilità di lavorare, è un carcere dimenticato, ancora con una mentalità punitiva. Sempre chiusi, senza attività interne, non c'è altro da fare che stare sdraiati sul letto e uscire dalla popria cella per l'ora d'aria. Ogni tanto ti passano 3 posate da pic nic e 3 rotoli di carta igienica. Se vuoi tenerti pulito, il resto lo devi acquistare al sopravvitto e se non hai una famiglia che pensi a te o un lavoro puoi arrangiarti fino a un certo punto, poi scoppi. Ho fatto varie istanze per essere trasferito in altri istituti dove c'è la possibilità di un lavoro, ma non sono state accettate e a molte non hanno neanche risposto. Il primo sciopero delle fame per il trasferimento in un'altra struttura l'ho iniziato a febbraio scorso, da 80 ero arrivato a 55 chili e stavano per ricoverarmi. L'ho smesso il 12 maggio dopo essere stato rassicurato che mi avrebbero messo a lavorare ma dopo un mese mi sono accorto che mi avevano preso in giro. E il 14 giugno ho ripreso, mio malgrado, lo sciopero. Questa volta convinto di arrivare fino in fondo. Qui nelle Marche non vi è un garante dei detenuti, ascoltando Radio radicale ho saputo che nessun politico è venuto nelle carceri della regione per la manifestazione di ferragosto. A Fossombrone i detenuti non sanno neanche cosa sia l'associazione Antigone; non sembra di essere in Italia e nel 2008, ma di vivere negli anni '60 in una sezione speciale. La mia storia è questa. Se succederà il peggio vorrei che scriveste che non cercavo la libertà ma la dignità di un lavoro per non far parte di quei detenuti che, finita la pena, vengono buttati per strada, per rientrare poco dopo e far parte delle varie statistiche. Un saluto sincero,
Angelo Forcellini,
Carcere di Fossombrone (Pu)
Fino a giugno 2006 ero rinchiuso nella c.r. di Porto Azzurro dove usufruivo dei permessi premio e dell'articolo 21 esterno come idraulico alle dipendenze dell'amministrazione penitenziaria, sia all'interno che all'esterno dell'istituto con regolare stipendio, uscendo di sabato per fare volontariato, tagliare l'erba e pulire le spiagge. Mi stavo ricostruendo una vita. Poi senza ragione sono stato trasferito. Qui a Fossombrone non vi è la possibilità di lavorare, è un carcere dimenticato, ancora con una mentalità punitiva. Sempre chiusi, senza attività interne, non c'è altro da fare che stare sdraiati sul letto e uscire dalla popria cella per l'ora d'aria. Ogni tanto ti passano 3 posate da pic nic e 3 rotoli di carta igienica. Se vuoi tenerti pulito, il resto lo devi acquistare al sopravvitto e se non hai una famiglia che pensi a te o un lavoro puoi arrangiarti fino a un certo punto, poi scoppi. Ho fatto varie istanze per essere trasferito in altri istituti dove c'è la possibilità di un lavoro, ma non sono state accettate e a molte non hanno neanche risposto. Il primo sciopero delle fame per il trasferimento in un'altra struttura l'ho iniziato a febbraio scorso, da 80 ero arrivato a 55 chili e stavano per ricoverarmi. L'ho smesso il 12 maggio dopo essere stato rassicurato che mi avrebbero messo a lavorare ma dopo un mese mi sono accorto che mi avevano preso in giro. E il 14 giugno ho ripreso, mio malgrado, lo sciopero. Questa volta convinto di arrivare fino in fondo. Qui nelle Marche non vi è un garante dei detenuti, ascoltando Radio radicale ho saputo che nessun politico è venuto nelle carceri della regione per la manifestazione di ferragosto. A Fossombrone i detenuti non sanno neanche cosa sia l'associazione Antigone; non sembra di essere in Italia e nel 2008, ma di vivere negli anni '60 in una sezione speciale. La mia storia è questa. Se succederà il peggio vorrei che scriveste che non cercavo la libertà ma la dignità di un lavoro per non far parte di quei detenuti che, finita la pena, vengono buttati per strada, per rientrare poco dopo e far parte delle varie statistiche. Un saluto sincero,
Angelo Forcellini,
Carcere di Fossombrone (Pu)
Landofnowhere @ 20:58 | commenti: commenti (1)(popup)


Ubuntu






